Alessandro D'Amato, Next quotidiano
C’è un milione di contratti a
rischio rinnovo per le norme contenute nel Decreto Dignità del ministro del
Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio. La stima, pubblicata oggi dal Messaggero
e dal Mattino, è di Datagiovani e parte da un ragionamento sulle scadenze: da
qui alla fine dell’anno andrà in scadenza il 55% dei contratti a termine in
essere. In totale sono ben un milione e seicentomila rapporti. Di questi, però,
oltre mezzo milione (526.00) sono nella pubblica amministrazione, che non viene
toccata dalle nuove norme.
Decreto dignità, un milione di
contratti a rischio rinnovo
Ma gli altri sì. I settori più
coinvolti sono quelli dell’industria e delle costruzioni (288 mila contratti in
scadenza) seguiti dall’agricoltura (170 mila) e dal commercio (178mila
contratti). Poi vengono le attività finanziarie, assicurative e immobiliari
(134mila), gli alberghi e i ristoranti (163 mila). Il 47,2% sono giovani under
35, il 52,1% donne, il 25% ha più di 45 anni, oltre il 40% ha un diploma e più
di un quarto è laureato. La metà dei contratti(49,4%) si concentra al Nord. Già
entro l’estate ci sarà il primo test: sono ben 661.000 i contratti in scadenza
nel privato. La stessa analisi di Datagiovani era stata pubblicata dal Sole 24
Ore un paio di giorni fa.
Perché un milione di contratti è
a rischio rinnovo con il decreto dignità? Prima di tutto per una questione
tecnica: chi ha concluso due anni di contratti a termine con la stessa azienda
o chi ha superato la soglia dei dodici mesi di contratti potrebbe vedere
sfumare il lavoro.
Dopo il primo anno, rinnovi e
proroghe, infatti, adesso dovranno sottostare a specifiche causali. Ecco quelle
consentite: esigenze temporanee ed oggettive, estranee all’ordinaria attività
del datore di lavoro; ragioni sostitutive; esigenze connesse ad incrementi
temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria; ragioni
relative a lavorazioni e a picchi di attività stagionali, individuati con decreto
del Ministero del lavoro.
Tanto per fare qualche esempio:
se ci sono lavoratrici che vanno in maternità, al loro posto l’azienda può
assumere un sostituto con contratto a termine; lo può fare anche se arriva una
commessa straordinaria che prevede consegne in tempi rapidi. Il ritorno alle causali
(c’erano prima del Jobs Act)non può invece comprendere i fatti ordinari
dell’attività aziendali.
Il pericolo, immaginario o
concreto che sia, è che adesso il lavoratore potrà trascinare l’azienda davanti
al giudice contestando la causale e pretendendo l’assunzione a tempo
indeterminato. Un allarme segnalato anche ieri da Confindustria e dal Sole 24
Ore.
Il decreto dignità e il
precariato
Resta comunque vero che il
decreto dignità di Luigi Di Maio va a inserirsi in un contesto occupazionale
ancora dominato dal precariato, soprattutto nel meridione. Lo scorso anno
l’occupazione in Italia è cresciuta dell’1,1%, il Sud però si è fermato
all’uno. A trainare sono stati il Nord-Est e il Nord-Ovest, entrambi in
crescita dell’1,3%. Il tasso di disoccupazione invece è sceso di 0,5 punti
percentuali: all’11,2% dall’11,7% del 2016. Il problema però è che anche in
questo caso, e in modo più vistoso, l’Italia viaggia a due diverse velocità:
nel Sud la disoccupazione lo scorso anno era pari al 19,4%, quasi tre volte
quella del Nord (6,9%) e circa il doppio di quello del Centro (10,0%).

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