Gli investimenti illegali. L'associazione usata per ottenere finanziamenti privati. I soldi della truffa incassati dai nuovi dirigenti. I fortunati fornitori del partito. I bonifici di Parnasi. Fino allo strano gruppo di società controllate tramite una holding in Lussemburgo. Lo stesso Paese dove ora i magistrati credono che la Lega abbia riciclato milioni
Roberto Maroni
e Matteo Salvini hanno riciclato i soldi della Lega in Lussemburgo? È questa la
pista che stanno seguendo i magistrati della procura di Genova, da tempo
impegnati a capire dove sono finiti i 48 milioni di euro di rimborsi elettorali
usati illegalmente dal Carroccio ai tempi di Umberto Bossi. La notizia è stata
pubblicata questa mattina da Repubblica e
da Il Fatto Quotidiano. I due giornali hanno raccontato di una segnalazione
inviata dalle autorità lussemburghesi alla Banca d'Italia poco dopo le ultime
elezioni del 4 marzo. Una segnalazione legata a un movimento bancario sospetto:
3 milioni di euro versati da una fiduciaria lussemburghese su un conto corrente
italiano che gli investigatori ritengono collegato alla Lega.
L'inchiesta
dalla procura di Genova, per ora a carico di ignoti, ha portato questa mattina
la Guardia di Finanza a perquisire le sedi della banca Sparkasse di Bolzano e
Milano con l'obiettivo di raccogliere tutta la documentazione sui conti del
Carroccio. Come detto, la vicenda riguarda i 48 milioni di euro di rimborsi
elettorali incassati dalla Lega ai tempi di Bossi. Soldi percepiti
illegalmente, hanno stabilito in primo grado i tribunali di Genova e Milano,
perché frutto di truffa e appropriazione indebita.
Il problema è
che quando i magistrati sono andati a sequestrare tutti questi soldi sui conti
del Carroccio hanno trovato solo 3 milioni. Gli altri? A questo tema –
importante non solo perché riguarda un partito politico ma anche perché stiamo
parlando di 45 milioni di euro pubblici, provenienti da chi paga le tasse -
L'Espresso ha dedicato molti articoli nell'ultimo anno. Inchieste
giornalistiche, basate su visure camerali e documenti interni alla Lega, che
hanno permesso di svelare parecchie notizie inedite. Innanzitutto il fatto che sia
Maroni che Salvini, segretari federali succeduti a Bossi, pur avendolo più
volte negato in pubblico hanno usato il denaro pubblico frutto di truffa, e lo
hanno fatto consapevoli dei rischi che correvano.
L'Espresso è stato anche il primo giornale a rivelare ai suoi lettori l'esistenza di parecchi milioni di euro investiti dalla Lega in prodotti finanziari vietati per un partito. In barba alla legge, Maroni e Salvini hanno infatti usato i denari del Carroccio per acquistare titoli obbligazionari di alcune delle più famose banche e multinazionali del mondo come General Electric, Gas Natural, Mediobanca, Enel, Telecom, Intesa Sanpaolo e Arcelor Mittal. Dove sono finiti tutti questi soldi? Su quale conto corrente sono stati incassati una volta scadute le obbligazioni? Gli strumenti del giornalismo d'inchiesta non ci hanno permesso di scoprirlo.
L'Espresso è stato anche il primo giornale a rivelare ai suoi lettori l'esistenza di parecchi milioni di euro investiti dalla Lega in prodotti finanziari vietati per un partito. In barba alla legge, Maroni e Salvini hanno infatti usato i denari del Carroccio per acquistare titoli obbligazionari di alcune delle più famose banche e multinazionali del mondo come General Electric, Gas Natural, Mediobanca, Enel, Telecom, Intesa Sanpaolo e Arcelor Mittal. Dove sono finiti tutti questi soldi? Su quale conto corrente sono stati incassati una volta scadute le obbligazioni? Gli strumenti del giornalismo d'inchiesta non ci hanno permesso di scoprirlo.
Seguendo i
movimenti finanziari della galassia leghista siamo però riusciti a raccontare
qualche altro fatto inedito. Abbiamo ad esempio dato conto dell'esistenza, a
partire dal 2015, dell'associazione Più Voci, un'organizzazione fondata dal
tesoriere del partito, Giulio Centemero, e usata per ricevere finanziamenti
privati al riparo da sguardi indiscreti. È così emerso che sul conto corrente
dell'associazione leghista sono arrivati bonifici a quattro e cinque zeri da
Esselunga e dal costruttore romano Luca Parnasi, quello
che dovrebbe realizzare lo stadio della Roma e che proprio per questo progetto
è stato arrestato oggi su mandato della procura di Roma con l'accusa, insieme a
diverse altre persone, di associazione a delinquere finalizzata alla
corruzione.
Infine,
nell'ultima inchiesta di copertina, abbiamo raccontato degli
affari dei commercialisti scelti da Salvini per gestire le finanze del partito.
E proprio studiando la rete societaria collegata ai
cassieri del ministero dell'Interno siamo arrivati nel più noto paradiso
fiscale europeo: il Lussemburgo. Lo stesso Paese che i magistrati di Genova
ritengono essere al centro del riciclaggio milionario targato Lega.

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