Processi. Depositate le
motivazioni della sentenza sulla trattativa Stato-mafia conclusosi il 20 aprile
scorso
Redazione,
Il manifesto
20
luglio 2018
«L’improvvisa
accelerazione che ebbe l’esecuzione del dottore Borsellino» fu determinata «dai
segnali di disponibilità al dialogo – ed in sostanza, di cedimento alla
tracotanza mafiosa culminata nella strage di Capaci – pervenuti a Salvatore
Riina, attraverso Vito Ciancimino, proprio nel periodo immediatamente
precedente la strage di via D’Amelio».
E’
quanto si legge nelle motivazioni del processo sulla trattativa Stato-mafia
conclusosi il 20 aprile scorso con la condanna, fra gli altri, del generale dei
carabinieri Mario Mori, dell’ex senatore di Fi Marcello Dell’Utri e di Massimo
Ciancimino.
Per
i giudici «non vi è dubbio» che i contatti fra Mori e Giuseppe De Donno con
Vito Ciancimino, «potevano essere percepiti sal boss Salvatore Riina come
ulteriori segnali di cedimento dello Stato e forieri di sviluppi positivi per
l’organizzazione mafiosa nella misura in cui quegli ufficiali lo avevano
sollecitato ad avanzare richieste cui condizionare la cessazione della
strategia di attacco frontale allo Stato».
Per
i giudici, inoltre, un ruolo importante lo avrebbe svolto anche Marcello
Dell’Utri.
«Con
l’apertura alle esigenze dell’associazione mafiosa Cosa nostra, manifestata da
Dell’Utri nella sua funziona di intermediario dell’imprenditore Silvio
Berlusconi nel frattempo sceso in campo in vista delle politiche del 1994 – è
scritto nelle motivazioni -, si rafforza il proposito criminoso dei vertici
mafiosi di proseguire con la strategia ricattatoria iniziata da Riina nel
1992».

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