di Mao Valpiana, Pressenza
04/07/2018
Sorpresa: con il ‘cambiamento’ le
spese militari aumentano
La Ministra della Difesa del
governo giallonero, Elisabetta Trenta, ha rilasciato un’intervista alla rivista
americana specializzata Defense News, nella quale, oltre a confermare l’impegno
italiano nel programma F35 (con tanti saluti ai pentastellati che facevano
l’opposizione pacifista), ribadisce che l’Italia punta a raggiungere
l’obiettivo Nato di spesa per la Difesa del 2% del prodotto interno lordo entro
il 2024. Il Parlamento se ne farà una ragione.
La Difesa in Italia costa già
tantissimo, attualmente 64 milioni al giorno, eppure il governo “del
cambiamento” vuole raddoppiare le spese militari nei prossimi sette anni: sulla
proiezione di aumento, stando alle stime ufficiali della Difesa, si tratterebbe
di ulteriori 16 miliardi annui, che sommati ai reali 23 attuali farebbero oltre
39 miliardi all’anno!
Portare la spesa militare al 2%
del PIL significherebbe dunque arrivare a quasi 40 miliardi all’anno, cioè a
più di 100 milioni al giorno. Una spesa insostenibile: dove pensano di trovarli
questi soldi aggiuntivi? Tagliando le pensioni di tutti i lavoratori (oltre che
i vitalizi) e aumentando le tasse?
La richiesta, perentoria, che
l’Italia aumenti le spese militari fino al 2% del PIL, viene direttamente dalla
NATO, ed è stata ribadita da Trump (in realtà è un accordo politico informale e
non sarebbe vincolante), ma l’attuale governo italiano vuole essere il primo
della classe.
La ministra della Difesa ha
citato il suo incontro con il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump,
John Bolton: “Gli Stati Uniti sono il nostro storico alleato, non ne abbiamo
mai dubitato”.
L’Italia, secondo i dati
dell’autorevole Istituto SIPRI (confermati dall’Osservatorio sulle spese
militari Milex) spende già l’1,4%, in media con i Paesi NATO (USA esclusi).
La maggior parte dei Paesi
europei spende molto meno del 2% : la Germania è all’1,2%, come la Spagna e
l’Olanda. Ci sono Paesi come il Canada all’1%. Solo la Grecia spende ben oltre
il 2% del Pil (obbligata dagli accordi internazionali di “salvataggio”) ma
sappiamo bene in quale drammatica situazione economica si trovi il governo di
Atene.
In Italia si spende sempre di più
in armamenti “tradizionali” come cacciabombardieri, missili, carri armati e
navi da guerra (+85 per cento in 10 anni). I fondi specifici per nuovi sistemi
d’arma sono al 28% del totale, superiori addirittura alla media europea che è
del 20% e degli Stati Uniti che sono al 25%. Questo avviene perché si comprano
sempre più armamenti, a partire dagli F-35, che costano 14 miliardi, senza
pensare ai costi successivi necessari per la loro manutenzione (il nuovo
governo, dice la Ministra, non taglierà gli ordini, ma allungherà il piano di
acquisto perchè “intende valutare i vantaggi industriali e tecnologici per
l’Italia, gli interessi nazionali”).
C’è poi la nuova flotta navale,
circa 5,4 miliardi di euro o gli 800 nuovi carri armati per oltre 5 miliardi.
Proporzionalmente spendiamo già più di tutti: un aumento (in termini reali) di
oltre il 10% della spesa per le forze armate, a fronte di aumenti del 3% della
Germania, dello 0,6% della Francia e 0,7% della Gran Bretagna. Un incremento
maggiore persino rispetto a Stati Uniti (+1,7%), Russia (+5,9%) e Cina (+5,4%).
E la nuova Ministra, che fa? Dice
che bisogna fare ancora di più.
Ora si capisce cosa intendevano
dire i due Capi politici firmatari del “contratto per il governo del
cambiamento” quando nello striminzito capitolo dedicato alla Difesa hanno
scritto “È imprescindibile la tutela dell’industria italiana del comparto
difesa”; intendevano dire “aumento delle spese militari”. Ecco il cambiamento:
da 23 miliardi a 40 miliardi all’anno. Bel cambiamento!
* Presidente del Movimento
Nonviolento
I dati citati sono tratti dagli
studi del Sipri e dell’Osservatorio Mil€x
www.milex.org

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