Rapporto
Annuale Inps. Il presidente dell’Inps fa una relazione «grillina»: via vitalizi
e pensioni di privelegio. Conferma vicina. Attacco ai contratti nazionali:
favoriscono il Sud, meglio il salario minimo orario
Massimo Franchi, Il manifesto
Da quando è stato nominato da
Renzi nel 2015 la presentazione del Rapporto annuale dell’Inps si è trasformata
in una specie di «uno contro tutti» in cui il presidente Tito Boeri dà sfoggio
della sua megalomania impartendo lezioni a parlamento, sindacati, vari ministri
e Istat. Ieri mattina nell’aula della Regina alla camera l’attesa per le parole
di Boeri era però maggiore: lo scontro con Salvini (che ieri ha ribadito: «Vive
su Marte») sul tema dei migranti e la reazione del ministro Di Maio erano al
centro dell’attenzione politica e mediatica.
DAVANTI ALLA SOLITA PLATEA
bipartisan in cui spiccava quell’Alberto Brambilla che ha scritto la parte
pensioni del «contratto di governo» e viene da più parte indicato come suo
successore, Boeri non ha tradito le aspettative. La sua lunga relazione scritta
con aggiunte a braccio e vari passaggi autocensurati è partita proprio dal tema
caldo dei migranti. «Azzerando l’immigrazione ci priveremmo di circa 700 mila
cittadini sotto i 34 anni in 5 anni», «giusto ridurre l’immigrazione
clandestina ma il nostro paese ha bisogno di aumentare quella regolare: tanti
lavori che gli italiani non vogliono più svolgere, la domanda di lavoratori
immigrati è altissima», «i loro contributi ci servono per pagare le pensioni».
PER IL RESTO IL DISCORSO DI BOERI
è stato fin troppo «grillino» lodando il decreto dignità appena varato da Di
Maio – «ridurre la durata massima dei contratti a tempo determinato e alzare
gli oneri mi sembra giusto» – e appoggiando l’idea di tagliare «i vitalizi» e
«le pensioni di privilegio».
DUNQUE QUANDO TOCCA A DI MAIO
intervenire le lodi per il presidente dell’Inps sono copiose. «La sua
collaborazione istituzionale anche prima della nascita del governo è stata
ottima», esordisce il ministro del Lavoro ricordando i vari incontri di queste
settimane. Poi la frase che sembra mettere definitivamente Boeri sotto la sua
ala protettrice: «Non so se andremo d’accordo su tutto, ma di sicuro ci andremo
sul taglio dei vitalizi e delle pensioni d’oro».
L’unico appunto critico è sul
tema della «percezione dei migranti su cui dobbiamo riflettere», ma è parso più
una concessione a Salvini che un reale attrito.
D’ALTRA PARTE SPETTERÀ PROPRIO a
Di Maio – ministro competente e controllante sull’Inps – proporre il prossimo
febbraio la successione o la conferma. Al momento – a meno di sconquassi o
scambi politici – il nome sarà sempre quello del professor Tito Boeri.
COME SE SI FOSSERO GIÀ
reciprocamente rassicurati sul contenuto della relazione, Boeri ha aperto anche
alla modifica della riforma Fornero, cavallo di battaglia anche del M5s. Se la
stima dei costi di «Quota 100 con 64 anni di età e il mantenimento dei
requisiti di anzianità contributiva indipendenti dall’età» (gli attuali 42 anni
in progressivo aumento, ndr) si abbassa agli abbordabili «8 miliardi», il
presidente dell’Inps ha proposto «sei riforme possibili» aprendo anche
all’uscita anticipata e flessibile con un calcolo dell’assegno totalmente
contributivo, come avviene già per «Opzione donna».
CHI INVECE ERA E RIMANE nel
mirino di Boeri sono i diritti dei pensionati e i sindacati. Per i primi ha
parlato di «giungla di prestazioni di natura assistenziale, a partire dalle
maggiorazioni sociali all’integrazione al minimo», prospettando «un riordino
dei 21 criteri reddituali» per usufruirne. Sotto attacco anche chi «gode della
legge 104» per l’accompagnamento di familiari non autosufficienti: «Chiediamo
al parlamento di darci strumenti normativi per fare i controlli», ricevendo il
sostanziale via libera da Di Maio.
QUANTO AI SINDACATI Boeri in
pochi minuti ha attaccato tutta la contrattazione: «Porta salari più alti al
Sud dove c’è più disoccupazione e meno produttività: assurdo» per poi
rilanciare «il salario minimo orario anche per i lavoratori coperti da
contrattazione» (questo sì, assurdo).
LA RISPOSTA DELLA CGIL è infatti
stata molto dura: «Boeri anziché rendere conto rilevanti difficoltà che attraversa
l’Inps ha preferito interpretare altri ruoli, fino a definire un nuovo sistema
contrattuale che superi i contratti nazionali, riproponendo le gabbie
salariali», attacca Roberto Ghiselli, segretario confederale

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