Nuovo rapporto
dell’Unicef: oltre 5.500 i minori uccisi o feriti dal marzo 2015. Nuove stragi
saudite mentre ad Hodeidah gli Houthi accettano l’ingresso dell’Onu. Ma Riyadh
e Abu Dhabi frenano
Chiara Cruciati, Nena news
20 luglio 2018
Roma,
4 luglio 2018, Nena News – La pausa ad Hodeidah non significa cessate il fuoco
nel resto dello Yemen. Da tre giorni gli Emirati arabi hanno annunciato la
sospensione dei raid sulla città portuale occidentale in attesa di sviluppi
diplomatici, capitanati dall’inviato dell’Onu Martin Griffiths. Ma la
coalizione a guida saudita continua a bombardare.
Nella
stessa Hodeidah dove in due giorni sono morte 50 persone, e in altre zone del
paese: ieri 11 civili sono stati uccisi da un raid che ha colpito dei veicoli
diretti a un matrimonio, nella provincia settentrionale di Saa’da, tra le
roccaforti dei ribelli Houthi. Una donna è invece morta quando il palazzo in
cui viveva è stato centrato da un bombardamento saudita a Haydan; nello stesso
distretto tre contadini sono stati uccisi da un raid sulla loro fattoria.
Una
tragedia che ieri le Nazioni unite sono tornate a denunciare con un rapporto
dedicato ai bambini: l’operazione saudita nel paese più povero del Golfo ha
ucciso almeno 2.200 minori e ne ha feriti 3.400, una media di cinque vittime
(tra morti e feriti) al giorno.
«Dal
2015 oltre la metà degli ospedali ha smesso di funzionare e 1.500 scuole sono
state danneggiate dai bombardamenti – spiega Henrietta Fore, direttrice
esecutiva dell’Unicef – (I bambini) sono lasciati fuori dalle scuole, costretti
a combattere, a sposarsi, sono affamati, muoiono di malattie curabili». Numeri
terribili ma sottostimati dall’assenza di un monitoraggio esteso a causa della
presenza a singhiozzo e a macchia di leopardo delle agenzie internazionali.
Non
aiuta il blocco navale e aereo imposto da Riyadh, ulteriormente aggravato
dall’operazione in corso sulla città di Hodeidah, controllata dagli Houthi e da
settimane oggetto di una dura campagna aerea da parte della coalizione sunnita.
L’Onu
sta lavorando da giorni per giungere a un compromesso, almeno sulla gestione
del porto: ieri Griffiths era a Sana’a per incontrare di nuovo la leadership
Houthi che si è detta disponibile a condividere con le Nazioni unite il
controllo dello scalo da cui entra il 70% degli aiuti umanitari totali.
Da
parte sua Abu Dhabi (non Riyadh) ha interrotto i bombardamenti: «Accogliamo i
continui sforzi dell’inviato Onu per ottenere un ritiro incondizionato degli
Houthi da Hodeidah», ha scritto il ministro degli Esteri emiratino Anwar
Gargash su Twitter, inserendo una clausola inaccettabile per il movimento
ribelle, ovvero il ritiro.
Per
la coalizione anti-Houthi un obiettivo indispensabile da archiviare: senza il
porto di Hodeidah, i ribelli si ritroverebbero senza una finestra sull’esterno
e sarebbero destinati a una repentina sconfitta.

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