giovedì 5 luglio 2018

Decreto dignità, un milione di contratti a rischio rinnovo



Alessandro D'Amato, Next quotidiano

C’è un milione di contratti a rischio rinnovo per le norme contenute nel Decreto Dignità del ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio. La stima, pubblicata oggi dal Messaggero e dal Mattino, è di Datagiovani e parte da un ragionamento sulle scadenze: da qui alla fine dell’anno andrà in scadenza il 55% dei contratti a termine in essere. In totale sono ben un milione e seicentomila rapporti. Di questi, però, oltre mezzo milione (526.00) sono nella pubblica amministrazione, che non viene toccata dalle nuove norme.
Decreto dignità, un milione di contratti a rischio rinnovo
Ma gli altri sì. I settori più coinvolti sono quelli dell’industria e delle costruzioni (288 mila contratti in scadenza) seguiti dall’agricoltura (170 mila) e dal commercio (178mila contratti). Poi vengono le attività finanziarie, assicurative e immobiliari (134mila), gli alberghi e i ristoranti (163 mila). Il 47,2% sono giovani under 35, il 52,1% donne, il 25% ha più di 45 anni, oltre il 40% ha un diploma e più di un quarto è laureato. La metà dei contratti(49,4%) si concentra al Nord. Già entro l’estate ci sarà il primo test: sono ben 661.000 i contratti in scadenza nel privato. La stessa analisi di Datagiovani era stata pubblicata dal Sole 24 Ore un paio di giorni fa.
Perché un milione di contratti è a rischio rinnovo con il decreto dignità? Prima di tutto per una questione tecnica: chi ha concluso due anni di contratti a termine con la stessa azienda o chi ha superato la soglia dei dodici mesi di contratti potrebbe vedere sfumare il lavoro.
Dopo il primo anno, rinnovi e proroghe, infatti, adesso dovranno sottostare a specifiche causali. Ecco quelle consentite: esigenze temporanee ed oggettive, estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro; ragioni sostitutive; esigenze connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria; ragioni relative a lavorazioni e a picchi di attività stagionali, individuati con decreto del Ministero del lavoro.
Tanto per fare qualche esempio: se ci sono lavoratrici che vanno in maternità, al loro posto l’azienda può assumere un sostituto con contratto a termine; lo può fare anche se arriva una commessa straordinaria che prevede consegne in tempi rapidi. Il ritorno alle causali (c’erano prima del Jobs Act)non può invece comprendere i fatti ordinari dell’attività aziendali.
Il pericolo, immaginario o concreto che sia, è che adesso il lavoratore potrà trascinare l’azienda davanti al giudice contestando la causale e pretendendo l’assunzione a tempo indeterminato. Un allarme segnalato anche ieri da Confindustria e dal Sole 24 Ore.
Il decreto dignità e il precariato
Resta comunque vero che il decreto dignità di Luigi Di Maio va a inserirsi in un contesto occupazionale ancora dominato dal precariato, soprattutto nel meridione. Lo scorso anno l’occupazione in Italia è cresciuta dell’1,1%, il Sud però si è fermato all’uno. A trainare sono stati il Nord-Est e il Nord-Ovest, entrambi in crescita dell’1,3%. Il tasso di disoccupazione invece è sceso di 0,5 punti percentuali: all’11,2% dall’11,7% del 2016. Il problema però è che anche in questo caso, e in modo più vistoso, l’Italia viaggia a due diverse velocità: nel Sud la disoccupazione lo scorso anno era pari al 19,4%, quasi tre volte quella del Nord (6,9%) e circa il doppio di quello del Centro (10,0%).

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