Lunedì 25 giugno ore 21.00 -
Sherwood Festival, Park Nord Stadio Euganeo – Padova
Lo
scenario attuale attorno alle strategie di gestione delle migrazioni assomiglia
sempre di più ad un campo di battaglia dove prevale assuefazione alle tragedie
e un generale senso di impotenza. Nel tempo dei populismi i migranti e i loro
diritti sono le vittime sacrificabili, sono numeri e statistiche sfruttati
nelle campagne elettorali al fine di accrescere il consenso della parte
politica che meglio interpreta e fomenta le paure percepite e i rancori delle
popolazioni europee.
Tutto
si gioca al ribasso, tutte le esternazioni politiche razziste o securitarie
sono storicamente un modo per gestire in termini più restrittivi, arbitrari e
ricattabili l’accesso degli immigrati ai diritti sostanziali. Il solco del
resto, dalla legge Bossi-Fini fino alla Minniti-Orlando, è stato ben tracciato
dai governi precedenti e da decenni di politiche europee di esternalizzazione
delle frontiere e di controllo dei confini. Sulle persone migranti sono
collaudate tecniche di esclusione e inclusione differenziale per definire una
gerarchia sociale che, poi, verrà applicata a tutte e tutti.
Oggi,
però, non solo assistiamo a una contrazione generale del diritto di asilo, alla
militarizzazione delle rotte o a nuovi accordi per subappaltare il controllo
dei flussi, ma anche a modalità più invasive di criminalizzare coloro che, in
forme molteplici, praticano iniziative di solidarietà. L’attacco in questi
ultimi anni verso tutte le azioni solidali si è talmente intensificato che
perfino "salvare vite umane" - tanto nel Mediterraneo quanto
sui valichi di frontiera alpina - è considerato un fattore d’attrazione da
controllare, delegittimare e reprimere. Nel contempo lo scenario nazionale
scivola inesorabilmente con un nuovo governo Di Maio-Salvini verso politiche
ancora più spietate e fortemente connotate da razzismo ed emarginazione sociale
verso i soggetti più deboli.
Ma se in tutta Europa le politiche anti-migranti
hanno preso il sopravvento, è anche vero che, disseminate nei diversi
territori, resistono e si fanno forza a vicenda un’incredibile ricchezza di
azioni, pratiche e lotte. Sono esperienze, progettualità, forum, proposte
concrete, manifestazioni e piazze dove emergono intelligenze, capacità
giuridiche di difendere i diritti umani, cooperazione sociale e piani
rivendicativi: è da questo portato che si può e si deve ripartire per costruire
un movimento che non si abitui all’ineluttabilità del presente e si ponga,
costantemente, l’ambizione di cambiare l’ordine delle cose.

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