Istat.
Ancora una frenata del Pil
Il Manifesto
Oltre 18 milioni di italiani
risultano a rischio povertà o esclusione sociale, il 30% della popolazione,
quasi uno su tre. In Europa stanno peggio solo in Bulgaria, Romania, Grecia e
Lituania, ma la situazione sociale italiana è molto lontana da quella francese
di Francia (il 18,2% è a rischio «esclusione»), Germania (19,7%) e Regno Unito
(22,2%). è il risultato del monitoraggio sui 17 obiettivi dello sviluppo
sostenibile contenuti nell’Agenda 2030 (Sustainable Development Goals – SDGs).
Per la strategia Europa 2020
l’Italia dovrebbe far uscire 2,2 milioni di persone dalla condizione di povertà
ed esclusione sociale, rispetto al 2008 quando 15 milioni si trovavano in
questa situazione. In poco meno di due anni si dovrebbe fare quello che non è
accaduto in dieci. La povertà sta invece crescendo. Nel Mezzogiorno è a rischio
di povertà quasi la metà della popolazione (46,9%) contro uno ogni cinque del
Nord (19,4%). Nel 2017 si stima siano 5 milioni e 58mila gli individui a
trovarsi in una condizione di difficoltà estrema (8,4% in «povertà assoluta»),
mentre peggiora la condizione dei giovani e degli anziani, i più esposti in
questo processo dove non manca la povertà di reddito e la grave deprivazione
materiale. Va ricordato, come emerso chiaramente nel rapporto Istat che le più
malmesse sono le famiglie degli stranieri residenti che vivono e lavorano: il
27% di quelle povere nel nostro paese, oltre una su quattro, più di un terzo
sul totale degli indigenti.
Ieri l’Istat ha evidenziato una
nuova decelerazione della crescita. I consumi crescono solo sul web. Cibo e bevande
esclusi, a maggio, sono ferme le vendite della grande distribuzione e in caduta
libera quelle dei piccoli negozi (-2,3%). Confesercenti ha definito i dati
Istat «una tragedia». I saldi 2018 saranno «i più scontati degli ultimi anni»
con riduzioni del 30-40% sul prezzo di cartellino. L’insieme dei primi cinque
mesi dell’anno, poi, mostra un quadro di consumi in caduta, dello 0,2% in
valore e dello 0,6% in volume. Nel commercio tradizionale, solo le grandi
catene alimentari crescono (+1% da gennaio) sulla spinta dei discount.
L’agenzia S&P Global Ratings
ha tagliato le stime sulla crescita all’1,3% nel 2018 (dall’1,5%) e ha lasciato
invariato all’1,2% quella del 2019. Come si legge in una nota, «la più alta
inflazione, in parte collegata al rialzo dei prezzi dell’energia, peserà sui
consumi, specialmente perché la crescita dei salari deve ancora prendere
piede».

Nessun commento:
Posta un commento