mercoledì 1 agosto 2018

LAVORO Anche il turismo si ribella: no ai voucher

Presidio a Roma, davanti alla sede del Parlamento, per protestare contro la reintroduzione dei buoni lavoro. "Il ricorso ai ticket – spiegano i sindacati del settore – avrebbe come effetto la produzione di nuove forme di irregolarità e precarietà"

Redazione Rassegna sindacale
02 Agosto 2018


Anche il mondo del turismo dice no ai voucher. Si è tenuto oggi (mercoledì 1° agosto) a Roma, davanti alla sede del Parlamento, il sit-in promosso dalle federazioni del settore (Filcams, Fisascat e Uiltucs) per protestare contro la reintroduzione dei buoni lavoro. “Il ricorso ai voucher – sottolineano i tre sindacati – avrebbe come effetto la produzione di nuove forme di irregolarità e di precarizzazione dei rapporti di lavoro in un mercato già fortemente condizionato dalla stagionalità”.
Il 2 agosto a Roma la Cgil lancia il flashmob #NoVoucher. Giovedì nuovo appuntamento nella capitale, alle ore 11, in piazza della Rotonda davanti al Pantheon. La confederazione spiega così la scelta di proseguire la protesta: "Dopo cinque giorni di presidio a Montecitorio, insieme ai lavoratori delle categorie, saremo ancora in piazza per chiedere ai parlamentari di avere il coraggio di stare dalla parte giusta".
Nei giorni scorsi le sigle del turismo, in una nota congiunta trasmessa al ministro del Lavoro Luigi Di Maio e ai presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, hanno evidenziato il ruolo della contrattazione nazionale di settore che “da decenni si misura con le esigenze di flessibilità delle imprese, individuando diverse soluzioni negoziali condivise e utili a rispondere alle problematiche di una domanda in larga parte condizionata da una strutturale stagionalità”.
“La contrattazione nazionale del turismo – spiega la nota unitaria – ha individuato da anni strumenti di flessibilità prevedendo il lavoro extra e di surroga, che consente di poter assumere lavoratori con contratti della durata massima di tre giorni, l'apprendistato in cicli stagionali per giovani fino a 29 anni, contratti a tempo determinato stagionale e somministrazione di lavoro a tempo determinato”. La flessibilità, spiegano i sindacati, è contrattata anche sull'organizzazione del lavoro, con la possibilità di ricorrere al part time anche di 15 ore settimanali con clausole elastiche, nonché al part time weekend della durata di otto ore settimanali, oltre alla possibile gestione di orari multiperiodali funzionali ai picchi di attività in tutti i periodi dell'anno..

ITALIA La politica piegata a tutto

Alfonso Gianni, Il manifesto
02 Agosto 2018


Ci si potrebbe domandare come mai un provvedimento così blando, come il decreto sul lavoro, abbia potuto incontrare tale e tanta opposizione dalle forze padronali, da trasformarsi da «Waterloo del precariato» in «tripudio dei voucher».
La politica e tantomeno l’economia non spiegano tutto. È forse il caso di rivolgersi anche alla psicologia cognitiva. Recentemente la prestigiosa rivista Science ha pubblicato un originale studio partendo dalla seguente domanda: «come definireste un puntino blu?». Ai partecipanti all’esperimento sono stati mostrati centinaia di puntini il cui colore variava dalle tonalità del viola a quelle del blu scurissimo. Ognuno doveva riconoscere il puntino blu. Diminuendo il numero dei medesimi le stesse persone al contrario dichiaravano l’esistenza di un numero maggiore di puntini blu.
In sostanza tendevano a classificare come blu ciò che non lo era. Un fenomeno di concept creep, di estensione strisciante del concetto. Ovvero meno punti blu ci sono più se ne vedono. Il fenomeno pare tanto più evidente quando l’elemento che viene diminuito ha per gli osservatori una valenza negativa.
Se ora sostituissimo ai puntini blu i diritti dei lavoratori – e non è la sola analogia in campo sociale che si potrebbe fare, si pensi al tema dei migranti ad esempio – e scegliessimo tra i partecipanti all’esperimento prevalentemente datori di lavoro e loro sostenitori, otterremmo che più si diminuiscono i diritti e più quei pochi che sopravvivono diventano un problema insopportabile, ben al di là della loro reale consistenza. È esattamente il processo cui abbiamo assistito in queste settimane. Contro il titubante e pasticciato decreto Di Maio si è scatenata una canea reazionaria impressionante, di cui il giornale della Confindustria ha dato accurato e quotidiano spazio, a dimostrazione che la linea di tolleranza verso i diritti minimali nel mondo del lavoro ha subito un repentino e violento arretramento. Ed è questo il frutto avvelenato di poche settimane di governo fasciostellato. Che del resto ha trovato ben scarsa opposizione davanti a sé. Sia per la preponderanza dei numeri, sia per la modesta consistenza qualitativa di quest’ultima. Anzi, se questo governo ha potuto sfondare sui voucher è perché Gentiloni cancellò con il famoso decreto il referendum abrogativo. Così non fosse stato e se quel referendum che aveva più che ottime probabilità di successo si fosse tenuto, non sarebbe stato possibile, o quantomeno assai più dubbio, riproporre di lì a poco la stessa normativa.
Non bastano le cifre fornite l’altro ieri dall’Istat che certificano a giugno lo splafonamento per più di centomila unità del tetto di tre milioni di contratti a termine, né la crescita della disoccupazione generale ufficiale (quasi all’11%) inferiore di almeno due punti a quella reale, neppure di quella giovanile (al 32,6%), né di un tasso di occupazione tra i più bassi in Europa, a fronte di 18 miliardi di euro gettati negli ingranaggi mangiasoldi delle imprese.
A tutto ciò si aggiunge il rapporto Svimez di ieri, che ci dà il senso pieno della drammaticità della condizione del nostro Mezzogiorno. Nel 2019 è previsto un forte rallentamento dell’economia meridionale: se il Nord può sperare in un incremento del Pil di appena l’1,2%, il Sud non andrà oltre lo 0,7. Il nostro Sud non è tutto uguale, ma le regioni che stavano male vanno ancora peggio.
Gli investimenti fissi lordi si sono fermati e la spesa pubblica in dieci anni è scesa al Sud del 7,1%. La desertificazione dell’ attività economica e della vita civile.
Nel 2017 ci sono stati meno nati, i giovani se possono scappano, in 16 anni se ne sono andati 1 milione e 883mila residenti. La povertà cresce, chi lavora è un working poor, perché le retribuzioni fanno schifo e il precariato dilagante le peggiora.
Sui voucher Adriano Giannola, presidente dello Svimez, a domanda risponde che questi strumenti al Sud non fanno che aggravare la situazione «Non è cambiando le modalità contrattuali che si crea lavoro». Ma questo non trattiene il M5stelle dal sostenerli, malgrado la prevalenza meridionale del proprio elettorato, mentre Salvini si fa bello con le imprese del Nord (e non solo). Infatti l’obiettivo del governo è ben altro. Non unicamente quello di seppellire nuovamente l’articolo 18 (l’emendamento è stato respinto dalla maggioranza). Che motivo ci sarebbe infatti ad estendere i voucher anche al turismo dal momento che in quel settore le norme contrattuali prevedono già una gamma ampia di flessibilità? Uno solo: i voucher sono il piede di porco per fare saltare il contratto nazionale di lavoro, obiettivo perseguito da anni da parte del nostro padronato che con questo governo spera di portarlo a casa.
Vogliono un paese no union, malgrado la moderazione dei nostri sindacati. Altro che governo di destra che fa cose di sinistra.

Lavoro Rota (Fai Cisl): «Il governo estende l’uso dei voucher e rimette i lavoratori in schiavitù»


Decreto dignità. Intervista al segretario dei lavoratori agricoli della Fai-Cisl: "Questo decreto è figlio di uno scambio con la Lega e non ha nulla di coerente con la linea politica di questo movimento che si batte per la legalità e la stabilità nel lavoro"

Roberto Ciccarelli, Il manuifesto
02 Agosto 2018


Onofrio Rota, segretario Fai-Cisl, siete mobilitati con i lavoratori agricoli della Flai-Cgil e della Uila-Uil, le categorie del turismo e del lavoro pubblico, contro l’estensione dei voucher prevista dal decreto dignità. Come giudica un provvedimento che vuole lottare contro il precariato e introduce i voucher?
Di dignità questo decreto ha ben poco se lo applichiamo al lavoro agricolo. L’estensione, e non la reintroduzione come erroneamente si dice, dei voucher offrirà al caporalato uno strumento per eludere la legge 199. I voucher possono diventare uno strumento che tutela chi delinque. Le aziende serie e produttive, la maggioranza, avranno a che fare con una concorrenza sleale o pratiche illegali di chi non teme sanzioni perché, al massimo, subirà delle multe. Il decreto scarica inoltre la responsabilità dell’autocertificazione sul lavoratore: toccherà a lui dimostrare di essere studente casalinga o pensionato. Si sta capovolgendo ogni schema per gestire in maniera trasparente il mondo del lavoro agricolo.

Sostenete che i voucher siano il «salvacondotto per il lavoro nero». Le aziende dicono invece che faranno emergere il lavoro nero. Qual è la differenza?
Sono la copertura al lavoro nero, di certo non lo fanno emergere. Il governo sta modificando la legge esistente portando da tre a dieci giorni il tempo di utilizzo del voucher dopo la comunicazione all’Inps. In questo modo dà la possibilità di spalmare in questo arco di tempo le 4 ore di lavoro minime previste, facendo venir meno il compenso minimo giornaliero previsto. In caso di ispezione questo permette di esibire il voucher e attestare la regolarità del lavoratore, in quel momento. Tutte le altre ore di lavoro saranno al nero. E, quando non ci saranno le ispezioni, tutto il lavoro sarà al nero. Il voucher non sarà nemmeno usato.

Il ministro dell’agricoltura Centinaio (Lega) ha detto che i voucher gli sono stati chiesti dalle imprese e dai lavoratori e che voi vivete nel «paleozoico». Cosa risponde? 
Se Centinaio avesse letto il contratto nazionale del lavoro agricolo avrebbe avuto l’opportunità di comprendere quanta innovazione contiene. Chi conosce il settore sa benissimo che si può lavorare a ora, a chiamata, anche per un solo giorno. Esiste già una flessibilità estrema, ma tutelata nel lavoro subordinato. E i voucher non servono al di là dell’uso già previsto dalla legge. Se una famiglia chiede a uno studente di fare due ore di ripetizioni al figlio, va bene. Se ha bisogno di un lavoro di giardinaggio il voucher è utile per garantire l’assicurazione e un minimo di trasparenza. L’atteggiamento di Centinaio mi lascia stupefatto. Invece di parlare di voucher mi piacerebbe parlare con lui su come fare emergere 300 mila lavoratori in nero, sui circa un milione di impiegati nel settore. Se prima avevano una speranza di uscirne, con la reintroduzione dei voucher saranno rimessi in schiavitù.

Come giudica il Movimento Cinque Stelle, che l’anno scorso ha sostenuto la battaglia contro i voucher e oggi, al governo, li estende?
Hanno appreso la logica della politica. Questo decreto è figlio di uno scambio con la Lega e non ha nulla di coerente con la linea politica di questo movimento che si batte per la legalità, la stabilità nel lavoro, il rafforzamento dei diritti in un mondo precario che non offre opportunità ai giovani. Sapevamo che la Lega era a favore dei voucher, ma ci ha lasciato stupiti il cambiamento dei Cinque Stelle.

Di Maio ha sostenuto ieri in un intervento alla Camera che i voucher non produrranno abusi e che, alla Camera, il decreto «è migliorato ancora». Cosa risponde?
Non sono d’accordo, contro gli abusi garanzie non se ne vedono. Noi non siamo contrari ai voucher in generale, siamo contrari all’uso tossico che sostituisce il lavoro buono con quello cattivo. E questo è il caso.

Il decreto in ogni caso passerà. Voi cosa farete?
Unitariamente abbiamo deciso di continuare la protesta andando da settembre nelle piazze e facendo capire ai cittadini che i voucher sono strumenti tossici, lo spiegheremo nelle assemblee in tutto il paese.

EONOMIA E LAVORO No Articolo 18, Sì voucher: la logica del decreto dignità


Decreto dignità. Alla Camera respinto un emendamento di Liberi e Uguali che ripristinava un diritto cancellato dal Jobs Act. «No» di M5S al ritorno dell’art. 18. Il Pd attacca. La replica: «Ipocriti, avete massacrato il lavoro». LeU: «Un'occasione persa per ridare veramente dignità ai lavoratori». Oggi al Pantheon a Roma, alle 11, continua la protesta dei sindacati contro l'estensione dei voucher in agricoltura e nel turismo, previsto il flash mob della Cgil «No Voucher»

Roberto Ciccarelli, Il manuifesto
02 Agosto 2018


Un emendamento di Liberi e Uguali (LeU) al decreto dignità che intendeva ripristinare l’articolo 18 è stato bocciato ieri alla Camera con 317 no, 191 astensioni e i soli 13 voti a favore della pattuglia di deputati della sinistra. Il voto contrario del Movimento 5 Stelle contro il ripristino di un diritto cancellato dal Jobs Act ha creato una polemica in gran parte strumentale tra le forze politiche che stanno discutendo un provvedimento in cui la maggioranza penta-leghista ha deciso di aumentare gli indennizzi per i licenziamenti illegittimi, restando nel solco tracciato da Renzi.
PER CAPIRE LA POLEMICA va raccontato il contesto in cui è avvenuta. In campagna elettorale, e anche prima, i Cinque Stelle avevano promesso di abolire il Jobs Act. L’alleanza con la Lega non lo permette, anche se i pentastellati sembrano annunciare altri provvedimenti dove il tema sarà ripreso. Salvini e padroni del Nord-Est permettendo. Ciò che colpisce in questo gioco di veti incrociati, dove ad avere la peggio è la linea dei Cinque Stelle (abolire la «Buona Scuola», abolire il Jobs Act: un ricordo), è il cedimento sui voucher estesi in agricoltura e nel turismo. Una norma che è l’opposto della promessa «Waterloo del precariato», annunciata dal vicepremier e poliedrico ministro del lavoro e dello sviluppo, Luigi Di Maio, il quale pensa alla stretta sui contratti a termine e sta sottovalutando gli effetti dei nuovi voucher fortemente voluti dalla Lega, contestatissimi da tutti sindacati da giorni in piazza. La Cgil oggi terrà un flash-mob di protesta al Pantheon e valuta il ritorno al referendum. Solo l’anno scorso la sua consultazione era stata appoggiata dai Cinque Stelle in funzione anti-Pd.
MENTRE LE PARTI si rovesciano, ieri il Pd ha attaccato i Cinque Stelle per il voto contrario sull’articolo 18. Si è replicata la schermaglia dell’altro ieri su un singolare emendamento copia e incolla sul «reddito di cittadinanza» presentato da Forza Italia e bocciato perché, come rilevato dal presidente Fico, estraneo alla discussione sulle causali dopo 12 mesi, i rinnovi e la durata dei contratti a termine. Sarà oggetto di un prossimo provvedimento. Le schermaglie, e la confusione, sul decreto dignità allora torneranno alla millesima potenza. «Fa piacere vedere che il super ministro Di Maio, dopo aver annunciato un “colpo mortale al Jobs Act”, si renda conto della bontà del provvedimento e torni sui suoi passi» ha ironizzato Alessia Rotta (Pd). «Da Di Maio il solito ruggito del coniglio, fa la voce grossa ma poi basta cambiare nome alle cose per accomodarsi – ha rilanciato Debora Serracchiani (Pd) – Così per i voucher, continua a far finta di opporsi e dire che non li voterà. Tanto poi comanda la Lega. Quanta ipocrisia, da veri campioni della doppiezza». Mentre rileva le contraddizioni dell’avversario, il Pd pensa che il Jobs Act sia un’opera di grande politica, non una delle cause del suo tracollo (insieme alla Buona Scuola). Ieri Graziano Delrio continuava a parlare di «dare certezze alle imprese, incentivando il lavoro stabile».
IN QUESTA SCENA dove restano incerti i benefici derivanti dalla modesta stretta sui contratti a termine, mentre le opposizioni richiamano i diritti delle imprese, i deputati di LeU hanno ribadito una testimonianza contro il Jobs Act, ma in nome dei lavoratori. Per Guglielmo Epifani, ex segretario della Cgil, promotore dell’emendamento sull’articolo 18 «è necessario tornare a difendere meglio la dignità dei licenziati illegittimamente. E sicuramente il cosiddetto “decreto dignità” non lo fa». «Doveva essere il giorno del riscatto del lavoro stabile, mentre con il ripristino dei voucher e la mancata reintroduzione dell’articolo 18 sarà ricordato come quello della stabilizzazione della precarietà» ha aggiunto Roberto Speranza (LeU). «Pensa davvero degli italiani – ha detto Nicola Fratoianni (LeU) al ministro dell’Interno Salvini – Ma quelli più deboli, non i ricchi cui regali condono, flat tax e grandi opere». «Governo del cambiamento? Sì delle idee» sostiene Laura Boldrini (LeU). Aggressiva la risposta del relatore M5S al decreto, Fabio Tripiedi: «È curioso che parlino Speranza, Serracchiani e Rotta che hanno sostenuto il Jobs Act. Ci critica chi ha massacrato il mercato del lavoro, dov’era la loro attenzione per l’articolo 18 quando l’hanno cancellato?». Non è esatto mettere nello stesso mazzo LeU e il Pd. Sul Jobs Act ci sono molte differenze. Senza contare che c’è il diritto a cambiare idea, prendendosi le proprie responsabilità. Da punti di vista diversi, dal Pd a LeU e Forza Italia ieri è stata rilevata una delle contraddizioni del decreto.
UN’ALTRA CONTRADDIZIONE è stata denunciata dagli stessi 5Stelle che parlano di «minacce di mancati rinnovi contrattuali a seguito dell’introduzione del decreto dignità» e invitano a «non strumentalizzare»: Il caso è quello delle Poste che ha smentito i fatti. Nel clima creato dall’insicura condotta del governo, non è escluso che esistano altri casi di questo tipo. Per Di Maio il decreto è «migliorato». A sostegno un comunicato dei parlamentari veneti della Lega che rivendicano i voucher e i magri bonus per gli under 35. Forse i «miglioramenti» alludono all’equilibrismo neocorporativo su cui si regge il «contratto» di governo. Con questa sicurezza la maggioranza darà oggi il via libera al decreto. Entro il 7 agosto anche il Senato.

Italia La grande fuga dal sud. In 16 anni emigrate due milioni di persone


La ripresa che non c'è. Nel Rapporto Svimez un quadro nero dell'occupazione nel Meridione. Nel 2019 Pil fermo allo 0,7%, la metà del 2017

Adriana Pollice, Il manuifesto
02 Agosto 2018

L’economia al Sud rischia una «grande frenata» dopo un triennio di crescita, nel 2015-2017, che comunque non è servito a recuperare il patrimonio economico e sociale disperso dalla crisi: l’allarme l’ha dato Svimez, che ieri ha presentato le anticipazioni del Rapporto 2018. Continuano a mancare i fondi pubblici: a trainare la timida ripresa sono infatti gli investimenti privati, cresciuti nel Mezzogiorno del 3,9% (3,7% al Centro Nord), insufficienti a colmare il distacco dai livelli precrisi, rispetto a cui resta un meno 31,6% (mentre al Centro Nord è meno 20%). Emblematica la contrazione della spesa pubblica corrente nel periodo 2008-2017: meno 7,1% nel Mezzogiorno, mentre è cresciuta dello 0,5% nel resto del paese. Così, in base alle previsioni Svimez, nel 2018 il Pil del Centro Nord dovrebbe crescere dell’1,4% ma solo dell’1% al Sud. «In questa stagione di incertezze, le prospettive per il Sud peggiorano – ha spiegato Adriano Giannola, presidente Svimez -. I dati che iniziano a circolare sul rallentamento della crescita preoccupano, anche perché il Mezzogiorno continua a portarsi dietro tutte le sue arretratezze».
ANCHE I CONSUMI pesano sulla differente dinamica territoriale (più 1,2% nel Centro Nord, più 0,5% nel Sud). Quelli della Pubblica amministrazione, in particolare, segnano più 0,5% nel Centro Nord e meno 0,3% nel Mezzogiorno. Alle ultime politiche gli elettori meridionali hanno votato in blocco i 5S anche per dare una scossa alle politiche economiche e adesso attendono risposte.
Senza una svolta, infatti, si rischia nel 2019 un forte rallentamento dell’economia meridionale: la crescita del Pil sarà dell’1,2% da Roma in su e solo dello 0,7% al Sud con «un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo» rispetto al 2017. Nel 2019 il livello degli investimenti pubblici al Sud rischia di essere inferiore di circa 4,5 miliardi rispetto al picco del 2010. Eppure per annullare il differenziale di crescita tra le aree basterebbe finanziare le infrastrutture meridionali «con un beneficio per l’intero paese. Centro Nord e Mezzogiorno crescono o arretrano insieme» ricorda Svimez. Infatti, nel periodo 2000-2016 le due macro aree hanno condiviso la stessa dinamica del Pil: più 1,1% in media annua. Inoltre, 20 dei 50 miliardi circa di residuo fiscale trasferito alle regioni meridionali dal bilancio pubblico è ritornano al Centro Nord sotto forma di domanda di beni e servizi.
L’ALTRA FACCIA della debole rispresa è l’aumento del disagio sociale tra famiglie in povertà assoluta e lavoratori poveri, con la limitazione dei diritti di cittadinanza e il divario nei servizi pubblici rispetto al Nord. Due le conseguenze: meno giovani e meno Sud. «Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione 883mila residenti: la metà di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800mila non sono tornati» si legge nel rapporto. E ancora: «Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro Nord sono 470 mila)». Gli effetti al Sud ci sono stati anche nella struttura degli occupati: sono cresciuti gli ultra cinquantenni (più 470mila unità) mentre è diminuita la fascia 15-34 anni (meno 578 mila).
SI SONO FORMATE così «sacche di crescente emarginazione, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici». Il numero di famiglie senza alcun occupato è cresciuto nel 2016 e 2017 in media del 2% all’anno, concentrate prevalentemente nelle grandi periferie urbane. Nonostante una pressione fiscale pari se non superiore a quella del Nord, sono carenti diritti fondamentali come vivibilità, sicurezza, istruzione, sanità. Preoccupante anche il fenomeno dei working poors: «La crescita del lavoro a bassa retribuzione, dovuto alla dequalificazione delle occupazioni e all’esplosione del part time involontario, è una delle cause, in particolare al Sud, per cui la crescita occupazionale durante la ripresa non ha inciso su un quadro di emergenza sociale sempre più allarmante». Neppure l’immigrazione è servita a colmare il gap con il Nord. La popolazione diminuisce malgrado aumentino gli stranieri: nel 2017 il calo è stato di 203 mila unità a fronte di un aumento di 97 mila stranieri residenti.
NEL 2017 il Pil è aumentato al Sud dell’1,4% rispetto allo 0,8% del 2016. Un risultato in linea con il Centro Nord (1,5%), dovuto al recupero del settore manifatturiero (5,8%). L’occupazione però è rimasta debole e soprattutto precaria. Calabria, Sardegna e Campania hanno fatto registrare il più alto tasso di sviluppo, rispettivamente 2, 1,9 e 1,8%. Al Nord le regioni trainanti hanno fatto segnare 2,6% in Valle d’Aosta, 2,5% in Trentino Alto Adige, 2,2% in Lombardia.

SIRIA The Independent: Il ruolo chiave dell'Arabia Saudita nella fornitura di armi ai terroristi di Al Nosra in Siria


Documenti trovati nella città di Aleppo rivelano il ruolo dell'Arabia Saudita nella fornitura di armi ai terroristi..

Redazione l’Antidiplomatico
01 agosto 2018


Il quotidiano britannico 'The Independent' ha recentemente pubblicato in un'inchiesta del noto reporter di guerra, Robert Fisk, numerosi documenti scoperti nel 2016 in una delle postazioni distruttive del gruppo terroristico Al-Nusra (in seguito ribattezzato Fronte Fath Al-Sham) ad Aleppo, mostrando che gli estremisti avevano un grosso carico di malte M75 di 120 mm, proveniente dalla Bosnia.
Il direttore dell'impresa produttrice di questi mortai, Novi Travnik, ha spiegato che le armi sono state acquistate due anni fa, durante una visita ufficiale nel paese balcanico di diversi leader politici dell'Arabia Saudita.
"Questa è la mia firma! Sì, è mia! (...) È una garanzia per  mortai di120mm. Faceva parte di una fornitura di 500 mortai all'Arabia Saudita. Me lo ricordo bene, sono venuti nella nostra fabbrica per controllare le armi all'inizio del 2016 ", ha dichiarato Ifet Krnjic, uno degli autori del contratto, citato dal quotidiano britannico.
Le vendite, spiegava Krnjic, rispettavano rigorosamente i certificati legali e le armi, non erano usate dalle Forze Armate dei paesi che le avevano acquistate.
L'ambasciata saudita a Londra ha tuttavia etichettato come "falsi e infondati" i documenti presentati da The Independent, e ha rifiutato di commentarli.
Va ricordato che l'Arabia Saudita ha pubblicamente espresso il suo sostegno ai gruppi armati e terroristi che dal 2011 cercano di rovesciare il governo siriano.
L'anno scorso, la rete televisiva del Qatar 'Al Jazeera' ha rivelato che il regime saudita aveva acquistato enormi quantità di armi nell'Europa orientale, che erano state trasferite in aree controllate da terroristi in Siria e Iraq attraverso i voli diplomatici della compagnia aerea statale dell'Azerbaigian.


Fonte: The Independent
Notizia del: 01/08/2018

YEMEN Allarme dell'UNICEF senza indicare il colpevole, ovvero l'Arabia Saudita: "I sistemi idrici nello Yemen sono sotto continui attacchi aerei"


In un comunicato, l'UNICEF, senza dichiarare apertamente il colpevole, ormai noto, l'Arabia Saudita, lancia l'allarme sugli attacchi aerei alle infrastrutture idriche dello Yemen, dove è in atto la peggiore crisi umanitaria del mondo.


Redazione l’Antidiplomatico
01 agosto 2018


Sarà anche un segreto di Pulcinella che chi bombarda costantemente lo Yemen da marzo 2015 è l'Arabia Saudita, provocando la peggiore crisi umanitaria del mondo, ma l'UNICEF, lancia un allarme "generico" alle parti in conflitto, sui continui bombardamenti alle infrastrutture che forniscono acqua nel paese arabo. Tra l'altro chi possiede una potente flotta aerea fornita dagli USA è proprio il regno di al Saud e non l'esercito yemenita e i guerriglieri di Ansarullah.
Nella sua denuncia riportata in comunicato ufficiale redatto dalla direttrice  esecutiva  dell'UNICEF Henrietta H. Fore si legge: " Gli attacchi contro strutture e servizi civili sono inaccettabili, inumani e in violazione delle leggi fondamentali della guerra. La continua violenza e gli attacchi ripetuti alle infrastrutture civili salvavita ad Hodeida sono una minaccia diretta alla sopravvivenza di centinaia di migliaia di bambini e delle loro famiglie.
Il documento prosegue: "Eppure nei giorni scorsi c'è stata un'escalation nell'assegnazione di sistemi e strutture essenziali per sostenere la vita di bambini e famiglie. 
"Due giorni fa, abbiamo ricevuto rapporti secondo cui un deposito supportato dall'UNICEF contenente materiale umanitario, comprese le forniture per l'igiene e l'acqua, è stato colpito da due attacchi aerei. Il 28 luglio, un centro di risanamento sostenuto dall'UNICEF nel distretto di Zabid è stato attaccato, danneggiando il serbatoio del combustibile della struttura. Il 27 luglio è stata colpita la stazione idrica nel distretto di al-Mina, che fornisce  Hodeida la maggior parte dell'acqua."

Fonte: https://reliefweb.int/report/yemen
Notizia del: 01/08/2018