I cambiamenti climatici
sono la diretta conseguenza del riscaldamento globale. Un approfondimento su
tutto quello che c’è da sapere su cause e conseguenze di una delle minacce più
gravi del nostro tempo.
Gwynne Dyer, INTERNAZIONALE
20 luglio 2018
Ecco
due fatti interessanti. Il primo è che le temperature invernali di quest’anno
nell’Artico sono state le più alte mai registrate. In due giorni di febbraio ha
fatto addirittura più caldo al polo nord che a Zurigo, in Svizzera. In una
località della Groenlandia, la temperatura è salita di venti gradi celsius
rispetto alla media abituale per quel periodo dell’anno.
L’altro
fatto interessante, rivelato il mese scorso da due articoli di Nature, una
delle più autorevoli riviste scientifiche del mondo, è che la corrente del
Golfo sta rallentando, facendo registrare la velocità più bassa degli ultimi
1.600 anni – non ci sono studi sul periodo precedente. Potrebbero essere due
pessime notizie per l’Europa occidentale.
La
difficoltà è capire cosa implichino: significano qualcosa o si tratta solo di
variazioni casuali d’intensità assolutamente rara? È a questo punto della
discussione che gli scienziati del clima hanno cominciato a usare spesso
l’espressione “non lineare”.
La
maggior parte delle persone pensa che il riscaldamento globale sia un processo
graduale e ordinato. Può darsi che provocherà molti danni, ma succederà
progressivamente, non con l’intensità di un pugno in faccia. Sfortunatamente
non è così che i cambiamenti climatici si sono verificati in passato.
Il
cambiamento può essere improvviso e piuttosto estremo, e una volta che succede,
diventa la nuova norma, a volte per un periodo lunghissimo. Come molti sistemi
complessi, il clima non è lineare: resta invariato per lungo tempo, finché
all’improvviso non si raggiunge un “punto di svolta” e tutto il sistema
acquisisce una nuova configurazione.
È
ormai quasi certo che il prossimo decennio osserveremo un Artico quasi privo di
ghiaccio
Il
riscaldamento dell’Artico, ad esempio, è non lineare. La tendenza è stata
costante per decenni, ma negli ultimi anni ha avuto un’accelerazione: la
quantità di copertura glaciale del mare nel periodo di massimo congelamento, a
fine marzo, è stata di gran lunga la più bassa di sempre tra il 2015 e il 2018.
È
ormai quasi certo che il prossimo decennio osserveremo un Artico quasi privo di
ghiaccio alla fine della stagione degli scioglimenti, in estate. Una parte si
riformerà l’inverno dopo, ma in proporzioni sempre minori col passare degli
anni. Senza una copertura di ghiaccio, l’acqua verrà riscaldata direttamente
dalla luce solare, e quindi un giorno l’intero mare si ritroverà perlopiù senza
ghiaccio per tutto l’anno.
Tuttavia,
per ora il principale motivo di preoccupazione riguarda gli effetti del
riscaldamento sulla calotta glaciale della Groenlandia. Il ghiaccio si trova
sulla terraferma e quando si scioglie fa salire il livello del mare. Inoltre,
nel breve periodo immette una grande quantità di acqua fresca nell’oceano
Atlantico del nord.
Le conseguenze
sulla corrente del Golfo
Potrebbe
essere questo uno dei fattori che sta rallentando la corrente del Golfo. Una
corrente di acqua calda proveniente dai tropici che viaggia in direzione dei
mari del nord, tra Islanda e Norvegia, a una velocità media di sei chilometri
all’ora e con una quantità d’acqua pari a quella di tutti i fiumi del mondo.
Questa
contribuisce a mantenere calda l’Europa nordoccidentale: l’Inghilterra è alla
stessa latitudine della penisola di Labrador, ma la temperatura media è più
calda di oltre dieci gradi celsius. La Norvegia, con cinque milioni di
abitanti, è a circa la stessa latitudine della Groenlandia meridionale, dove
vivono cinquantamila persone.
In
un passato lontano è già accaduto che la corrente del Golfo si fermasse del
tutto, a volte anche per secoli. Per essere più precisi, quando succede smette
di andare così tanto a nord: s’immerge in profondità e si dirige verso sud
molto prima di aver raggiunto la latitudine di paesi europei come l’Irlanda, la
Gran Bretagna e la Norvegia. E quando questo è accaduto, la temperatura media di
questi paesi è scesa anche di dieci gradi celsius.
Ci
sono motivi di credere che è successo durante periodi di surriscaldamento
globale, che fa sciogliere molta acqua fredda nei mari del nord e impedisce
alla corrente del Golfo di arrivare a nord. Questo è quel che sta per succedere
di nuovo? Nessuno lo sa, ma secondo gli ultimi studi, la corrente del Golfo ha
già rallentato del 15 per cento negli ultimi 50-150 anni.
Quando
si è arrestata, la cosa è avvenuta in maniera improvvisa e rapida: non lineare,
insomma. Un rallentamento del 15 per cento non è necessariamente un indicatore
che l’intera sezione nord della corrente sta nuovamente per fermarsi. Ma, di
nuovo, non è impossibile che questo accada.
(Traduzione
di Federico Ferrone)

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