Cronache di ordinario razzismo
2 luglio 2018
Ennesima aggressione di stampo
razzista. Ennesima violenza derubricata a banale fatto di cronaca nel nostro
Paese. L’aggressione è avvenuta venerdì scorso, intorno alle 21.30, a Torino. A
rendere nota la vicenda, sui social, è stata Ilda Curti, ex assessora comunale
all’Integrazione, che lavora con la vittima a un progetto europeo. Ahmed, un
giovane sudanese, un rifugiato fuggito dalle persecuzioni nel Darfur, sta
seduto su una panchina davanti ad una chiesa, nel quartiere Mirafiori. Due
uomini di mezza età, prima gli chiedono 50 centesimi e poi, visto che lui non
li ha, gli puntano un coltello a serramanico alla gola e gli sguinzagliano contro
anche un cane. Poi partono gli insulti razzisti e la domanda: “Perché sei qui,
negro di m…?”. E dopo gli insulti, botte, pugni e calci a raffica. Ahmed riesce
a pena ad alzarsi in piedi e a scappare, trovando rifugio in un vicino
ristorante, la cascina Roccafranca, il centro di aggregazione del quartiere. I
due aggressori lo seguono anche dentro al locale e cercano di prenderlo,
rincorrendolo fra i tavoli. Uno dei due, visibilmente ubriaco, raggiunge Ahmed
e continua a picchiarlo. Poi insultano e picchiano anche il titolare del
ristorante e il cuoco, intervenuti a difesa della vittima.
Soltanto dopo che i due
aggressori si dileguano, alcune persone soccorrono e accompagnano il ragazzo in
ospedale, dove viene medicato e curato per le contusioni subite. I Carabinieri,
intervenuti sul posto, poco dopo i fatti, individuano e fermano uno dei due
presunti responsabili, R.M. di 51 anni, abitante nel quartiere. Le accuse nei
suoi confronti sono di resistenza, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale,
come riferito sulle pagine locali di alcuni quotidiani. Il parroco spiega che
“dovremo incontrarci nei prossimi giorni per cercare di capire come può
rispondere la nostra comunità a quel che è accaduto. Devo dire che la vicenda
ha sorpreso un po’ anche me. Non è questo il clima che si respirava fino ai
giorni scorsi in questo quartiere. Quasi un fulmine a ciel sereno. Ma dovremo
certamente fare i conti con quel che è successo”.
E pensare che Ahmed ha
attraversato il deserto e il Mediterraneo, rischiando la vita, per sfuggire
alle persecuzioni nel suo paese d’origine. Per approdare in un luogo sicuro…

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