La scelta dell’ONG dettata dalle minacce di Salvini:
«la donna sopravvissuta deve avere piena libertà di rendere testimonianza in
condizioni di tranquillità e di sicurezza»
Redazioine Progetto Melting pot Europa
19
luglio 2018
La Open Arms chiede alla MRCC spagnola di assumere
il coordinamento dell’operazione SAR che ieri mattina ha portato al recupero
dei corpi senza vita di una donna e di un bambino di pochi anni; e al
salvataggio di una superstite del naufragio di lunedì sera.
La
richiesta, secondo la nota dell’Ong spagnola, nasce dalla considerazione che
l’ipotesi di approdare in un porto italiano (la possibilità di Catania è stata
comunicata solo alle ore 23:04 di martedì) presenta comunque molteplici fattori
critici. Il primo è costituito dalle dichiarazioni del Ministro dell’Interno
italiano, Matteo Salvini, che ha definito "bugie e insulti" la
documentazione offerta dall’ONG attraverso la pubblicazione delle tragiche
immagini dell’area di mare dove è avvenuta l’operazione condotta dalla Guardia
Costiera libica.
Risulta
incomprensibile, poi, perché la disponibilità iniziale ad accogliere la donna
in stato di grave ipotermia non sia stata accompagnata dalla stessa
disponibilità per i due cadaveri ritrovati.
Ancora,
il reiterato annuncio di una sorta di contro inchiesta o contro versione
rispetto alla probabile dinamica dei fatti accaduti lunedì sera, inducono
preoccupazione rispetto alla tutela della donna sopravvissuta e della sua piena
libertà di rendere testimonianza in condizioni di tranquillità e di sicurezza.
Tutto
ciò - aggiunge Open Arms - mentre la Commissione Europea, l’ONU, la Corte
Europea dei Diritti Umani e l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari
Esteri, ribadiscono che la Libia non è in alcun modo un paese sicuro.
Per
tutte queste ragioni Procativa Open Arms ha deciso di indirizzare le due navi
verso le coste spagnole.
Oscar
Camps, direttore e fondatore della ONG, a bordo della Open Arms e testimone di
quanto accaduto ieri, dichiara: “la guardia costiera libica ha annunciato di
aver intercettato una barca con 158 persone a bordo e di aver prestato loro
assistenza medica e umanitaria. Quello che non ha dichiarato è di aver
abbandonato due donne e un bambino a bordo dell’imbarcazione perché rifiutavano
di salire sulla motovedetta. Questa mattina, quando siamo arrivati, ci siamo
accorti che una delle due donne era ancora viva, mentre non c’era più nulla da
fare per l’altra donna e il bambino, deceduti a quanto pare, poche ore prima
del nostro arrivo. Per quanto ancora dovremo combattere con assassini assoldati
dal governo italiano per uccidere e torturare le persone che tentano di
attraversare il Mediterraneo? Di questo crimine è responsabile la politica
di Matteo Salvini”.
Quello
che l’equipaggio dell’Open Arms ha vissuto ieri, così come il tragico aumento
delle morti in mare degli ultimi mesi, è senza dubbio la conseguenza diretta
della guerra dichiarata alle ONG che si occupano di soccorso in mare nel
Mediterraneo, che ha come obiettivo chiaro quello di legittimare le milizie
libiche finanziate e addestrate dall’Italia e dalla UE per frenare l’arrivo
delle persone che tentano di fuggire in Europa.
Una guerra che nega la difesa dei diritti più elementari delle persone scampate all’inferno della Libia, paese senza un governo stabile e nel quale si perseguita, si incarcera, si ricatta, si stupra, si schiavizza e si uccide con assoluta impunità.
Una guerra che nega la difesa dei diritti più elementari delle persone scampate all’inferno della Libia, paese senza un governo stabile e nel quale si perseguita, si incarcera, si ricatta, si stupra, si schiavizza e si uccide con assoluta impunità.

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