Secondo gli israeliani, i
caccia militari sono entrati in azione per fermare il lancio di un “palloncino
incendiario” contro il suo territorio. Il movimento islamico promette: “Tel
Aviv pagherà un prezzo con il suo sangue”. Attese per oggi le proteste di
centinaia di gazawi al confine
Redazione Nena
News
20 luglio 2018
ore
12:30 Lieberman: “Hamas ci sta portando a compiere una larga offensiva a Gaza”
“Stiamo
cercando di essere attenti e responsabili, ma i capi di Hamas ci stanno
portando ad una situazione in cui non avremo scelta, ad una situazione in cui
dovremo compiere una larga e dolorosa operazione militare, non soltanto uno
show, ma una larga e dolorosa operazione militare” ha detto oggi da Sderot
(città israeliana vicino al confine con Gaza) il ministro della difesa
israeliano Avigdor Lieberman. “Credo – ha poi aggiunto – che gli unici
responsabili per questa situazione siano i dirigenti di Hamas, ma purtroppo
saranno i residenti di Gaza a pagarne il prezzo”.
Sui
motivi di una possibile nuova offensiva Liberman ha poi spiegato che “il vero
problema è l’erosione della deterrenza [israeliana], un cambiamento
nell’equilibrio e, certamente, la sensazione di sicurezza che non è meno
importante della stessa sicurezza”.
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Roma,
20 luglio 2018, Nena News – La tensione continua ad essere alta nella Striscia
di Gaza dove l’aviazione israeliana ha ieri ucciso un 22enne gazawi, Abed Karim
Ridwan, e ha ferito tre persone in un raid aereo che ha colpito la zona di
Rafah, nel sud dell’enclave palestinese assediata.
Secondo
la versione di Tel Aviv, i caccia da guerra israeliani sono entrati in azione
ieri pomeriggio per fermare alcuni membri di Hamas che erano pronti a lanciare
un “palloncino incendiario” verso Israele. L’esercito ha poi fatto sapere che,
per risposta, i palestinesi avrebbero lanciato due colpi di mortaio verso
Israele senza provocare danni. Nelle stesse ore in cui l’aviazione israeliana
colpiva Gaza, il ministro della difesa israeliano Lieberman era in riunione con
alcuni ufficiali della sicurezza “per valutare la situazione” della Striscia.
In una nota pubblicata sul suo sito, il braccio militare di Hamas, le brigate
Izz al-Din al Qassam, ha definito l’attacco di ieri di Tel Aviv un “odioso
crimine, una idiozia per cui è completamente responsabile. [Israele] pagherà un
prezzo con il suo sangue”.
Israele
ha promesso in questi mesi una dura risposta contro i palloncini e gli aquiloni
incendiari palestinesi che, sostiene, hanno bruciato almeno 3.000 ettari di
terra nell’area israeliana che confina con la Striscia. Alcuni giorni fa il
premier Netanyahu ha aperto ad una offensiva quando ha detto che “le forze
armate sono pronte ad ogni sviluppo”. Parole che sembrano essere confermate
anche dalle esercitazioni militari che hanno avuto luogo nei giorni scorsi nel
sud di Israele durante le quali è stata simulata l’occupazione di Gaza.
La
tensione è altissima: molti esponenti del governo israeliano chiedono da tempo
una “dura risposta” contro gli “attacchi incendiari” palestinesi per i quali l’esecutivo
Netanyahu chiede la loro fine entro oggi. Che l’ultimatum di Israele non si
limita solo a parole appare sempre più evidente: la scorsa settimana si sono
registrati i più duri bombardamenti israeliani a Gaza dall’offensiva del 2014
“Margine Protettivo”: ad essere stati uccisi sono stati due adolescenti
palestinesi. Oltre 200 sono stati invece i razzi lanciati dai gazawi contro
Israele: 4 israeliani sono stati feriti da un missile che ha centrato una casa
nella vicina cittadina di Sderot.
Oggi,
intanto, per la 17esima settimana consecutiva, sono attese le proteste di
centinaia di gazawi al confine tra la Striscia e Israele. In questi ultimi mesi
i palestinesi hanno manifestato in massa a ridosso delle linee di demarcazione
con lo stato ebraico nell’ambito della “Grande Marcia del Ritorno” contro
l’assedio di Gaza. Proteste alle quali l’esercito israeliano ha reagito facendo
fuoco con i suoi tiratori scelti uccidendo, dal 30 marzo ad oggi, almeno 139
dimostranti e ferendone molte altre migliaia.
Ieri,
intanto, il ramo politico di Hamas ha fatto sapere di sostenere la
riconciliazione nazionale con i rivali di Fatah promossa dall’Egitto. A
riferire la notizia è stato proprio l’ufficio del capo del movimento islamico
palestinese, Ismail Haniyeh. In una nota Hamas ha fatto sapere che Haniyeh ha
discusso con il capo dell’Intelligence egiziana Abbas Kamel degli “ultimi
sviluppi relativi alla questione palestinese e, in particolar modo, alla
riconciliazione [nazionale] e ai progetti umanitari per la popolazione della
Striscia di Gaza”. Il dialogo tra i due è stato anticipato la scorsa settimana
da un viaggio di una delegazione di Hamas al Cairo. Per ora Fatah non ha
commentato la notizia. Finora i ripetuti tentativi di riconciliazione tra le
due principali forze palestinesi, iniziati ufficialmente nell’ottobre del 2017,
non hanno prodotto alcun risultato. Nena News

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