Tito Boeri in tre mosse
stende Di Maio sulle polemiche per i numeri Inps finiti nel Decreto Dignità
Pietro
Salvatori, Huffington Post
20
luglio 2018
Che
Tito Boeri non avesse varcato la soglia della Camera dei deputati per limitarsi
a leggere una difesa tecnica dell'operato dell'Inps lo si è capito subito. Non
sono nemmeno un paio di minuti che ha preso la parola, ed ecco che arriva la
staffilata: "I numeri erano contenuti tutti nella relazione che abbiamo
inviato al ministero il 6 luglio. Sei pagine, ma per capirle bisognava almeno
sfogliarle". Una botta fortissima. Perché è dalla cronistoria del
documento che contiene la stima di 8mila disoccupati in più all'anno derivanti
dal decreto Dignità che Boeri lancia quella che è suonata a tutti gli effetti
una controffensiva alle accuse di "manine", "complotti" e
"confusione" arrivate da Luigi Di Maio, come anche da Matteo Salvini.
Ai quali ha risposto sfoderando un sorriso sornione e una durissima verve
lessicale. "Non accetto minacce da chi dovrebbe tutelare la mia sicurezza
personale", dice al ministro dell'Interno. "Perde sempre più contatto
con la crosta terrestre", rilancia rivolgendosi al capo politico del
Movimento, "si mette in orbite lontane dal nostro pianeta".
Poi
ha snocciolato la ricostruzione di una timeline volta a decostruire la tesi del
leader 5 stelle, secondo la quale sarebbero state fornite due diverse relazioni
al pro Così l'ex professore ha spiegato davanti ai commissari che il 2 luglio è
arrivata la richiesta del ministero del Lavoro di stimare ai fini del decreto
la platea dei lavoratori coinvolti, per stimare il minor gettito eventuale dei
lavoratori a tempo determinato e del maggiore derivante da quelli a tempo
indeterminato. A quel punto dall'Inps parte una richiesta di dati, che sono
arrivati il 6 luglio. Il tempo di elaborarli, ed ecco che il 6 è stata spedita
la prima relazione tecnica al via Veneto. Prima e unica, dato che la versione
spedita l'11 sera conteneva semplicemente chiarimenti richiesti dalla
Ragioneria generale dello stato. Nessuna doppia versione dunque. E,
soprattutto, il numerino magico ben presente sin dall'inizio di una vicenda
probabilmente meno intricata di quel che è sembrata all'inizio.
Ma
è anche dal punto di vista del merito che Boeri ha rincarato la dose: "Il
ministero – ha spiegato - aveva già messo in conto una riduzione
dell'occupazione a tempo determinato per effetto del decreto". Le stime
poi elaborate dall'istituto, ha aggiunto, "potrebbero essere ottimistiche,
se si tiene conto che ai lavori in somministrazione vengono estese tutte le
restrizioni stabilite dal decreto per i contratti a tempo determinato".
Palla
ributtata con decisione nel campo opposto, che ha scatenato l'immediata
reazione del Movimento 5 stelle. "Mi limiterò a domande tecniche, non
voglio entrare nel dibattito politico come ha fatto lei", lo ha
interpellato Davide Tripiedi, relatore del provvedimento. "Evidentemente
ha doti da aruspice", ha ironizzato Tiziana Ciprini. "Faremo tesoro
delle grandissime indicazioni che ci ha dato l'Inps", ha rincarato la dosa
Laura Castelli, sottosegretario al ministero dell'Economia. In un battibaleno,
ecco arrivare la bordata di Salvini: "Minacce a Boeri? Ma quando mai. Il
presidente super-attaccato alla poltrona dimostra ancora una volta grande
fantasia, come quando chiede più immigrati per pagare le pensioni, o quando
difende la legge Fornero. Se vuole fare politica con la sinistra che l'ha
nominato si candidi, altrimenti lavori per migliorare la qualità dei servizi
offerti dall'Inps ai cittadini''.
In
serata arriva anche la reazione di Conte. "Fortemente irritato" per
le parole "inaccettabili e fuoriluogo" del presidente Inps, filtra da
Palazzo Chigi.
Nessuno
si aspettava che l'audizione di Boeri rasserenasse il clima e conducesse a un
punto di caduta condiviso. Ma forse nemmeno che provocasse una simile
escalation di toni. E il decreto Dignità è solo all'inizio del suo iter,
bollente non solo per l'arsura dell'estate romana.

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