La disobbedienza civile viene messa in atto allo scopo immediato di mostrare pubblicamente l’ingiustizia della legge e allo scopo mediato di indurre il legislatore a mutarla. Il dovere (morale) di ubbidire alle leggi esiste nella misura in cui viene rispettato dal legislatore il dovere di emanare leggi giuste (cioè conformi ai principi di diritto naturale o razionale, ai principi generali del diritto) e costituzionali (cioè conformi ai principi previsti dalla Costituzione).
Norberto Bobbio
giovedì 21 giugno 2018
Oxfam: meno del 5 per cento del prezzo dei supermercati ripaga i produttori
Milioni di donne e di uomini che ogni giorno lavorano
in tutto il mondo e in Italia per portare il cibo sulle nostre tavole sono
intrappolati nel circolo vizioso della povertà, vittime spesso di condizioni di
lavoro disumane, a dispetto dei prof
Una fotografia
di una situazione paradossale, di crescente disuguaglianza, in cui:
I supermercati trattengono una quota crescente del prezzo pagato dai consumatori –
in alcuni casi fino al 50% – mentre quella
destinata a lavoratori e produttori è spesso pari a meno
del 5%.
I piccoli
coltivatori e i lavoratori, nella stragrande maggioranza dei casi vivono in
povertà: è quanto emerge dall’analisi della filiera di 12 prodotti comunemente
presenti nei supermercati di tutto il pianeta. Per alcuni, come i produttori su
piccola scala di tè indiano o di fagiolini verdi del Kenya, ad esempio, il guadagno medio è pari a meno della
metà di quanto sarebbe loro necessario per condurre una vita dignitosa.
Per le donne produttrici questo divario risulta maggiore.
Mentre molti
lavoratori e piccoli agricoltori vivono in povertà, nel 2016 le prime otto
catene di supermercati Usa quotati in borsa hanno
incassato quasi 1.000 miliardi di dollari, generando 22 miliardi di profitti
e restituendo 15 miliardi agli azionisti. Solo il 10% dei dividendi distribuiti
dalle tre maggiori catene di supermercati negli Stati Uniti nel 2016,
basterebbe a garantire un salario minimo a 600 mila lavoratori tailandesi nel
settore della trasformazione dei gamberetti.
Un'indagine
tra i lavoratori e i piccoli agricoltori in 5 paesi con livelli di reddito
molto diversi come Italia, Sud Africa, Filippine, Tailandia e Pakistan, ha
rivelato un minimo comun denominatore: condizioni di povertà tali da compromettere
la possibilità di sfamare adeguatamente sé e la propria famiglia. Basti pensare
che in Italia il 75% delle lavoratrici nei
campi intervistate da Oxfam, afferma di essere sottopagata, dovendo
rinunciare a pasti regolari. In Sud Africa oltre il 90% delle lavoratrici delle
aziende vitivinicole dichiara di non essere riuscita ad acquistare abbastanza
cibo nel mese precedente.
Secondo gli
ultimi dati disponibili, nel 2015 erano circa 430
mila i lavoratori irregolari in agricoltura e potenziali vittime di caporalato
in Italia, “impiegati” in quasi tutte le principali filiere stagionali
di frutta e verdura in vendita nella grande distribuzione. Tra questi 100 mila
lavoratori vittime di sfruttamento, con l'80% di lavoratori stranieri e il 42%
di donne, che a parità di tipologia di lavoro venivano sottopagate rispetto
agli uomini. Tra le più gravi forme di sfruttamento e violazione dei diritti: orari di lavoro nei campi fino a 12 ore
al giorno; lavoratori esposti a pesticidi tossici e a temperature altissime
in estate e estremamente rigide in inverno; abusi e violenze sulle lavoratrici;
paghe medie tra i 15 e 20 euro al
giorno, ben al di sotto del minimo legale di 47 euro al giorno.
«Le testimonianze raccolte ci dicono
di piccoli agricoltori nella filiera della frutta esposti a pesticidi tossici,
donne che lavorano nell’industria della trasformazione del pescato costrette a
sottoporsi a test di gravidanza per poter lavorare», ha
detto Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International, «Queste
ingiustizie non dovrebbero stare sugli scaffali dei nostri supermercati, che
generano miliardi di dollari di profitti e ricompensano generosamente i propri
azionisti. La GDO ha la possibilità di tirare fuori dalla povertà milioni di
persone, riconoscendo un prezzo equo ai produttori senza gravare sui
consumatori», ha aggiunto Byanyima, «In molti casi sarebbe
sufficiente restituire l'1 o il 2% del prezzo al dettaglio - pochi
centesimi – per cambiare la vita di donne e uomini
che producono il cibo che finisce nelle nostre tavole».
Dai campi ai
supermercati: donne e migranti le prime vittime del caporalato Made in Italy
«Ci
trattano come bestie. Controllano quante volte andiamo al bagno e ci
dicono di tornare subito al lavoro. Se ti rifiuti di lavorare la domenica
minacciano di non chiamarti più», così una lavoratrice italiana racconta le
proprie condizioni di sfruttamento in Campania. «Negli ultimi due anni è stato
estremamente difficile trovare un’alternativa. È per questo che non posso
permettermi di denunciare gli abusi», le fa eco un’altra lavoratrice rumena in
Sicilia.
Testimonianze
drammatiche, contenute
nel caso studio sull’Italia Sfruttati curato da Oxfam
Italia e Terra!Onlus, che fotografano il fenomeno del caporalato e dello
sfruttamento dei lavoratori informali in agricoltura. Centinaia di migliaia di
persone senza diritti, soprattutto donne e lavoratori straniere.
«Lavoriamo dalle
6.00 del mattino alle 6.00 della sera, tutti i giorni della settimana, per 25 euro al
giorno. Possiamo fermarci solo 10 minuti per mangiare», ha raccontato un
bracciante agricolo originario del Mali, che lavora nelle campagne campane.
Tra i più gravi abusi vi sono: stipendi di gran lunga inferiori al
minimo sindacale indicato dai contratti collettivi di lavoro; la
sistematica violazione della normativa in materia di orari di lavoro;
condizioni di lavoro che mettono a repentaglio la salute; condizioni abitative
e qualità della vita estremamente precarie, con lavoratori costretti a vivere in
tuguri fatiscenti, tendopoli o container; un
controllo pressoché totale delle vite dei lavoratori da parte dei datori
di lavoro; abusi sessuali, fisici o verbali, e violenza nei confronti delle
donne.
«È inaccettabile che ancora oggi nel
nostro paese tantissimi lavoratori e lavoratrici, spesso vittime degli
interessi delle organizzazioni criminali, possano arrivare a lavorare senza
pause, 7 giorni su 7, guadagnando il 50% in meno di quanto stabilito dai
contratti di categoria», ha detto Elisa
Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia, «Persone che
ancora oggi vengono pagate a “cottimo", magari per 3 e 4 euro ogni 300 kg
di pomodori raccolti. Nonostante siano stati fatti passi in avanti sotto il
profilo legislativo, il caporalato continua ancora ad essere alimentato dalla
scarsa trasparenza e tracciabilità lungo le filiere troppo lunghe e frammentate
che portano frutta e verdura nei nostri supermercati».
«La legge sul caporalato, approvata
con voto unanime dal Parlamento nel 2016, è un atto di civiltà frutto del
lavoro che associazioni e sindacati hanno svolto in questi anni. - dichiara Fabio Ciconte, direttore di
Terra! - Adesso occorre lavorare a misure di trasparenza delle filiere
per prevenire lo sfruttamento in agricoltura. Dall'etichetta narrante dei
prodotti alimentari all'elenco pubblico dei fornitori, le nostre proposte sono
sul tavolo: partiamo da qui invece di svuotare la legge 199, come sembrano
intenzionati a fare il Ministro dell'Interno Salvini e quello dell'Agricoltura
Centinaio».
Un obiettivo,
quello di porre fine allo sfruttamento del lavoro nelle filiere agricole, che
le organizzazioni italiane riporteranno anche sui tavoli di Bruxelles,
chiedendo agli europarlamentari italiani di supportare la recente proposta
della Commissione, per proteggere i piccoli produttori in tutto il mondo dagli
abusi di potere nelle filiere europee.
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