Stiamo distruggendo i raccolti palestinesi con le
nostre irrorazioni? Che novità, fa spallucce l’israeliano medio e passa a un
altro canale
Hamira Hass, Haretz
Fonte Nena
news
19
luglio 2018
Mentre stavo scrivendo il mio articolo
sull’erbicida israeliano irrorato a Gaza, ho appreso che i profughi del 1948
dal villaggio di Salama [villaggio che si trovava nei pressi di Jaffa,
nell’attuale Israele, ndtr.] vivono nel villaggio di Khuza’a [nella Striscia di
Gaza, ndtr.]. Sono agricoltori, come lo erano molti dei loro genitori e nonni.
All’epoca coltivavano limoni, banane e cereali e vendevano i loro raccolti a
Giaffa ed anche nelle comunità ebraiche.
Noi tendiamo ad associare i rifugiati palestinesi
ai campi profughi. Ma a volte si incontra qualcuno che, anche se esiliato dal
proprio villaggio, è riuscito a mantenere lo stesso tipo di vita e le stesse
risorse – cioè, a lavorare e vivere dei frutti della terra in Cisgiordania e
persino a Gaza. La famiglia Al-Najjar di Khuza’a è uno di questi casi.
Insieme a suo padre, Saleh al-Najjar, di 53 anni,
lavora 60 dunams (circa 15 acri) di terra che hanno in affitto a Khuza’a.
Impiegano tre braccianti e Saleh dice che tutti e cinque lavorano 12 ore al
giorno.
Con i lavori agricoli mantengono una continuità,
nonostante siano rifugiati ed abbiano perduto le loro terre di Salama – su cui
Israele ha costruito [la cittadina di] Kfar Shalem. Intanto Israele mantiene la
continuità danneggiando le loro fonti di reddito e la loro salute. Quando la
gente dice che la Nakba non è mai finita, può citare la famiglia Najjar come
ulteriore esempio. Uno tra milioni.
Negli ultimi quattro anni i Najjar – come centinaia
di altre famiglie nella parte orientale della Striscia di Gaza – hanno imparato
a temere anche i piccoli aerei civili. In primavera e in autunno, a volte anche
in inverno, per diversi giorni al mattino compaiono gli aerei, che sorvolano la
barriera di separazione. Ma le loro emissioni sono trasportate dal vento verso
occidente, attraversano il confine e raggiungono i campi di Gaza. Vedendo i
loro raccolti avvizziti, gli agricoltori hanno capito che gli aerei spargono
erbicidi.
La paura di questi pesticidi è persino maggiore di
quella dei carri armati israeliani che così spesso schiacciano la vegetazione
ad ovest della barriera di separazione – dato che gli erbicidi arrivano più
lontano, penetrano nel suolo e inquinano l’acqua. La Croce Rossa dice che le
coltivazioni fino a 2 km e 200 metri ad ovest della barriera di confine vengono
colpite dall’irrorazione. Quelle che si trovano tra i 100 e i 900 metri di
distanza sono state totalmente distrutte. I pozzi d’irrigazione situati a distanza
di un chilometro sono stati contaminati.
I rapporti di fonte palestinese sui pesticidi che
distruggono l’agricoltura di Gaza sono comparsi per la prima volta alla fine
del 2014. Un frutto della fantasia? A fine 2015 il portavoce dell’esercito
israeliano ha confermato al sito web +972 che si stava effettuando
l’irrorazione di pesticidi. Il Centro Al Mezan per i diritti umani,
un’organizzazione di Gaza, ha inviato campioni di terra per le analisi di
laboratorio. L’esercito non gli ha riferito che cosa venisse irrorato.
L’irrorazione di erbicidi allo scopo di distruggere
i raccolti non è il genere di cose su cui il servizio stampa dell’esercito
israeliano o il Coordinamento delle Attività di Governo nei Territori [l’ente
militare israeliano che governa i territori palestinesi occupati, ndtr.] sono
contenti di parlare o fornire volontariamente informazioni. Né è il tipo di
informazione che preoccupa molto gli israeliani, sia sui social media che come
usuale argomento di conversazione nelle case israeliane.
“Quindi stiamo distruggendo i raccolti palestinesi
irrorando pesticidi – che c’è di nuovo? Abbiamo fatto lo stesso coi raccolti
dei beduini nel Negev (prima che l’Alta Corte di Giustizia lo vietasse in
seguito ad una petizione di Adala) e coi terreni di Akraba [villaggio nella
zona di Nablus, nei territori palestinesi occupati, ndtr.] negli anni ’70. Se i
nostri bravi ragazzi hanno deciso di farlo, deve essere necessario”, dice
facendo spallucce l’israeliano medio, prima di cambiare canale. Ecco perché sto
cercando di tornare sul canale precedente.
La Divisione di Gaza dell’esercito israeliano
decide; il ministero della Difesa paga le compagnie aeree civili per farlo. I
campi di spinaci appassiti e le piante avvizzite di prezzemolo occupano la mia
mente. Penso anche ai figli di questi piloti: lo sanno che il vento trasporta i
prodotti chimici che i loro papà hanno spruzzato e che un altro papà non può
comprare le scarpe ed altre cose ai suoi figli a causa dei raccolti distrutti
per questo?
Richiesto di un commento, il ministero della Difesa
afferma: “L’irrorazione viene eseguita da compagnie debitamente autorizzate in
base alla legge del 1956 relativa alla protezione delle piante.” È vero che le
due compagnie civili che trasportano i pesticidi al di sopra della barriera di
confine – Chim-Nir e Telem Aviation – sono professionisti riconosciuti in
questo campo. Il ministero della Difesa dice anche: “L’irrorazione dei campi è
identica a quella effettuata in tutto Israele.”
Chiunque abbia scritto quella dichiarazione, o
offende l’intelligenza dei lettori israeliani, oppure confida che prenderanno
per buone le sue parole e non si preoccuperanno. Entrambe le cose sono vere. Il
ministero della Difesa ha solamente rivelato quali sono gli “identici” erbicidi
utilizzati, in risposta ad un’inchiesta di Gisha, il Centro Legale per la
Libertà di Movimento, in base alla legge per la libertà di informazione. I
componenti chimici sono il glifosato, l’oxifluorfen e il diuron.
Nonostante le numerose scoperte riguardo ai rischi
ambientali e per la salute posti dal glifosato, viene ancora usato in Israele.
Ma il portavoce del ministero della Difesa ignora il fatto che, pur con tutto
il dibattito su quanto siano dannose queste sostanze per l’ambiente e per la
salute della popolazione, il loro scopo è contribuire a proteggere i mezzi di
sostentamento degli agricoltori – non distruggere le loro coltivazioni, come
stiamo facendo a Gaza.
L’esercito ed il ministero della Difesa sanno che
queste sostanze chimiche irrorate non conoscono confine. Il danno sistematico
portato ai raccolti palestinesi dall’irrorazione non è casuale, è voluto.
Un’altra forma di guerra contro la salute e il benessere dei palestinesi, e
tutto sotto la logora copertura della sicurezza.
(Traduzione di Cristiana Cavagna – Zeitun.info)

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