Decreto dignità. Scontro
totale. Il presidente dell'Inps condivide "lo spirito" del
"decreto dignità", ma risponde agli attacchi di Di Maio, Tria e
Salvini sulla stima degli 8 mila contratti in meno: "Di Maio ha perso il
contatto con la crosta terrestre, il ministero del Lavoro prevedeva già un calo
di posti. Bastava sfogliare il rapporto e capirne i contenuti". Il
vicepremier pentastellato: "Si è seduto nei banchi dell'opposizione, non è
la prima volta, spero sia l'ultima". A Salvini: "Minacciato da chi mi
deve tutelare". Palazzo Chigi: "Toni inaccettabili".
Roberto
Ciccarelli, il Manifesto
20
luglio 2018
In
fondo il presidente dell’Inps Tito Boeri non è «affatto contrario allo spirito
del decreto dignità» e lo «difende» anche se ribadisce che «ci saranno effetti
negativi sull’immediato». Tuttavia, e questo è stato il momento clou
dell’audizione di ieri davanti alle commissioni riunite Finanze e Lavoro della
Camera, «affermare che le relazioni tecniche esprimono un giudizio politico,
come ha fatto »il ministro Di Maio«, significa »perdere sempre più contatto con
la crosta terrestre, mettersi in orbite lontane dal nostro pianeta».
UN
AFFONDO CONTRO il vicepremier pentastellato che ha risposto in maniera decisa:
«A me dice che ho perso il contatto con la realtà. La verità è che oggi si è
seduto sui banchi dell’opposizione. Non è la prima volta, speriamo che sia
l’ultima» ha detto Di Maio. Siamo arrivati al punto della rottura sia totale.
Tutto per una stima di 8 mila contratti in meno causati dalla stretta sui
contratti a termine contenuta nel «decreto dignità».
L’ATTACCO
DI BOERI al governo ha coinvolto anche al dioscuro leghista, il ministro dell’Interno
e vicepremier Salvini. Durante la finale del mondiale di calcio a Mosca ha
chiesto le sue dimissioni su twitter. «Non posso prendere in considerazione
sono le richieste di dimissioni on line e le minacce da parte di chi dovrebbe
presiedere alla mia sicurezza personale». Un ministro dell’Interno che
«minaccia. E ancora: «Se nelle sedi istituzionali opportune mi venisse chiesto
di lasciare il mio incarico anticipatamente perché ritenuto inadeguato a
ricoprirlo, ne trarrei immediatamente le conseguenze». Boeri si riferisce,
probabilmente, al presidente del Consiglio Conte. In serata fonti di palazzo
Chigi hanno fatto sapere che i toni di Boeri sono considerati «inaccettabili e
fuori luogo». E sarebbero ancora più gravi proprio perché arrivano da una figura
che dovrebbe mantenere un profilo squisitamente tecnico.
ALL’APICE
DEL CONFLITTO il problema è anche quello della distinzione tra valutazione
«tecnica» e giudizio «politico» sulla quale Boeri ha fondato un intervento in
cui ha espresso un consenso rispetto al provvedimento del governo, riservando
le sue perplessità «tecniche» alla più nota, e contestata, norma del «decreto
dignità». L’approccio dell’Inps, ha sottolineato Boeri, è «positivo, non
normativo. Questo viene troppo spesso ignorato nel confronto pubblico». Dunque
non è un’opposizione al governo pentaleghista, ma è una stima tra l’altro
«ottimistica» di un effetto che potrebbe essere anche peggiore, in particolare
per la «causale» del contratto riportata a 12 mesi. Il decreto Poletti l’aveva
completamente liberalizzata. Per Boeri i contratti non rinnovati potrebbero
essere molto di più a causa dell’aggravio dei costi contributivi (lo 0,5%) o
del raddoppio dell’indennità in caso di licenziamenti illegittimi. Davanti
all’introduzione di simili elementi le imprese potrebbero rinunciare ai
rinnovi. A meno che, come è stato annunciato, non subentreranno gli incentivi
pubblici alla trasformazione in «tempo indeterminato» che, nel mondo del Jobs
Act che il «decreto dignità» non modifica è pur sempre «precario»: nel
contratto «a tutele crescenti» cresce la libertà di licenziare senza articolo
18.In serata di ieri sarebbe giunta l’intesa tra Lega e Cinque Stelle sugli
incentivi alle trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti
stabili, con un meccanismo che restituirà alle imprese i costi aggiuntivi
(0,5%) dei rinnovi.
IL
CUORE DEL “MANINAGATE” è un numero: 8 mila, i contratti perduti. Boeri ha
spiegato l’origine di questa cifra, già circolata in questi giorni. Al netto
dei lavoratori stagionali, agricoli e della pubblica amministrazione, e inclusi
i lavoratori soggetti a somministrazione, in Italia oggi ci sono circa 2
milioni di contratti a tempo determinato attivati ogni anno. L’Inps ha
calcolato il 4 per cento del totale (80 mila) che supera la soglia dei 24 mesi
ed è quindi soggetto al rischio di non riconferma. A 8 mila si arriva
riferendosi al tasso di disoccupazione prevalente nel nostro paese: 10 per
cento (10,7% a maggio, dice l’Istat) potrebbe anche non ritrovare il lavoro. Il
risultato fa 8 mila, già dal 2019 e 3 mila prima della fine di quest’anno. Ai
tecnici della Camera, che hanno chiesto approfondimenti, Boeri invierà nuove
stime ottenute analizzando i dati forniti dallo stesso ministero del Lavoro
sull’andamento dei contratti a termine tra 2014 e primo trimestre 2018 e
basandosi su «diversi studi», elencati in una bibliografia contenuta nei
documenti consegnati alle commissioni, e «ampie evidenze empiriche» sugli
effetti di cambiamento delle norme, a partire da quelli ottenuti con la
soppressione dei voucher.
IN
OGNI CASO, ha ribadito il presidente dell’Inps, va considerata la «modestia»
del numero dei possibili «disoccupati», creato dal turn-over o dalle cessazioni
dei contratti. La situazione potrebbe anche essere stabilizzata. I portavoce
del M5S in Commissione non hanno accettato questa possibilità. «Sono
valutazioni politiche – hanno detto – non tengono conto degli ordinativi delle
imprese e del livello degli investimenti. Non ci sono ragioni evidenti per
attaccare un provvedimento che rimane per noi una svolta contro il precariato».
Ieri non sono state presentate stime alternative, alla luce dei criteri
elencati dai Cinque Stelle, e non solo.
BOERI
PUÒ AVERE «irritato il governo», come è stato fatto trapelare ieri sera, anche per
la ricostruzione del caso della «manina». Il ministero del lavoro guidato da Di
Maio aveva già messo in conto una riduzione dell’occupazione a tempo
determinato per effetto del decreto. La prima relazione tecnica è stata inviata
dall’Inps il 6 luglio 2018 alle ore 12.23. «Bisogna almeno sfogliarla per
carpirne i contenuti» ha detto Boeri a Di Maio. Un’espressione polemica che ha
prodotto la reazione ultimativa da parte del ministro del lavoro. La successiva
richiesta di chiarimenti, almeno per Boeri, non riguardava i dati sui
contratti. L’Inps ha rinviato la relazione il 6 luglio. La firma di Mattarella
è arrivata il 12. Il governo sarebbe stato a conoscenza della tabella una
settimana prima.

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