lunedì 27 agosto 2018

EUROPA Il commissario Oettinger striglia Di Maio sui fondi: «Quali 20 miliardi, l’Italia ne versa solo tre»


Europa. Salvini si prepara allo scontro con i pm siciliani: «Inchiesta boomerang, non voglio l’immunità»

Andrea Colombo - Il manifesto
28 agosto 2018

Sembra lo strascico del braccio di ferro sui profughi della Diciotti. In realtà è il prologo di uno scontro tra Italia ed Europa che si profila su un fronte persino più incandescente, quello della legge di bilancio italiana. La minaccia di porre il veto sia sul bilancio europeo che sul Ceta e di non pagare i contributi annuali alla Ue, messa sul tavolo da un Di Maio ormai completamente «salvinizzato», è stata sbandierata come una «rappresaglia» per la mancata volontà dei Paesi europei nell’accogliere i richiedenti asilo. In realtà, come ammettono senza remora i leghisti e come aveva del resto detto chiaramente lo stesso Di Maio, si tratta di armi sfoderate a scopo «negoziale» in vista della finanziaria.
LA REPLICA EUROPEA è arrivata ieri, affidata a uno dei duri della Commissione: il responsabile del Bilancio Oettinger, che definisce «una farsa» la somma squadernata da Di Maio, secondo cui l’Italia contribuisce ogni anno con 20 mliardi. «Non è affatto così», replica il ringhoso Oettinger: «L’Italia non versa 20 miliardi ma tra i 14 e i 16 circa. Se si sottraggono i contributi che arrivano al Paese restano 3 miliardi». Sulla minaccia di veto al bilancio europeo per gli anni da 2020 al 2027 il commissario preferisce glissare ma con tono di aperto sprezzo: «Non abbiamo alcuna intenzione di reagire quotidianamente a queste minacce, altrimenti avremmo troppo lavoro». La posizione di Berlino coincide, va da sé, con quella di Bruxelles. Il portavoce della Merkel Seibert liquida la faccenda con poche parole: «Il contributo è stato ratificato nei Trattati. Vale per tutti».
La replica di Di Maio è stizzita e furiosa: «Ecco la considerazione che hanno del nostro Paese. Sono abituati a premier e ministri col cappello in mano. E’ una visione miope, a tratti folle, incapace di fotografare la realtà». Più pacato Giorgetti: «Oggi l’autorità europea mi sembra un po’ meno legittimata che in passato a rivestire i panni di austera custode dei conti e dei bilanci». In effetti, fanno notare fonti vicine a Salvini, è vero che il contributo italiano, che cambia di anno in anno sia in uscita che in entrata, è in media quello indicato da Oettiger, ma è anche vero che i miliardi ricevuti sono vincolati, che i 3 miliardi eccedenti potrebbero comunque essere adoperati per la sterilizzazione dell’aumento Iva e che pur se i trattati obbligano a versare il contributo si aprirebbe comunque un contenzioso utile per negoziare sulla legge di bilancio. Lo stesso veto sul bilancio pluriennale è si depotenziato dal fatto che metterlo a punto è una storia lunga, tanto che l’ultima volta furono necessari ben 29 mesi, ma l’argomento può avere ugualmente il suo peso quando, tra poche settimane, si aprirà la partita sulla manovra.
MA QUESTE SONO SCARAMUCCE abituali alla vigila del varo della legge di stabilità. A rendere la vicenda diversa è la cornice in cui si inscrive quello che altrimenti sarebbe il solito braccio di ferro. L’obiettivo di Salvini e ormai anche di Di Maio non è più solo, come per Renzi o Gentiloni, strappare condizioni migliori, un po’ di flessibilità in più, il permesso di ricorrere al deficit. La meta è molto più ambiziosa: una forza politica europea, la «Lega delle Leghe», in grado di battere sia il Pse che lo stesso Ppe per cambiare radicalmente i connotati dell’Europa, a partire dalla blindatura dei confini esterni. Bruxelles è consapevole di quale sia la posta in gioco: per questo la scelta fra trattare, come si aspetta l’Italia, oppure reagire con il pugno di ferro sarà influenzata da considerazioni politiche molto diverse da quelle abituali. La sfida iniziata intorno alla Diciotti rischia fortemente di essere combattuta in autunno sulla finanziaria.
QUESTA STESSA CORNICE spiega la decisione di Salvini, confermata per ora in pubblico e in privato: rinunciare all’immunità, se verrà rinviato a giudizio, per affrontare il processo e trasformare il banco degli imputati in una tribuna impareggiabile. Su quel fronte il leghista ha incassato la solidarietà, concessa per la verità di malavoglia, da Berlusconi. Il voto contrario all’autorizzazione a procedere è dunque certo. Ma con l’assalto all’Europa in ballo la tentazione di presentarsi in tribunale da martire è davvero fortissima.

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