di Giorgio
Bongiovanni
Da Cesare Lupo, fedelissimo dei
Graviano, a Sandro Lo Piccolo. Da Ferdinando Autore, boss camorrista, a
Giuseppe Guarino, mafioso del clan Bottaro-Attanasio. Ecco i nomi di alcuni dei
mafiosi detenuti al 41 bis che, così come avevamo già scritto su ANTIMAFIADuemila,
avevano espresso il proprio dissenso ad un'eventuale nomina del sostituto
procuratore nazionale antimafia, Nino Di Matteo, a direttore del Dap, muovendo
anche critiche contro il neonato governo Cinquestelle-Lega.
A riportare i contenuti della relazione
del Gom (Gruppo Operativo Mobile della polizia penitenziaria) è oggi Il Fatto
Quotidiano. Gli agenti mettono nero su bianco i commenti dei primi di giugno,
quando i neo ministri hanno già giurato al Quirinale e devono ottenere la
fiducia alla Camera ed al Senato.
È dal carcere de L'Aquila che i
boss fanno sentire la propria voce. Il 3 giugno a parlare è Cesare Carmelo
Lupo, boss di Brancaccio e fedelissimo dei fratelli stragisti Giuseppe e
Filippo Graviano. Commenta l'indiscrezione stampa (uscita su Il Messaggero il
giorno prima, ndr) proprio di fronte agli agenti: "Appuntato, avete visto
che come capo dipartimento (direttore del Dap, ndr) mettono a Di Matteo? Che
vogliono fare? Stringerci ancora di più? Noi siamo già stretti, più di questo non
possono fare”. È evidente che il boss di Cosa nostra è consapevole che
l'appuntato farà una relazione.
Lo stesso giorno un altro
mafioso, il camorrista Ferdinando Autore, dimostra tutta la propria
preoccupazione per il possibile arrivo al Dap del pm di punta che ha indagato
sulla trattativa Stato-mafia. Lo fa assieme ad un compagno di socialità, con
tanto di ritaglio di giornale: "Questi ci vogliono di nuovo chiudere come
i topi. Qui c’è scritto che vogliono fare Di Matteo capo delle carceri. Questi
so’ pazzi, amma a’ fa ammuina (dobbiamo fare rumore, ndr)”.
La proposta a Di Matteo,
ufficialmente, ancora non era stata fatta dal ministro della Giustizia Alfonso
Bonafede e da quel che risulta anche a noi verrà presentata al magistrato
successivamente, salvo poi virare sul procuratore aggiunto di Potenza,
Francesco Basentini. Cosa è accaduto per far cambiare idea al ministro? Questa
domanda l'avevamo già fatta ma ancora attendiamo una risposta in merito.
Certo è che i primi di giugno,
come riporta Il Fatto Quotidiano, all'interno delle carceri lo
"scruscio" era già iniziato. Un altro detenuto de L'Aquila, non
identificato, avrebbe aggiunto, riferendosi al neonato governo: "Questi
ora vogliono aprire Pianosa e ci faranno morire. Proviamo a chiedere un
colloquio con il magistrato di Sorveglianza e parliamone con lui”. E il giorno
successivo 51 detenuti al 41 bis avrebbero chiesto un colloquio. Coincidenza?
Difficile crederlo.
Qualche giorno dopo altri
capimafia dimostrano di "temere" l'avvento dei Cinquestelle al governo.
Sandro Lo Piccolo, il figlio del boss di San Lorenzo Salvatore Lo Piccolo, già
condannato all'ergastolo, avrebbe lanciato i suoi strali mentre guardava in tv
il voto di fiducia alla Camera. Nel momento in cui un deputato pentastellato
parlava avrebbe detto: "Siete dei vigliacchi, avete solo la mafia in
testa, questi ci toglieranno pure la liberazione anticipata”.
Secondo gli inquirenti quelle
parole appaiono più come un messaggio verso altri che non per se stesso.
Ci sono poi i commenti di
Giuseppe Guarino, del clan siracusano Bottaro-Attanasio: “Pezzi di merda, mafia
e solo mafia, non hanno altri argomenti, non hanno capito che se ci toccano,
altro che proteste vedranno”. E l'8 giugno anche dal carcere di Novara arrivano
nuove preoccupazioni. A parlare con il suo compagno di socialità è Salvatore
Massimiliano Salvo, del clan catanese Cappello-Bonaccorsi: “Pasquà hai sentito?
Avvocati e magistrati sono arrabbiati per questo Bonafede”.
Queste relazioni sono state
inviate a vari organi (la Direzione Generale Detenuti e Trattamento del Dap, la
Direzione Nazionale Antimafia, la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, la
Direzione Centrale del Gom, il Nic, il Nucleo Investigativo Centrale della
polizia penitenziaria) ma anche al ministro della Giustizia.
Il ministro Bonafede, dunque, in
quanto gerarchicamente superiore al Dap, avrebbe dovuto leggere questo rapporto
inquietante anche se non è dato sapere se ha avuto o meno contezza del
contenuto. Anche questo avevamo chiesto, ma anche in questo caso non abbiamo ottenuto
risposta. Nella migliore delle ipotesi, se non l'ha letta, dimostra una certa
inettitudine nel ruolo che gli è stato assegnato. Diversamente, se l'ha letta,
e di conseguenza ha deciso di non nominare al Dap il pm Di Matteo, ha
dimostrato di aver accettato, di fatto, le richieste dei mafiosi al 41 bis.
Questo non solo appare come un mancato segnale ma addirittura rischia di dare
atto che una parte dello Stato (questo governo) abbia colto il messaggio, dando
così il via ad una nuova trattativa Stato-mafia. Se il buon "governo del
cambiamento" si vede dal mattino questa sarebbe la risposta più grave.
Come inizio non c'è male.

Nessun commento:
Posta un commento