Relazione
annuale Inps. Il presidente dell'istituto di previdenza indica i rischi di
«quota 100», l'ipotesi che starebbe studiando il governo: «Meglio soluzioni più
flessibili». Sono 5,5 milioni i pensionati sotto i mille euro lordi al mese. I riders?
Sono solo il 10% dei lavoratori della «gig economy»
Antonio Sciotto, Il manifesto
Gran parte delle polemiche si
sono concentrate sullo scontro tra Tito Boeri e il ministro degli Interni
Matteo Salvini, a partire dal tema dei migranti. Ma nella sua relazione il
presidente dell’Inps ha anche fornito il quadro aggiornato dei servizi forniti
dall’Inps, in forma di pensioni e ammortizzatori sociali, non dimenticando di
tracciare un identikit del lavoratore della gig economy – «non solo i famosi
riders» – e fornendo un suo calcolo sulla possibile modifica della legge
Fornero, tema di stretta attualità visti gli annunci (per ora rimasti tali) del
governo.
Ricordando che l’ipotesi su cui
si starebbe lavorando, la cosiddetta «quota 100», indica la somma tra anni di
età e di anzianità contributiva utile eventualmente per l’ uscita, Boeri ha
spiegato che «quota 100 pura costa fino a 20 miliardi all’anno, quota 100 con
64 anni minimi di età costa fino a 18 miliardi annui, che si riducono a 16
alzando il requisito anagrafico a 65 anni».
«Quota 100 con 64 anni minimi di
età e il mantenimento della legislazione vigente per quanto riguarda i
requisiti di anzianità contributiva indipendenti dall’età costa fino a 8
miliardi», ha concluso il presidente dell’Inps. Insomma, le varie ipotesi in
campo peserebbero in modo sensibilmente diverso sulle casse pubbliche, e quella
più sostenibile – almeno dal punto di vista strettamente finanziario –
apparirebbe essere la terza.
Boeri si schiera contro la
modifica della legge Fornero: «Ripristinando le pensioni di anzianità con quota
100 (o 41 anni di contributi) si avrebbero subito circa 750 mila pensionati in
più» con un costo nella versione «pura», come detto, «fino a 20 miliardi
all’anno». Non solo, secondo il presidente dell’Inps si ridurrebbe anche
l’occupazione : «Sappiamo che ogni abbassamento dell’età pensionabile comporta
anche riduzione dell’occupazione perché il prelievo contributivo aumenta e il
lavoro costa di più», dice ricordando come l’esperienza degli ultimi anni abbia
dimostrato una relazione con l’occupazione «molto sensibile a variazioni del
cuneo fiscale e contributivo».
«Avremmo dunque non solo più
pensionati, ma anche meno lavoratori, ciascuno dei quali con un fardello ben
più pesante sulle proprie spalle», prosegue Boeri spiegando come ripristinare
le pensioni d’anzianità significherebbe perciò «ridurre il reddito netto dei
lavoratori». «In un sistema pensionistico a ripartizione come il nostro, i contributi
di chi lavora servono ogni anno a pagare le pensioni di chi si è ritirato dalla
vita attiva. Oggi abbiamo circa 2 pensionati per ogni 3 lavoratori. Questo
rapporto è destinato a salire nei prossimi anni». No alla cancellazione della
legge Fornero, insomma, ma «possiamo tuttavia permetterci una maggiore
flessibilità». E ciò, sottolinea, «accelerando la transizione al metodo
contributivo».
Quanto ai dati, sono oltre 5,5
milioni i pensionati che percepiscono un assegno lordo sotto i mille euro al
mese (e attenzione: parliamo di lordo): poco meno del 40% dell’intera platea di
pensionati, pari a oltre 15 milioni 477 mila. Per quasi 3,5 milioni, invece, il
reddito pensionistico oscilla tra i 1000 e i 1500 euro, il 22,3% del totale,
mentre rappresentano il 18,1%, circa 2,8 milioni, quelli con una pensione tra i
1500 e i 1900 euro. Solo il 10,8%, pari a 1,6 milioni, percepiscono assegni tra
2 mila e 2.500, mentre in 875 mila, il 5,7%, denuncia un reddito da pensione
tra i 2.500 e i 2.900 euro. Una pattuglia che sale a 1 milione e 113 mila
pensionati, infine, quella che dichiara un reddito pensionistico da 3 mila euro
e oltre.
Infine, un accenno ai lavoratori
gig, divisibili in tre categorie secondo l’Inps: lavoro on-demand tramite app;
il crowdwork, programmatori, freelance, informatici, professionisti; l’asset
rental, l’affitto e il noleggio di beni e proprietà, come nel caso del
proprietario di un appartamento in affitto su AirBnb che cura anche
l’accoglienza e le pulizie finali. Secondo una indagine della fondazione
Rodolfo Debenedetti sono da 137 mila (esclusivi) fino a 753 mila in Italia
(inclusi chi lo fa come secondo lavoro), e i riders sarebbero solo il 10% del
totale. Molti – le figure più sommerse e meno note – sarebbero pagati con
rapporti del tutto informali, addirittura anche con buoni regalo o ricariche
telefoniche.

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