Stefano
Bleggi (Melting Pot Europa) e Marco Sirotti (Centri sociali del Nord-Est)
21
luglio 2018
Una
scommessa vinta. La sensazione che alla fine del corteo attraversa i volti
carichi di tensione e stanchezza. Migliaia, non conta il numero esatto: a
memoria d’uomo il più grande corteo che la Riviera di Ponente abbia mai visto.
L’azzardo di Progetto 20k si è rivelato un’intuizione corretta. Il lungo
percorso sotto il sole cocente ha abbracciato la città alta, per entrare nella
zona rivierasca del centro abitato e attestarsi proprio accanto a quel palazzo
comunale. Qui, circa due anni fa, il governo cittadino a trazione PD del
Sindaco Iaculano emanava le prime ordinanze anti-umanitarie, inventando di
fatto il «reato di solidarietà» e aprendo la strada alle normative repressive
di Marco Minniti.
Intesa
come un “Pride”, la manifestazione di ieri ha sicuramente segnato una svolta
per attivisti/e e solidali che da oltre due anni svolgono un imponente lavoro
di sostegno attivo ai migranti bloccati dal regime dei confini dell’Unione
Europea. Le condizioni in città sono difficili, la presenza dei migranti sotto
il ponte di via Tenda non è tollerata dagli abitanti. A sera, mentre i
manifestanti tornano ai pullman e al punto di distribuzione dei pasti si
raccolgono circa centocinquanta migranti, odio e disprezzo vengono urlati dalle
finestre socchiuse.
Si
capisce davvero perché questa giornata «serviva», come ripetono gli attivisti
di 20k e delle realtà liguri.
Certo,
il risultato immediatamente percepibile sta sul piano locale, ma altrettanto
importante è la composizione del corteo, tanto in termini di provenienza
territoriale quanto - soprattutto - rispetto alla ricchezza di elaborazione
politica che i molti contributi dal microfono hanno evidenziato. Il concetto di
confine è stato declinato come darsi materiale di frontiere tra Stati,
reificazione di tensioni economiche e politiche dentro l’UE, oppure come
barriera immateriale eretta attraverso distinzioni di razza, genere, salario o
condizioni contrattuali.
La
capacità di articolare dentro un unico flusso politico-comunicativo aspetti
così diversi indica chiaramente la qualità e il livello di elaborazione
complessiva di cui i movimenti sociali sono capaci. Gli interventi finali,
leggendo questa capacità, hanno provato a rilanciare con una proposta di
assemblea, ancora da definire nei tempi e nei luoghi, ma di cui l’ossatura
politica è ben chiara: antirazzismo, antisessismo, giustizia sociale.
In
questo scorcio d’estate, che vede il governo Di Maio-Salvini muovere i primi
passi tra la chiusura di porti e confini, e il conseguente aumento dei morti
nel Mediterraneo, e l’immobilismo sul piano dei diritti sociali, la due giorni
ventimigliese - iniziata venerdì con l’iniziativa sulla frontiera - segna il
primo passo concreto compiuto dai movimenti.
Sta
ora alle realtà organizzate e alle piattaforme di connessione di soggettività
dare forma ad una proposta che sappia aprire uno spazio di ragionamento
attrattivo per i molti che si riconoscono nei concetti, nel sentire e nelle
pratiche che questa due giorni ci ha regalato.

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