martedì 2 ottobre 2018

ITALIA & ECONOMIA Ue e Italia sempre più lontante. Aleggia il fantasma «Italexit»


Andrea Colombo– Il MANIFESTO
03 Ottobre 2018

Non è un caso se il presidente della commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi, esponente dell’ala più antieuropea della Lega, in mattinata si confessa certo che «l’Italia con una sua moneta, sarebbe in grado di risolvere i suoi problemi anche se non tutti». E tanto meno se poco dopo il presidente del consiglio si sente in obbligo di correggere e rassicurare: «L’euro è la nostra moneta ed è irrinunciabile». La preoccupazione che attanaglia in questo momento i massimi rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee, dal Quirinale all’Eurotower, è proprio questa: l’uscita dell’Italia dalla moneta unica. Forse si tratta di paure esagerate e catastrofiste, certo è che per una volta parlare di «tempesta perfetta» non è solo una frase fatta. Gli elementi infatti ci sono tutti.

PRIMA DI TUTTO C’È l’impossibilità per la Commissione europea di arretrare dalla posizione di rigida fermezza adottata lunedì in Lussemburgo. A impedirlo non è la forza ma l’estrema fragilità di un’Unione che teme di vedere tutto crollare come un castello di carte ove permettesse all’Italia di sfidare le regole impunemente. Ed è una posizione sulla quale si ritrovano non solo la Commissione ma di fatto l’intera Ecofin, l’assemblea dei ministri delle Finanze, inclusi i Paesi «sovranisti» che sulla carta sono più vicini al governo giallo-verde. Ieri è stato infatti proprio il ministro austriaco Hartwig Loeger, presidente di turno dell’Ecofin, a chiudere ogni spiraglio al governo di Roma: «Siamo una famiglia e abbiamo regole comuni. Mi aspetto che ora Tria sia pronto a rafforzare la discussione a livello italiano». Traduzione: Ecofin, come la Commissione, si aspetta che il ministro dell’economia Giovanni Tria convinca i partner della maggioranza gialloverde ad abbassare quell’asticella del deficit al 2,4% che si è ormai caricata di una deflagrante valenza politica.

MA PROPRIO QUESTO è il secondo elemento che compone la tempesta in arrivo: l’indisponibilità del governo italiano ad arretrare. Ieri sera il premier Giuseppe Conte, Tria, il ministro degli esteri Enzo Moavero e i due vicepremier si sono riuniti in un vertice per definire un Def che è ancora del tutto ballerino. Impresa difficile, tanto che il vertice sugli investimenti che doveva iniziare subito dopo è stato rinviato. Ma non sembrano esserci gli estremi per un ripensamento. «Il governo è compatto e non arretriamo», va giù duro Luigi Di Maio, che rincara di brutta prendendo di mira il ragioniere generale dello Stato Daniele Franco: «Deve preparare la nota di aggiornamento su impulso dei politici». Deve scrivere sotto dettatura. Parole che certo non distendono i nervi a via XX settembre. Salvini, dal canto suo, minaccia di chiedere i danni per l’impennata dello spread dovuta alle dichiarazioni di Moscovici di lunedì e se ne esce con una battuta micidiale riferita al presidente della Commissione Juncker e al suo paragone tra Italia e Grecia: «Parlo solo con persone sobrie che non fanno paragoni assurdi».
A rincarare ci pensa Alessandro Di Battista, tacciando i funzionari di Bruxelles di essere «schiavi dell’alcol e di Goldman Sachs». Non è il massimo della diplomazia.

IL TERZO ELEMENTO è lo spread. Ieri ha infranto la barriera dei 300 punti, poi è sceso ma solo per decollare di nuovo e chiudere a 304. Potrà continuare a oscillare ma, in presenza di uno scontro così duro tra Roma e Bruxelles, è inevitabile che viaggi nelle zone alte e attenda lì, condizionandolo, il verdetto della quattro agenzie di rating atteso per fine mese. Se fosse un downgrade unanime l’Italia si troverebbe a un solo gradino dai «titoli junk», cioè dal bivio tra commissariamento e uscita dall’euro. Ma, in una situazione così tesa, il rischio di un secondo downgrade a poche settimane di distanza dall’eventuale primo colpo è concreto.

PER EVITARE LA TEMPESTA il Quirinale ha due possibilità. La prima è riuscire a convincere i governanti ad abbassare sensibilmente il deficit. Sarebbe un passo risolutivo ma anche una sconfitta esiziale per il governo. Il secondo, meno improbabile, è convincere i due leader di maggioranza a spostare risorse dal reddito e dall’intervento sulla Fornero agli «investimenti produttivi». Per questo è necessario reperire coperture in modo da non finanziare le due riforme a debito.
E’ tornata in campo l’idea di «tassare» chi dovesse andare in pensione prima dei 67 anni decurtando la pensione dell’1,5% per ogni anno conquistato e soprattutto l’ipotesi di intervenire pesantemente sulle detrazioni fiscali. Della manovra hanno parlato ieri pomeriggio il presidente del Parlamento europeo Tajani e il ministro Savona, che però, a fine incontro, non si sbottona: «Cambierà la manovra? Troppo presto».

ITALIA & ECONOMIA Spread sfonda 300 punti, rendimenti decennali al top dal 2014. Borsa piatta


C. Di Cristofaro e A.Fontana– Il sole 24 ore
03 Ottobre 2018

Lo scontro verbale tra Roma e Bruxelles sui saldi di bilancio italiani e sulla tenuta dei conti pubblici tiene alta la tensione sui Btp e su Piazza Affari che tuttavia, anche grazie alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Conte (euro definito «irrinunciabile») ha recuperato nel pomeriggio chiudendo in calo contenuto. 
Il FTSE MIB, che in mattinata ha toccato i minimi da 17mesi scivolando del 2%, ha chiuso le contrattazioni con un calo dello 0,23%. La risalita è stata guidata dai rialzi di Atlantia (+2,3%) e delle utility ma anche dal dietrofront di Stmicroelectron (+2,2%) grazie alla vivacità dei tecnologici, Intel in primis, a Wall Street. Anche Fiat Chrysler Automobiles, piegata in mattinata dalle immatricolazioni italiane, ha guadagnato lo 0,37% dopo i dati sulle vendite Usa di settembre (+15% rispetto allo stesso mese 2017). Male Pirelli & C (-2,7%) e molti finanziari a cominciare da Unipol e da Banco Bpm. Continua la caduta di Tim (-2%) ormai a un soffio dai minimi storici toccati nell'estate 2013. Nel resto d'Europa indici piegati dai titoli industriali, dai retailer e dalle banche. Madrid la peggiore (-0,9%). In rosso gli altri indici.

Wall Street in risalita con Intel protagonista 
Wall Street è positiva nell'S&P500 ma l'indice Dow Jones sta allungando il passo trainato da Intel, Boeing e Apple. Piatta Amazon, che intende aumentare il salario minimo ai dipendenti Usa, giù Pepsi nell'ultimo giorno in azienda del ceo Indra Nooyi. Il gruppo delle bevande ha mostrato ricavi e utili sopra le stime dopo tre trimestri in calo.  

A Milano giù le banche, Tim verso minimo storico
I titoli bancari sono rimasti sotto pressione, dopo la debacle della mattinata con una raffica di sospensioni in asta di volatilità. In avvio il Banco Bpm era andato subito in asta con un calo del 5%, per poi rientrare e limitare le perdite all'2% circa. Intorno al 2% anche la flessione di Ubi Banc e di Unicredit, mentre Intesa Sanpaolo e Mediobanca hanno registrato cali contenuti. Fuori dal listino principale, pesanti Monte dei Paschi e Credito Valtellinese. 
Tra i titoli peggiori Telecom Italia che già ieri aveva perso il 5% per il taglio di rating di Barclays e oggi cede altri tre punti percentuali dopo che la società ha precisato ieri che l`impegno di cassa per il pagamento delle frequenze 5G è limitato nel 2018-21. Il titolo viaggia sotto i 49 centesimi per azione. Chiusura in recupero per Fiat Chrysler Automobiles nonostante il forte calo delle immatricolazioni a settembre (-40% su un mercato in flessione del 25%): nel pomeriggio sono arrivate le statistiche sulle immatricolazioni di settembre negli Stati Uniti (+15%) grazie all'andamento da record di Jeep e Ram.

Riscatto delle utility. Nuovo tonfo di Astaldi: -60% in tre giorni
Il riscatto delle utility, che ha riguardato tutto il settore anche in Europa, e' stato guidato da Snam e A2a(+1,2% per entrambe) e accompagnato dal +0,6% Enel e dal +0,5% di Italgas. Anche se le perdite si sono via via ridotte, tant'è che a fine seduta il Ftse Italia Banche ha ceduto l'1,17%, tutti i principali istituti sono rimasti in rosso sotto il peso dell'andamento negativo dei titoli di Stato: Intesa Sanpaolo ha comunque limitato il passivo allo 0,3% e Mediobanca allo 0,4%. In calo dell'1,2% Prysmian che oggi ha annunciato un contratto da 125 milioni di euro per l'interconnessione tra Creta e il Pelopponeso. Fuori dal Ftse Mib altro ko per Astaldi all'indomani del taglio di rating da parte di Fitch: le azioni del gruppo di costruzioni hanno perso un altro 28%. In tre sedute le quotazioni sono scese di oltre il 60%. Giu' del 12,4% Fiera Milano. Nel resto d'Europa Madrid ha chiuso a -1,08%, Francoforte ha perso lo 0,4%, Parigi lo 0,7% e Londra lo 0,28%.

Euro recupera da 1,15 dollari ma resta caso Italia
Euro sotto pressione a causa delle tensioni sulla manovra italiana. Il cambio euro/dollaro questa mattina si è avvicinato a una importante soglia di supporto in area 1,15/1,1530, sui minimi da fine agosto. La moneta unica ha poi recuperato terreno chiudendo a 1,156. A pesare sono state le critiche giunte ieri dal presidente della Commissione europea, Juncker, e dai commissari Moscovici e Dombrovskis. In particolare, Juncker ha parlato del rischio di trattamenti speciali che potrebbero portare alla fine dell'euro. Nonostante il ministro Di Maio abbia rassicurato stamattina che non ci sia alcuna volontà di uscire dall'euro, il nervosismo si è accentuato con le parole del consigliere economico della Lega, Claudio Borghi, che ha fatto riecheggiare sui mercati lo spettro di una fuoriscita dall’euro, affermando che «l’Italia avrebbe risolto i suoi problemi se avesse avuto la propria valuta». Poco dopo, lo stesso Borghi ha precisato che non esiste un piano di uscita dall'euro. E da Lussemburgo è arrivata oggi una nuova dichiarazione di Pierre Moscovici, dai toni meno forti: «L’Italia è al cuore dell’Europa ed è nell’interesse di tutti avere una Italia forte, una Eurozona forte e un euro forte: gli italiani sono attaccati all’euro perché li protegge, non alimentiamo pensieri» di uscita dall’euro.

Ripiega il petrolio dopo i record della vigilia
Prezzi del greggio in calo, dopo la seduta record di ieri. Il Brent ieri ha superato gli 85 dollari al barile e oggi è tornato sotto questa soglia. I primi sondaggi hanno evidenziato un aumento della produzione Opec nel mese di settembre. Gli operatori restano focalizzati sui timori di un forte calo dell’export iraniano difficilmente compensabile nel breve termine. La prossima resistenza, fanno notare gli analisti di Mps Capital Services, si colloca intorno agli 88 dollari al barile, livello potenzialmente raggiungibile con i dati Eia su scorte e produzione di greggio Usa in pubblicazione domani.

ITALIA & REGIMA Avvenire e manifesto sfrattati dalla biblioteca, al confino all’Urp


Adriana Pollice – Il manifesto
03 Ottobre 2018

Nessuna censura», «la biblioteca è un servizio pubblico, all’interno si legge, però il taglio deve essere quello culturale, non quello partitico-politico». Anna Maria Cisint, la sindaca leghista di Monfalcone (Go), pasticcia gli argomenti, attribuisce ai giornali più venduti un’indipendenza che il suo capo Salvini tutti i giorni nega e sbeffeggia, si spericola fino a scambiare la Conferenza episcopale per un partito politico. Ma alla fine non arretra: i quotidiani Avvenire e il manifesto resteranno comunque fuori dalla biblioteca comunale.
Ieri il maldestro caso di censura leghista è approdato in parlamento, dopo gli articoli del Piccolo, dei giornali nazionali, della Fnsi, di Art. 21 e il giudizio severo dello scrittore Claudio Magris. Leu e Pd hanno presentato ben tre interrogazioni parlamentari fra camera e senato, rispettivamente al ministro Salvini e il presidente Conte. Nicola Fratoianni (Leu) chiede che « ai cittadini di Monfalcone sia garantita la fruibilità dei due quotidiani presso la biblioteca comunale e con quali strumenti» il ministro «intenda garantire il libero accesso ad un’informazione plurale impedendo qualsiasi atteggiamento da parte della pubblica amministrazione volto alla censura». Cosa hanno in comune i due giornali, se non un punto di vista non allineato sulla vicenda dei migranti? «Evidentemente il giornale “comunista” e l’organo della Cei devono fare tanta ma tanta paura», continua Fratoianni, «se si arriva pure al loro boicottaggio. Non c’è limite al ridicolo, ma tutto deve avere un limite di decenza: ci auguriamo che nelle prossime ore la zelante sindaca receda da questa scelta». Per le dem Debora Serracchiani e Tatjana Rojc «questa violazione ripetuta della nostra Carta deve cessare», tanto più che la sindaca non è nuova a levate d’ingegno, «ieri impedendo ai bambini, bengalesi in prevalenza, di andare a scuola causa il tetto fissato dal Comune alla presenza di bimbi immigrati nelle classi e oggi impedendo la lettura di due quotidiani che rappresentano storicamente punti di vista molto diversi ma comunque non omologati».
La sindaca però tira dritto. Interpellata dall’agenzia Ansa spiega di aver depennato i due quotidiani per la «razionalizzazione delle spese». Ma non è vero: gli abbonamenti sono stati ripristinati grazie a una colletta dei cittadini che hanno raccolto 561 euro. Intervistata anche dal Tg Regionale nega qualsiasi «violazione» e alla fine annuncia: «Per tagliare la testa al toro, e anche per capire qual è il vero interesse», i due giornali «da domani (oggi, ndr) saranno disponibile nella sala del palazzo comunale presso l’Ufficio relazioni con il pubblico».
Che c’entra l’Urp? Così come imperscrutabile – ma anche spassosa – era la scusa del giorno prima: la sindaca ha dirottato i due quotidiani dalla biblioteca alla casa per anziani. Dove però negli ultimi giorni avevano smesso pure di arrivare: non si trovava più chi li portasse. Adesso i due giornali resteranno nella sede del Comune, in un ufficio di solito non adibito alla lettura. Per questo forse in pochi ne chiederanno la consultazione e finirà che la sindaca ne trarrà argomenti a proprio favore.
La storia bordeggia il ridicolo se non fosse terribilmente seria. «Cisint non è una zarina e non può decidere a suo piacimento ciò che è lecito o meno leggere in uno spazio pubblico», sbotta l’eurodeputata Pd Isabella De Monte, è «l’ennesimo episodio di disprezzo delle libertà e dei diritti con cui alcuni comuni della nostra regione governati dal centrodestra a trazione leghista ci consegnano alla ribalta nazionale».

ITALIA & REGIME Salvini buttafuori a Napoli «Via irregolari e campi rom»

Adriana Pollice – Il manifesto
03 Ottobre 2018

«Chiedete a Saviano, a Boldrini, ai campioni dell’immigrazione fuori controllo»: il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, commentava così ieri la notizia dell’arresto del sindaco di Riace, Mimmo Lucano. E ancora: «Vado avanti chiudendo i porti, facendo risparmiare agli italiani e agli immigrati perbene soldi e tempo».
SONO LE 9 DI MATTINA e il leader leghista piomba nel rione napoletano del Vasto, alle 11 c’è il Comitato per l’ordine e la sicurezza in prefettura dedicato alla baby criminalità e ai clan, ma prima il ministro si concede una passeggiata nella parrocchia del Buon consiglio in via Milano. Dei tanti quartieri difficili, ha scelto quello dove stanno fiorendo sedi di FdI e Noi con Salvini, dove il Comitato Vasto da due anni organizza la rivolta dei residenti contro i migranti, un problema talmente grande da non lasciare al comitato il tempo di denunciare i clan che impongono lo spaccio, il pizzo e il commercio di merce contraffatta.
La zona insomma è propizia per applausi, cori («Matteo aiutaci!») e persino selfie con i migranti. Il ministro si affaccia dal balcone della parrocchia e poi promette: «Mi impegno a portare cento uomini delle forze dell’ordine a Napoli per controllare via per via, palazzo per palazzo. Al Vasto siamo già scesi da mille a 600 richiedenti asilo, l’obiettivo è arrivare a zero irregolari. Tornerò quando avrò riportato un po’ di ordine aumentando i controlli, gli allontanamenti, sgomberando le case occupate».
SE AL VASTO SONO STATI concentrati 950 migranti nei Cas, il 75% del totale in città, è perché la prefettura, che dipende dal Viminale, ha autorizzato la loro apertura in grandi alberghi riconvertiti, un affare più volte denunciato dagli stessi migranti. «Salvini è venuto nella stessa strada dove ad agosto due ragazzi bianchi hanno sparato senza motivo a un ragazzo senegalese e non ha detto una parola – racconta Ahmed, del Movimento migranti e rifugiati, che vive in zona 
Il suo decreto è un regalo alle mafie: distrugge il modello Spar per favorire le speculazioni dei Cas, crea un esercito di irregolari pronti per essere sfruttati. Vuole più sicurezza? Si impegni per diritti, lavoro e sanità per tutti». Giulio Riccio lavora alla Les, che gestisce uno Sprar al Vasto: «Le pratiche per le regolarizzazioni stanno subendo nuovi ritardi e crescono gli abusi. Aumenteranno i senza fissa dimora stranieri in virtù di norme incostituzionali».
A via Toledo, intanto, c’erano gli attivisti partenopei. Lunedì sera sono stati affissi nel centro storico i manifesti con il coro intonato a Pontida nel 2009: «Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani», in basso la firma «Napoli non dimentica». In strada ieri i cartelli erano per Mimmo Lucano e contro il governo («Lega ladrona, dove sono i 49 milioni») mentre i migranti intonavano «Tout le monde odia Salvinì». Almeno in 500 hanno cercato di raggiungere la prefettura infilandosi nei vicoli dei Quartieri spagnoli per aggirare lo spiegamento di poliziotti e camionette, ma le forze dell’ordine hanno reso l’area inespugnabile. Si sono comunque avvicinati dal lato di Chiaia per intonare «Mariuo’» (ladro ndr) all’indirizzo di Salvini con tanto di lancio di monetine in stile Craxi.
AL TERMINE DEL COMITATO, il leader leghista fa il punto: «Su 538 richieste di asilo esaminate negli ultimi due mesi quelle accolte sono 8. Vuol dire che veniva dato vitto e alloggio a un esercito che la guerra ce la portava a Napoli. Con l’operazione Scuole sicure ci sono 250mila euro per videosorveglianza e polizia. Cancelleremo la camorra, ai genitori di ragazzi che spacciano va tolta la potestà sui figli». Sugli sgomberi: «Ho detto al sindaco di indicarmi un quartiere e da lì si parte con la bonifica». E sui rom: «Spero di arrivare a zero campi». Il sindaco Luigi de Magistris attacca Salvini: «Ha alimentato il conflitto tra poveri. Ho chiesto più forze dell’ordine, di liberarci dalle gabbie normative per assumere poliziotti municipali, maestre ed educatori. Non abbiamo avuto risposte ma ascolto». La replica: «Al tavolo dice una cosa e poi ne dichiara un’altra. Inserirò le sue richieste nel decreto sicurezza»

ITALIA & REGIME Di Maio e Sibilia attaccano duro, garantista Fico e l’ala sinistra M5s

La marionetta Di Maio


Redazione – Il manifesto
03 Ottobre 2018

«Evitiamo di enfatizzare dei modelli quando poi finiscono arrestati». Il vicepresidente Luigi Di Maio prova a rincorrere il collega Salvini nel commentare l’arresto del sindaco di Locri, fautore di un modello di accoglienza che da sempre divide i 5 stelle. Di Maio vuole allontanare i sospetti di una magistratura compiacente ai desiderata gialloverdi: «Quello che non accetto è che si accusi lo Stato, il governo» che nella sua lingua sono la stessa cosa non da ieri.
«Questa è un’inchiesta della magistratura e mai come in questo momento a capo del Csm non c’è uno vicino a noi». Trattiene a stento l’esultanza il sottosegretario all’interno Carlo Sibilia che ricorda le parole che aveva pronunciato quest’estate proprio contro il sindaco: «Zero fondi per Riace. Abbiamo deciso di ridurre a zero la speculazione sull’accoglienza. Per Riace non ci sono coperture e il nostro governo si è posto l’obiettivo di eliminare i finanziamenti a pioggia in tema di politiche migratorie». Era il 6 agosto, nel corso di una visita in Calabria in cui non aveva voluto incontrare Lucano. «Oggi, dopo l’arresto nell’ambito dell’operazione Xenia, sono più comprensibili. Il sistema dell’accoglienza targato Pd ha creato più indagati che integrati».
L’ala sinistra del Movimento incassa il colpo basso. «Tutti sono tenuti a rispettare la legge. Anche Mimmo Lucano. Se non lo ha fatto, ha sbagliato», dice l’europarlamentare Laura Ferrara. «Nella sua figura era racchiuso un modello di accoglienza possibile e praticabile, da emulare e riproporre in diversi altri contesti territoriali. Questa responsabilità avrebbe dovuto indurlo ad essere ancor più zelante nella gestione dell’accoglienza» ammette. «Oggi purtroppo emergono molti dubbi sul modello Riace». Esibitamente garantista invece la posizione del presidente della Camera Roberto Fico: «Quando inizierà il processo ci sarà il dibattimento e si arriverà a una verità. Al momento non c’è».

ITALIA & RESISTENZA A Riace per una manifestazione in difesa del sindaco dell’accoglienza


Claudio Dionesalvi – Il manifesto
03 Ottobre 2018

Appuntamento per sabato, alle 15, a Riace. Arriveranno da tutte le parti in sostegno al sindaco Mimmo Lucano per ribadire che la solidarietà non può essere un reato. Scenderanno in piazza a migliaia, provenienti da tutto il mezzogiorno. Ma pullman e mezzi privati si muoveranno anche dalla Toscana, dal Veneto ed altre regioni. Promettono di esserci, anche volti noti dei media, come i giornalisti Gad Lerner e Sandro Ruotolo. Per Lerner «il mandato di arresto per il sindaco di Riace è uno schiaffo in faccia a chi pratica il dovere dell’accoglienza e conferma la pulsione fascistoide di cui sta cadendo preda il nostro paese». Dal canto suo Ruotolo non ha dubbi: «Arresto ingiusto. Io so che accogliere un essere umano non può essere un reato. Io so che Mimmo Lucano è una persona perbene. Non si arresta una speranza». Decisa anche la presa di posizione dell’attore Beppe Fiorello: «Qualcuno si porterà sulla coscienza la vita di un uomo straordinario. Io so che Mimmo non sopporterà questa vergogna, ora cerco parole per difenderlo, ma mi rendo conto che non va più difeso. Va amato come lui ama il prossimo».
«Un’esemplare vicenda di accoglienza raccontata in una fiction “congelata” diventa prosa giudiziaria. Anche Artur Schindler violò la legge per salvare persone. Io mi fido di Mimmo Lucano», così Paride Leporace, presidente della Basilicata Film Commission, che da ieri mattina, appresa la notizia dell’arresto di Lucano, si è attivato per convogliare le sensibilità del mondo del cinema e dello spettacolo. Gli fa eco don Luigi Ciotti, fondatore di Libera: «Se Mimmo ha imboccato delle scorciatoie, lo ha fatto per eccesso di generosità. Nessun tornaconto personale, nessun potere da prendere, ma solo il desiderio di sostenere la speranza di persone fragili, garantendo loro un futuro migliore».
Già in moto, intanto, l’ingranaggio organizzativo dell’Usb, mentre Cgil Calabria, Anpi, Arci, Articolo 21, Potere al Popolo, Prc, Link Unical, Libera, promettono una mobilitazione massiccia e rilanciano: «Il modello Riace e la sua “utopia della normalità” – spiegano in una nota – testimoniano che l’integrazione non è un miraggio e che l’accoglienza di emergenza può essere trasformata in programmi di inclusione durevoli, rivitalizzando l’economia di una comunità minacciata dallo spopolamento».
Saranno in tanti a partire da Cosenza, dove ieri sera si è tenuto un affollato presidio di protesta sotto la prefettura. L’associazione Seminaria, il Centro contro la violenza sulle donne «Roberta Lanzino» e la «Terra di Piero» stanno organizzando dei pullman. Molto impegnata anche l’area antagonista dei centri sociali «Rialzo» e «Sparrow» e del comitato Prendocasa che proprio in questi giorni stanno lanciando la mobilitazione cittadina e regionale contro gli imminenti sgomberi delle case occupate. Tra i promotori della manifestazione di sabato, la storica emittente comunitaria Radio Ciroma. Per bocca del suo portavoce, Francesco Febbraio, è curiosa di vedere «quale sarà la reazione del governo giallo-verde a questa prima manifestazione di aperto dissenso e netta contrapposizione alle sue politiche. Blinderanno le piazze?».

ITALIA & REGIME Mario Oliverio, presidente della Regione Calabria: «Un modello vincente, per questo dà fastidio»


Carlo Lania – Il manifesto
03 Ottobre 2018


«Vedrete finirà tutto in una bolla di sapone. Conosco bene Mimmo Lucano e sono sicuro che saprà dimostrare la sua innocenza. La verità e che il modello Riace fa paura a chi vuole solo alimentare le paure della gente» Mario Oliverio è appena sceso dalla scaletta dell’aereo al termine di un viaggio istituzionale in Canada e Stati uniti quando apprende dell’arresto del sindaco di Riace. In passato il presidente della Regione Calabria si è più volte schierato in difesa di Lucano e dell’esperienza vissuta nel piccolo paese rinato grazie alla presenza dei migranti.

Governatore è sorpreso per le accuse rivolte a Lucano?
Certamente. Non ho ancora avuto modo di approfondire e quindi non conosco il merito delle contestazioni, conosco però Lucano e so bene chi è: una persona che ha speso la sua vita per gli ultimi, per dare dignità a uomini, donne e bambini che hanno attraversato il Mediterraneo per approdare in Calabria o in altre parti del nostro Paese. Lucano è un uomo che ha sacrificato tutto per questa causa, una persona onesta che vive in una condizione di povertà. Ma conosco anche Riace. La conoscevo prima, quando era un paese svuotato con un patrimonio edilizio lasciato nell’abbandono e nel quale erano rimasti pochi anziani. Oggi invece Riace ha trovato nuova vita grazie alla coesistenza tra diverse etnie, ma anche i giovani del paese hanno trovato un lavoro e quindi la possibilità di rimanere, di non dover scappare.

I reati più gravi sono caduti, ma a Lucano viene ancora contestato il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di aver dato appalti in affidamento diretto.
Non so a cosa si riferisca il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Lucano avrebbe organizzato finti matrimoni per garantire la permanenza in Italia di uno o più migranti.
Che tutto questo possa essere assunto come una pratica di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina mi pare una forzatura, anche se Mimmo è visto come un punto di riferimento per affrontare anche problemi di una dimensione più privata. E’ una persona che si fa carico delle questioni e che lavora per dare risposte, è il suo modo di fare.

Va bene, però se davvero ha organizzato finti matrimoni avrebbe commesso un reato, a prescindere dai motivi che possono averlo spinto.
Guardi per come lo conosco, e credo di conoscerlo anche nella dimensione più interiore, non credo che Mimmo sia un soggetto che ricorre a questi espedienti in modo sistematico, alla ricerca di vie di fuga oppure per aggirare l’ostacolo. Comunque vedremo in concreto cosa gli viene contestato.

In passato non sono mancati gli attacchi al modello Riace. Perché fa tanta paura?
Perché rappresenta una risposta concreta al fenomeno dell’immigrazione. A Riace bisogna andarci per capire di cosa stiamo parlando: persone di etnia diversa, disperati che nella nostra terra hanno ritrovato un motivo per stare insieme e costruirsi una vita e una famiglia, avere un lavoro. E’ un modello affermato di integrazione che non a caso è riconosciuto a livello internazionale. E’ chiaro che fa paura a chi invece propina altre strade come il respingimento dei migranti o alimenta le paure della gente.

Il ministro Salvini ha subito attaccato Lucano e quanti lo sostengono.
Non a caso. Salvini parla senza nemmeno andare lì a constare la realtà di Riace. E non a caso una fiction che è stata prodotta nel luglio del 2017 per la Rai è stata bloccata.

Dopo questa inchiesta il modello Riace è finito?
Il modello Riace non può finire e non finirà. Intanto perché sono sicuro che Lucano saprà dimostrare la sua estraneità alle contestazioni che gli vengono rivolte. Ma anche perché Riace è un modello consolidato che vivrà oltre ognuno di noi e anche oltre Lucano. La sua forza è proprio questa, di aver costruito un modello che vivrà oltre lui.