giovedì 5 luglio 2018

Tria spiega a Salvini e Di Maio che è finita la pacchia



Chissà se è davvero un infiltrato, come lo accusava velatamente qualche giorno fa il Fatto. Di certo Giovanni Tria sta interpretando il suo ruolo di ministro dell’Economia esattamente nella maniera in cui ci si aspettava si muovesse. Nel corso dell’audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero di fronte alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato ha spento sul nascere molti sogni e promesse (almeno per quest’anno) fatti da Lega e MoVimento 5 Stelle di recente.

Tria spiega a Salvini e Di Maio che è finita la pacchia

“Il primo obiettivo dell’intero governo è il perseguimento prioritario della crescita dell’economia in un quadro di coesione sociale all’interno di una politica di bilancio” che prevede la “continuazione della riduzione del rapporto debito Pil“, ha detto Tria all’esordio, ed è impossibile non notare una certa differenza con quanto dichiarato dal sottosegretario Armando Siri, “padre” della flat tax, soltanto un paio di giorni fa al Corriere: «La manovrà sarà di 70 miliardi, si tratta di quasi 4 punti di Pil. Li copriamo, per circa un punto e mezzo con la pace fiscale e col taglio degli sprechi della spesa. Il resto in deficit. L’importante è che l’Europa ci autorizzi ad arrivare anche al 2,6-2,7% di deficit, tanto poi ne facciamo meno, man mano che arriveranno i risultati della flat tax». Sui dazi, Tria ha detto che è nel nostro interesse non arrivare a una guerra globale; l’esatto contrario di quanto sostenuto da Salvini e Di Maio, pronti a metterli.



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