Decreto
dignità. Di Maio e Conte difendono i nuovi contratti. Sinistra e sindacati: si
deve fare di più. Centinaio (Lega) chiede di reintrodurre i ticket. Pd,
Confindustria e Forza Italia contrari alla misura varata dal governo. I dem
difendono il Jobs Act
Antonio Sciotto, il Manifesto
Il «decreto dignità» non piace al
Pd, a Forza Italia, alle imprese – da Confindustria agli artigiani – ma è stato
accolto con interesse dai sindacati e dalla sinistra. Anche se sicuramente si
può fare di più, e soprattutto si devono respingere le minacce incombenti –
spinte specialmente dalla Lega – come la reintroduzione dei voucher e lo
smantellamento della legge 199 contro il caporalato. Il decreto è stato
illustrato ieri pomeriggio in conferenza stampa dal ministro del Lavoro e dello
Sviluppo Luigi Di Maio, dal premier Conte e dal sottosegretario alla presidenza
del consiglio Giancarlo Giorgetti.
DI MAIO HA SPIEGATO CHE il
decreto si basa su «tre concetti: diamo un colpo mortale al precariato,
licenziando il Jobs Act; diamo un colpo mortale alla parte più insidiosa della
burocrazia, per cui ci diranno che vogliamo favorire gli evasori quando
vogliamo favorire i cittadini onesti; siamo il primo Paese in Ue che dice stop
al gioco d’azzardo e no alle multinazionali che vengono qui, prendono soldi e
delocalizzano».
Il Pd, dall’ex ministro Carlo
Calenda al presidente Matteo Orfini, fino all’ex premier Paolo Gentiloni, non
ha trovato altra strada che difendere proprio il Jobs Act, paventando il
ritorno di «nuovi ostacoli a lavoro e occupazione»: in questo trovando come
alleati solo Forza Italia e la Confindustria, non certo i semplici cittadini e
i lavoratori che hanno visto scendere a capofitto i diritti grazie al Jobs Act.
Dall’altro lato Leu e i sindacati, Cgil, Cisl e Uil, hanno apprezzato la
direzione in cui va il decreto ma chiedono di fare di più: la segretaria Cgil
Susanna Camusso parla di «argomenti giusti ma poco sviluppati». Per Nicola
Fratoianni (Leu) «il decreto è troppo timido: sarà necessario migliorarlo in
Parlamento». «Quello che non si può fare – conclude il leader di Leu – è
contrastare questo decreto rivendicando il ruolo mortifero del Jobs Act e del
decreto Poletti, come sta facendo il Pd».
IN EFFETTI, PIÙ SI smonta il Jobs
Act e meglio è, ma si è fatto ancora poco. E una minaccia viene dai voucher, su
cui ha aperto lo stesso Di Maio, dopo che ieri il ministro per le Politiche
agricole Gian Marco Centinaio è tornato all’attacco, chiedendo la
reintroduzione non solo per l’agricoltura ma anche per il turismo, di cui ha
assunto la delega. Con una minaccia chiarissima ai contratti dei lavoratori
agricoli e del turismo, verso il far west dell’usa e getta.
Di Maio ha prima spiegato la
logica dei nuovi contratti a termine – di massimo 24 mesi, con soli 4 proroghe
possibili anziché 5, con un rincaro contributivo dello 0,5% a ogni rinnovo,
«solo 12 mesi senza causale e non più 36» – ha cercato di rassicurare le
imprese – «non avete nulla di cui preoccuparvi, lavoreremo per la
semplificazione» – poi ha annunciato che nei prossimi mesi si «ridurrà il costo
dei contratti, come strada maestra per la stabilità». Nuovi incentivi, dunque,
ma si dovranno trovare le coperture. Infine ha aperto ai voucher: «I voucher –
ha detto – erano nati per alcuni lavori, come quelli domestici di colf e
badanti, e in alcuni casi nell’agricoltura. Se il tema è questo se ne può
discutere».
ARTICOLATO IL GIUDIZIO del
sindacato sui contratti a termine e l’indennizzo potenziato contro i
licenziamenti: «Bene aumentare il risarcimento per i licenziamenti
ingiustificati ma noi abbiamo sempre rivendicato il ritorno dell’articolo 18. E
se non erro lo stesso ministro durante la campagna elettorale aveva sostenuto
questa tesi», ha detto Susanna Camusso. «Analoga cosa sui contratti a termine,
con le causali che si reintroducono solo dopo i 12 mesi – ha aggiunto – mentre
noi pensiamo debbano essere proposte a tutti i livelli». «La Cgil è
assolutamente contraria – infine – sul ritorno dei voucher».
Stessa contrarietà sui voucher è
stata espressa da Annamaria Furlan, leader della Cisl: «L’agricoltura e
l’edilizia non credo proprio possano avvalersi dei voucher», ha detto.
SULLA REINTRODUZIONE
dell’articolo 18 lo stesso Di Maio si è dimostrato cauto, e a chi gli chiedeva
se il «decreto dignità» anticipasse il suo ripristino ha risposto: «È un primo
passo, il nostro obbiettivo è combattere il precariato e abbassare il costo del
lavoro».
E se il ministro dell’Agricoltura
va all’attacco delle tutele, il suo predecessore Maurizio Martina (Pd) difende
la legge 199 contro il caporalato: «Giù le mani dalla legge contro il
caporalato – afferma – Il governo ancora una volta alimenta propaganda
pericolosa. Contano i fatti, le decine di indagini aperte e l’aumento dei
controlli in agricoltura. È una norma di civiltà e giustizia, che tutela
realmente i lavoratori agricoli». Terra!, Flai Cgil, Uila, Libera, Amnesty,
Emergency, Oxfam, Arci hanno scritto una lettera aperta ai parlamentari perché
la legge non sia manomessa.

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