Emendamento condiviso
M5S-Lega: "Periodo transitorio per consentire alle aziende di adeguarsi
alla nuova disciplina"
Claudio
Paudice, Huffington post
21 luglio 2018
Il
pacchetto emendamenti presentato da Movimento 5 Stelle e Lega fotografa
l'ennesimo passo falso nell'accidentato iter del Decreto Dignità. Lasciati alle
spalle i ritardi nella presentazione del provvedimento in Cdm e gli imbarazzi
per i fantomatici 8mila posti di lavoro in meno all'anno inseriti nella
relazione tecnica, le modifiche che la maggioranza intende apportare nella
legge di conversione del Dl 87/2018 sono un boomerang per chi, come Luigi Di
Maio, ha sventolato la "necessità" e "l'urgenza"
procedurale nella stretta ai contratti a termine. Un emendamento condiviso da
leghisti e grillini prevede infatti un periodo transitorio (fino al 30
settembre) nel quale si potranno applicare le vecchie regole ai contratti già
in essere, per dare più tempo di adeguarsi alle imprese. Recita la proposta di
modifica:
Al
comma 2, le parole "nonché ai rinnovi e alle proroghe dei contratti in
corso alla medesima data" sono sostituite dalle seguenti: ". Per i
contratti in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, si
applica la disciplina previgente sino al 30 settembre 2018".
Come
spiega chi ha lavorato all'emendamento, la nuova disciplina dei contratti
"comporta decise problematiche di applicazione nella sua fase iniziale,
dato il limitatissimo periodo di adeguamento concesso alle imprese dovuto
all'immediata efficacia degli interventi riformatori introdotti tramite lo
strumento del Decreto legge".
È
un'ammissione di colpa: a causa del ricorso al decreto legge che, in virtù dei
suoi presupposti di "necessità e urgenza" entra in vigore il giorno
dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, tutti i contratti a tempo
determinato in essere sono sottoposti alla nuova disciplina. Che, va ricordato,
prevede un tetto di 24 mesi (e non più di 36) per rinnovi o proroghe e,
soprattutto, il ritorno delle causali a partire dal secondo rinnovo. Con le
causali in vigore da subito e senza un adeguato preavviso, le aziende però
accuserebbero un colpo pesantissimo.
Prevedendo
"una prima fase 'ibrida'" si dà così "modo alle imprese
(soprattutto alle PMI) di riparametrare il proprio organico e riorganizzare la
propria struttura all'intervenuto mutamento normativo senza le pesanti
conseguenze a cui, invece, sono ad oggi esposte (basti ricordare che il
superamento del termine massimo di durata del contratto a tempo determinato o
il mancato rispetto del numero di proroghe, comportano, per espressa previsione
del D.Lgs. 81/2015, la conversione del rapporto in contratto a tempo
indeterminato)". Il rischio, ora, è che ci sia una corsa ai rinnovi dei
contratti da parte delle aziende che puntano, prevedibilmente, ad aggirare
l'ostacolo delle causali, e prendendo così tempo in vista della
riorganizzazione dei propri organici a seguito delle nuove norme.
Dal
punto di vista procedurale, resta però un altro boomerang per il primo atto del
Governo e, soprattutto, per il suo "padre" politico, il vicepremier
Luigi Di Maio. Ma le modifiche che la maggioranza intende apportare al
frettoloso decreto non sono finite. Nel pacchetto di proposte concordate, poco
più di una trentina, vengono riviste anche le norme sulla somministrazione,
eliminando le causali dai contratti stipulati dalle agenzie (perché l'attuale
formulazione delle causali è di "impossibile applicazione" per le
Agenzie del lavoro) ed escludendo anche gli intervalli tra un contratto e
l'altro (perché lo "stop&go" per i somministrati rischia di
ridurre la loro attività lavorativa, incrementare "prevedibilmente"
le richieste di disoccupazione e favorire contratti di durata minima).
Si
chiede poi di estendere anche alle assunzioni di under 35 che si faranno nel
2019 e nel 2020 il bonus del 50% dei contributi che altrimenti, dal prossimo
anno, sarebbe valido solo per le assunzioni di under 30. La maggioranza propone
per gli over 35 un incentivo alla stabilizzazione: in questo caso ai datori di
lavoro è concesso uno sconto "pari a ciascun aumento" dello 0,5%
previsto dal decreto a ogni rinnovo.
Previste
anche multe per la somministrazione fraudolenta e comprendendo questo tipo di
contratti, quando a scadenza, nel calcolo del 20% dei contratti a termine che
una azienda può stipulare rispetto alla sua forza lavoro complessiva; e poi il
ritorno dei voucher che, per l'agricoltura, potranno essere utilizzati in un
arco temporale di 10 giorni anziché i 3 giorni attuali. Ritocchi anche alle
norme contro le delocalizzazioni, a partire da quelle a difesa dei livelli
occupazionali. La stretta si allenta visto le aziende decadranno dai benefici
solo se il taglio dei posti di lavoro supera il 50% (e non più in modo
proporzionale a partire da un taglio del 10%).

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