Roma.
E due giorni fa, una sentenza della seconda sezione del tribunale civile di
Roma, ha sancito un principio allarmante: il ministero dell’interno dovrà
risarcire i proprietari di uno stabile occupato dal 2009 per quasi 30 milioni
di euro. L’istituzione sarebbe responsabile della «carente attività di
prevenzione» e della «altrettanto carente attività di repressione delle
occupazioni abusive»
Giuliano Santoro, Il manifesto
Roma si è svegliata ieri mattina
con uno sgombero che alimenta la tensione palpabile attorno alle occupazioni
abitative e ai temi dell’accoglienza. Ne fanno le spese un centinaio di
rifugiati provenienti soprattutto dal Sudan che vivono da anni in un palazzo a
ridosso della via Tiburtina, a est della capitale. Nel 2013 il progetto che li
ospitava aveva cessato di esistere. Da allora i rifugiati autogestiscono il
cento di accoglienza. «Per anni abbiamo pensato a tutto noi stessi – spiega
Akhmad, 44 anni – Ci facciamo da mangiare, facciamo le pulizie. Perché proprio
ora ci fanno questo? Dove dovremmo andare?».
LUI E I SUOI COMPAGNI hanno
deciso di accamparsi per strada, davanti all’edificio di via Scorticabove che
per anni è stato la loro casa. Li appoggiano cittadini solidali, sindacati di
base e gli attivisti di Baobab Experience. Aboubakar Soumahoro,dell’Usb,
sottolinea l’assenza delle istituzioni: «Avevamo chiesto un tavolo di confronto
al comune di Roma, senza ricevere alcuna risposta.
La sindaca Virginia Raggi deve
venire qui, prendersi le sue responsabilità e confrontarsi con noi».
«Procrastinano da anni – dice Federica Nunzi responsabile immigrazione
dell’Unione Inquilini – Nonostante gli annunci di rinnovamento da parte del M5S
non vediamo nulla di nuovo: siamo davanti ad uno sgombero disumano, come lo era
stato quello di via Curtatone». Il parallelo con gli eventi di un anno fa,
quando un altro grande palazzo occupato da rifugiati eritrei venne sgomberato
senza che venissero offerte soluzioni alternative, rimanda alla definitiva
rottura del rapporto di fiducia tra l’amministrazione comunale grillina e la Roma
dei movimenti e delle associazioni antirazziste.
RAGGI SI SCOPRÌ IN LINEA con
l’allora ministro dell’interno Marco Minniti, che predispose un codice di
condotta per i futuri sgomberi. Da allora circola una lista delle prossime
occupazioni abitative sotto attacco: una parte dei diecimila romani accolti in
spazi conquistati dai movimenti di lotta per la casa rischia di trovarsi in
mezzo alla strada. E da mesi Raggi blocca i fondi regionali di cui dispone per
la costruzione di nuove case popolari perché rifiuta di riconoscere un posto in
graduatoria ai tanti che provengono dalle lotte per la casa.
ADESSO AL VIMINALE c’è Matteo
Salvini. Ieri la sindaca ha confermato la sua adesione alla linea dura del
governo gialloverde in un’intervista al Fatto Quotidiano. E proprio due giorni
fa, una sentenza della seconda sezione del tribunale civile di Roma, ha sancito
un principio allarmante: il ministero dell’interno dovrà risarcire i
proprietari di uno stabile occupato dal 2009 per quasi 30 milioni di euro.
L’istituzione sarebbe responsabile della «carente attività di prevenzione» e
della «altrettanto carente attività di repressione delle occupazioni abusive».
«L’OCCUPAZIONE ABUSIVA non lede i
soli interessi della parte proprietaria – prosegue il dispositivo – Lede anche
il generale interesse dei consociati alla convivenza ordinata e pacifica e
assume un’inequivoca valenza eversiva». Ci sarebbe da chiedersi come tutto ciò
sia compatibile con l’articolo 42 della Costituzione, che limita il diritto
alla proprietà privata alla sua «funzione sociale».
PARADOSSO ULTERIORE, e ulteriore
contraddizione che ricade l’amministrazione capitolina, il fatto che la
sentenza si riferisca all’occupazione di Metropoliz, ex salumificio sulla
Prenestina, non lontano da quella Tor Sapienza che ospitò assalti ad un centro
di accoglienza ormai due anni fa. Questa occupazione, invece, ospita centinaia
di uomini e donne e accoglie anche il progetto del Maam, museo underground
curato da Giorgio De Finis.
Lo stesso esperto scelto dal
vicesindaco e assessore alla cultura Luca Bergamo come curatore del Macro,
istituzione dell’arte contemporanea romana. La sentenza, peraltro, si allarga a
valutazioni generali ardite: «L’esecuzione degli sgomberi forzati – afferma il
giudice -può certamente determinare immediati, ma evidenti e limitati,
turbamenti dell’ordine pubblico. Ma la tolleranza delle occupazioni abusive, al
contrario, può determinare situazioni di pericolo meno evidenti ma decisamente
più gravi nel medio e nel lungo periodo». Un macigno sul fragile equilibrio che
regge molte occupazioni.

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