"La
cosa più grave di questo depistaggio di Stato è che questo conteneva degli
elementi che erano veri. Scarantino è stato addestrato letteralmente sulla
macchina 126 rubata rompendo il blocca sterzo, con i collegamenti dei fili esterni,
ed anche su un garage dove la macchina è stata portata. Erano elementi veri e
qualcuno conosceva queste verità. Invece di adoperarle per poter arrivare alla
verità e alla giustizia è stato istruito un falso pentito per mediare le
indagini ed arrivare in un'altra direzione". E' così che Salvatore
Borsellino ha commentato ieri le motivazioni della sentenza del processo
Borsellino quater, depositate dalla Corte d'assise lo scorso sabato.
Il
fratello del giudice ucciso in via d'Amelio, il 19 luglio 1992, assieme agli
agenti di scorta è stato intervistato da Sky TG24 rispondendo a diverse
domande. "Io non smetterò mai di combattere per la verità e la giustizia -
ha aggiunto - Gli elementi di verità c'erano. Chi poteva conoscerli? Solo chi
in qualche maniera aveva partecipato alla preparazione della strage; oppure era
in contatto con chi aveva attuato la strage. Questa è l'unica possibilità e
questo è peggio di tutto il resto. Che c'erano fonti che erano a conoscenza di
quello che era avvenuto". Borsellino, che ha detto di non aver perso la
speranza che si arrivi ad una verità completa su questi fatti, ha anche
evidenziato che ci sono stati dei magistrati che "non sono responsabili
del depistaggio ma in qualche modo lo hanno avallato. Un depistaggio che era
assolutamente certo perché gli stessi mafiosi dicevano che mai avrebbero
affidato ad uno come Scarantino il compito delicato di una strage come quella
di Borsellino. E parlo di Tinebra che era a Capo dei pm e che ha affidato a
Bruno Contrada, già il giorno dopo l'attentato, le indagini. Contrada non era
una persona della polizia giudiziaria ma un uomo dei servizi segreti e questo è
assolutamente irrituale". Borsellino ha anche ribadito che l'ex numero due
del Sisde è stato condannato per concorso esterno e che la Cassazione,
adottando la sentenza della Corte di Strasburgo, ha semplicemente espresso che
la condanna a Contrada è inapplicabile e priva di effetti penali. Ma i fatti
per cui lo stesso era stato condannato restano. "Si dice che è stato assolto
ma non è così - ha proseguito Borsellino - E lo stesso dicono ancora di Giulio
Andreotti, anche se per lui il reato è stato soltanto prescritto".
di Aaron Pettinari, Antimafia
2000
Tornando a parlare della
richiesta di verità e giustizia Borsellino ha detto che "a 76 anni non
posso certo fermarmi ma anche se non riuscirò a vederla io l'importante è che
la vedano i miei figli, i figli dei miei figli e i tanti giovani che incontro
nelle scuole. A loro è riservato il mio impegno perché se gli aduli non hanno
capito certe cose fino ad oggi dubito che riusciranno a capirle". Infine
Borsellino ha parlato anche dell'impegno che la politica deve avere nella lotta
contro la mafia: "Le chiedo se lei ha mai sentito un leader politico che
prima delle elezioni abbia messo la lotta alla mafia come punto principale del
suo programma, cosa che a mio avviso in Italia sarebbe indispensabile. Non è
mai successo, non c'è stata mai una vera volontà di combattere la mafia
migliorando e portando avanti quei provvedimenti legislativi che erano nati
proprio grazie al lavoro di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Tutto questo
non c'è mai stato, non c'è stata mai una volontà corale dei Governi che si sono
succeduti dalla fine della guerra ad oggi di combattere veramente la mafia".
Quindi, al governo in carica, ha
chiesto "due parole, verità e giustizia. Sono cambiate tante cose in
quest'ultima tornata elettorale, ci sono tanti giovani e io dei giovani mi fido
e spero che riescano a cambiare tante cose. Anche perché tanti di questi
giovani io li ho incontrati nei meetup. Quando all'inizio, 20 anni fa, andavo
in giro per l'Italia a parlare di verità e giustizia, erano solo loro a
invitarmi, Luigi Di Maio era stato uno di quei ragazzini, veri e propri
ragazzini, che mi avevano invitato a Pomigliano d'Arco per parlare di verità e
giustizia". Alla domanda se ora proprio Di Maio sia "un interlocutore
del Governo, oggi, in questo senso", Salvatore Borsellino ha risposto:
"Sì, io sicuramente spero che sia un mio interlocutore, come spero che sia
un mio interlocutore quella Giulia Sarti che era stata anche lei un'attivista
delle Agende Rosse e che oggi è presidente della commissione Giustizia alla
Camera, quindi tante cose sono cambiate e tante spero che ancora cambino".

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