giovedì 19 luglio 2018

GAZA isolata chiusa nella morsa. Israele e hamas si scambiano ultimatum

Il movimento islamico minaccia “gravi conseguenze” se non sarà riaperto il valico di Kerem Shalom e consentito l’ingresso di carburante, medicine e cibo. Israele pronto alla guerra se non terminerà il lancio da Gaza dei “palloncini incendiari”.


Redazione, Nena  news
19 luglio 2018


La Striscia di Gaza è sull’orlo di una nuova guerra quattro anni dopo l’offensiva israeliana “Margine Protettivo” che tra luglio e agosto del 2014 fece circa 2.300 morti palestinesi, migliaia di feriti e distrusse o danneggiò decine di migliaia di abitazioni ed edifici. Il piccolo lembo di territorio palestinese è quasi del tutto isolato dopo che ieri l’Egitto ha chiuso a sorpresa il valico di Rafah e dopo che Israele ha ulteriormente inasprito il blocco del valico commerciale di Kerem Shalom.

Nelle ultime ore si sono formate lunghe code davanti ai distributori di carburante e gli abitanti cercano di procurarsi alimenti di prima necessità e medicinali. Israele ha annunciato che impedirà fino a domenica l’ingresso nella Striscia di combustibili, mentre medicinali e cibo passeranno solo con l’approvazione di permessi individuali. Ai pescatori palestinesi è stata imposto un nuovo limite di pesca di 3 miglia nautiche. Misure decise del ministro della difesa Avigdor Lieberman, uno dei principali falchi del governo israeliano, che si dice determinato a costringere i palestinesi e il movimento islamico Hamas che controlla la Striscia ad interrompere i lanci dei cosiddetti “palloncini incendiari” verso i campi agricoli israeliani adiacenti a Gaza.

Un cartoon che accusa Egitto e Israele di essere alleati contro Gaza

Secondo alcune indiscrezioni Israele e Hamas si sarebbero scambiati ultimatum. Hamas minaccia “gravi conseguenze” se entro 48 ore non riaprirà il valico di Kerem Shalom e sarà permesso il passaggio di merci e carburante per la popolazione di Gaza che già affronta le conseguenze di oltre dieci anni di blocco israeliano. In questi ultimi mesi i palestinesi hanno manifestato in massa a ridosso delle linee di demarcazione con Israele nell’ambito della “Grande Marcia del Ritorno” contro l’assedio di Gaza. Proteste alle quali l’esercito israeliano ha reagito facendo fuoco con i suoi tiratori scelti uccidendo, dal 30 marzo ad oggi, almeno 139 dimostranti e ferendone molte altre migliaia.

Israele da parte sua, sempre secondo le indiscrezioni, avrebbe intimato ad Hamas di porre fine entro 72 ore il lancio dei “palloncini incendiari” altrimenti interverrà con attacchi militari più letali di quelli di sabato scorso – i più pesanti dalla guerra del 2014 – quando l’aviazione dello Stato ebraico ha colpito basi del movimento islamico ma ha anche distrutto un edificio in piazza al Katiba uccidendo due adolescenti palestinesi.

In queste ore la diplomazia è al lavoro per evitare una escalation dalle conseguenze gravissime, soprattutto per i civili di Gaza. Nena News

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