Intervista a Ivan Pedretti (Spi). Il ritorno ai voucher cancella
i miglioramenti Pensioni: governo pericoloso. «Rilanciamo la sanità pubblica».
"Per il congresso puntiamo sulla partecipazione tenendo assemblee nelle
piazze. Il segretario lo troveremo tutti assieme, ma dovrà interpretare il
cambiamento"
Massimo Franchi, Il
manifesto
23 luglio 2018
Pedretti, segretario generale dei pensionati dello Spi. domani
il Direttivo della Cgil discuterà la linea da tenere verso il governo. Qual è
la sua posizione?
La mia opinione è
che il governo ha una politica di destra abbastanza marcata che viene
capeggiata dal vice presidente Salvini fondata sull’intolleranza e negazione
dei diritti umanitari. E noi come Cgil non possiamo stare a guardare quando
viene messa in dubbio l’umanità del nostro paese.
Non distingue quindi tra l’anima di destra di Salvini sui
migranti e quella più a sinistra di Di Maio su lavoro e vertenze?
Sul piano economico
si sente parlare di un condono sopra i 100 mila euro, una norma a favore degli
evasori. Se aggiungiamo la flat tax che toglie tasse ai ricchi quando è ormai
dimostrato che questo non produce investimenti perché i ricchi i soldi se li
tengono, il quadro è ancor più di destra.
Non salva neanche
il decreto Dignità? Per la prima volta si ridà qualche diritto ai lavoratori e
le imprese sono sul piede di guerra.
A parte il nome che
è sconsiderato perché si tratta di un pannicello caldo, capisco che sia un
passettino avanti che cerca di ridurre lievemente la precarietà – che alla fine
non verrà ridotta – ma non c’è niente di strutturale. Soprattutto non
ripristina l’articolo 18 che per me non è un simbolo, è un diritto dei
lavoratori: essere reintegrati dopo un licenziamento ingiustificato. Si tratta
quindi di interventi limitati che rischiano di essere fagocitati dal ripristino
dei voucher nell’agricoltura e forse anche nel commercio aprendo una voragine
di precariato. E il tutto viene fatto senza confronto con i sindacati. Come
potremo giudicare tutto questo? Ci siamo battuti contro i governi precedenti,
dobbiamo farlo anche adesso.
Sulle pensioni
invece da una parte ci sono Di Maio e Boeri che vogliono tagliare le pensioni
d’oro ricalcolandole tutte col contributivo, dall’altra Salvini e Brambilla con
la stessa ricetta per introdurre Quota 100 e Quota 41 e mezzo anche se con
molti paletti.
È una visione che
continua a tenere separate le generazioni. Noi rispondiamo riproponendo la
radicalità della piattaforma con Cisl e Uil: serve una pensione di garanzia per
i giovani – altro che reddito di cittadinanza – sostenuto da un lavoro
dignitoso e meno precario da una parte; dall’altra riconoscimento del lavoro di
cura per le doone che hanno figli e genitori non autosufficienti a carico.
Il piano di Boeri e
Di Maio aprirebbe al ricalcolo contributivo di tutte le pensioni. Forse per voi
è meglio che litighino per non peggiorare la situazione.
Di Maio e Boeri mi
sembrano i ladri di Pisa che di giorno litigano e di notte vanno d’accordo. Un
intervento sulle pensioni d’oro è un atto di solidarietà che deve essere
progressivo e temporaneo, limitato e che non può rispondere all’esigenza di
alzare le pensioni basse che, fra l’altro, non sono pensioni sociali ma legate
a contributi. Per rispondere alla condizione di povertà di milioni di
pensionati meglio allargare il Rei. Bisogna inoltre rilanciare l’Ape social
anche per altre categorie di lavoratori e rendere il sistema flessibile in
uscita lavorando sui coefficienti di trasformazione e bloccando l’aspettativa
di vita, mentre Quota 100 e Quota 41 aiutano poche persone. Il ricalcolo
contributivo è sempre stato nella testa di Boeri: andrebbe a danneggiare
milioni di lavoratori e operai che i contributi li hanno versati tutti.
Passiamo al congresso Cgil partito già da qualche mese, come
stanno andando le assemblee? Come arriverete a Bari a gennaio?
Noi ci siamo
impegnati a renderle più partecipate. Per questo soprattutto a settembre
convocheremo le leghe dello Spi nelle piazze delle città aperte a tutti i
cittadini.
Tutti si chiedono
però chi alla fine prenderà il testimone di Susanna Camusso.
Il tema non è il
nome del segretario. Il tema è come la Cgil sia in grado di interpretare i
cambiamenti del mondo del lavoro – algoritmi, precarietà – e dell’intera
società. Per questo credo dovremmo dare grande importanza al rilancio del
servizio sanitario nazionale: io propongo di rilanciarlo usando i 4 miliardi
l’anno che sono finiti per defiscalizzare la sanità privata. Dobbiamo essere
più per l’universalismo che per il mutualismo che, come dimostra il sistema
cooperativo, è in crisi. Comunque alla fine un segretario generale lo
troveremo. E lo troveremo tutti assieme. Ma dovrà essere qualcuno o qualcuna
che sa interpretare il cambiamento.

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