giovedì 27 settembre 2018

ITALIA/ECONOMIA Sanità senza soldi e medici senza contratto: in piazza a ottobre

Massimo Franchi – Il manifesto
28 settembre ’18


È il capitolo più dimenticato della manovra. Di sanità non parla nessuno. E solo dopo l’annuncio dello sciopero dei medici – senza contratto da quasi 9 anni – il ministro Grillo ha deciso di pronunciarla con una promessa che dovrà trovare conferma.
Al mattino infatti è arrivato l’annuncio dei sindacati: una o più giornate di sciopero, manifestazione e sit-in sotto parlamento e sedi delle regioni. «La situazione è preoccupante e ci ha portato a interrompere le trattative al tavolo per il rinnovo del contratto. Proclamiamo lo stato di agitazione, verranno individuate giornate di sciopero, che potrebbero essere più di una, a ottobre», annuncia il segretario dell’Anaao Assomed Carlo Palermo.
Risorse, contratto e assunzioni, sono tre le richieste che arrivano dai medici. «Per garantire l’indennità di esclusività servono 60 milioni di euro, mentre per garantire il rinnovo del contratto dei medici, fermo dal 2010, servono 500 milioni di euro, che erano già stati previsti e inseriti nella manovra dello scorso anno», spiega Andrea Filippi, segretario della Fp Cgil medici. «Ad oggi non ci sono risorse per garantire un aumento del 3,48% dello stipendio dei medici dirigenti, come per tutti gli altri dipendenti pubblici» che hanno rinnovato in quest’ultimo anno. Per questo motivo era stato proclamato uno sciopero alcuni mesi fa, poi revocato. «Nel frattempo – prosegue Filippi – abbiamo portato avanti responsabilmente un tavolo tecnico con l’Aran, avendo la convinzione che si sarebbero trovate anche per noi risorse per garantire il 3,48% ma ad oggi non ci sono. Le regioni dichiarano di non averle accantonate».
Proprio le regioni vengono accusate di creano «un conflitto tra utenza e chi deve garantire il servizio che è ormai una vecchia storia»: in pratica accusano i medici «se danno soldi a noi, loro non possono garantire i Lea (i Livelli essenziali di assistenza, ndr). È una politica scandalosa», attacca Filippi.
Col blocco del turn over del 2004 e con la norma – mai modificata – che impone un taglio dell’1,4 per cento alla spesa ogni anno, i medici del Ssn sono calati di almeno 20mila unità passando da 160 a 140mila medici e dirigenti sanitari (psicologi, biologi, ecc..). Senza considerare il boom del precariato.
Al pomeriggio arriva la risposta-promessa del ministro Giulia Grillo. «Mi sto battendo per avere più risorse possibili per la sanità pubblica». «Per l’anno 2019, il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario standard a cui concorre lo Stato sarà incrementato di un miliardo rispetto alle disponibilità del 2018».
Ma il rischio è quello di una «promessa finta, di un gioco delle tre carte», accusano i sindacati. «Il governo Gentiloni aveva già stanziato un miliardo in più sul 2018. Se la ministra Grillo, finora molto disponibile nei nostri confronti, si riferisce ad un miliardo in più rispetto al 2017 significa che non ci sarà nessun aumento e che i soldi per il rinnovo del nostro contratto continueranno a mancare», chiude Filippi.

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