Tesi
di laurea di Antonia Cannito, che ringraziamo
Progetto Melting pot Europa
Università di Bologna - Scienze
Politiche
Corso di Laurea Magistrale in
Cooperazione internazionale, tutela dei diritti umani e dei beni etno-culturali
Tesi in Diritto Pubblico e Tutela
dei diritti fondamentali
Dignità nel lavoro: il caso del
caporalato
Anno Accademico 2017/2018
Introduzione
"L’aspirazione di tutti gli
uomini dopo quella alla sopravvivenza e al rispetto dei più elementari diritti
umani è quella ad un lavoro degno. La strada da percorrere perché a tutti sia
garantita questa possibilità passa necessariamente per una visione integrata
dello sviluppo: non esiste sviluppo economico senza sviluppo sociale; non
esiste sviluppo senza equità. E’ precisamente questo che significa dare un
volto umano all’economia globale”. Juan Somavia, Direttore generale
dell’Organizzazione internazionale del Lavoro.
Come bene afferma il presidente
dell’OIL, in una celebre citazione, la conquista più grande che appartiene a
gli uomini è quella di avere un lavoro ed un’esistenza degna.
Il rispetto dei diritti umani,
specialmente in campo lavorativo, permette il progresso economico, sociale e
culturale di tutti i Paese, soprattutto nei Paesi più poveri del mondo e nelle
regioni del mondo ad alto tasso di intensità lavorativa e di diseguaglianza. Il
lavoro dignitoso, dunque, è proprio la chiave di volta, l’elemento essenziale
capace di implementare uno sviluppo equo e sostenibile nel tempo.
A partire dagli anni Novanta,
l’apertura dei mercati mondiali ha reso possibile la convergenza dei modelli
produttivi, la standardizzazione dei modelli di consumo, nonché l’ibridazione
di culture diverse. Si è assistito ad un processo planetario di omologazione
economica e culturale che trascina con sé diversi effetti tra cui si può citare
l’incremento degli investimenti diretti esteri (IDE), l’abbattimento delle
barriere tariffarie, la standardizzazione dei prodotti finanziari, la
deregolamentazione dei mercati, la convergenza dei prezzi, nonché il
collegamento in tempo reale tra località distanti, reso possibile da un uso
massiccio delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione. Lo stesso
non si può dire per il rispetto dei diritti fondamentali del lavoratore, i
quali pur essendo diritti basilari e necessari, restano ancora dei privilegi di
pochi paesi e di un numero esiguo di persone.
Non c’è alcun dubbio, infatti,
che la globalizzazione economica può raccogliere tutti i suoi frutti e
prosperare solo se, in tutto il mondo, senza eccezione alcuna, ci sono forti
sistemi sociali che assicurano e promuovono i diritti di base nel lavoro. Lo
sviluppo non si crea abbassando la soglia dei diritti, ma intervenendo sui nodi
strutturali che ne condizionano il funzionamento.
In realtà, la grande maggioranza
dei lavoratori mondiali vive ancora in condizioni di schiavitù o lavoro
forzato, è vittima di discriminazione; vive in situazioni di illegalità
diffusa, vittima dell‘economia criminale che va – per esempio -
dall‘immigrazione clandestina, all’evasione dei trattamenti economici e
normativi imposti per legge o per contratto collettivo al mercato del lavoro
ufficiale; dall’assenza totale di tutele riguardanti orario di lavoro,
retribuzione e ferie alla disoccupazione; dal lavoro minorile all’esclusione
sociale, povertà, corruzione, e dignità del lavoro.
In questo contesto si inserisce
il discorso della tutela e del rispetto dei diritti umani in campo lavorativo
proprio nel momento in cui il prezzo della “merce umana” ha generato un immenso
benessere alle élite e ha continuato o aggravato il processo di impoverimento
della maggioranza dei poveri. Ecco, quindi, che parlare di diritto al lavoro e
dignità, di lavoro sommerso e lavoro dignitoso, di sfruttamento lavorativo e
caporalato, nel momento di maggiore espressione per un mondo “civilizzato”
quale ritiene di essere oggi il nostro, non risulta essere un discorso
anacronistico o legato ad un tempo ormai andato.
In piccoli angoli di mondo, lo
sviluppo umano si è bloccato, annodato intorno al un mercato del lavoro gestito
interamente dall’illegalità e dalla riduzione in condizioni semi - servili di
centinaia di donne, uomini e bambini, che hanno ridotto, violentemente, a merce
il bene lavoro e subordinato la loro esistenza dignitosa ad un mero fatto
produttivo.
Le ragioni che hanno condotto
alla produzione del presente lavoro di tesi, pertanto, sono da ricercare
nell’appartenenza ad una terra, la Capitanata, in cui al colore dei campi
s’oppone il sudore di lavoratori vittime silenziose del caporalato.
Dopo essere stata, in prima
persona, nel ghetto di Borgo Mezzanone, e dopo aver visto con i miei occhi
quell’inferno a cielo aperto in cui la vita umana è ridotta alla mera
sopravvivenza, dove non esistono desideri, alternative, chances di vita e,
soprattutto, diritti, ho deciso di approfondire le cause e gli effetti di
questa pratica arcaica ed inedita allo stesso tempo.
Una pratica - quella del
caporalato - che è solo uno degli elementi che concorre al mantenimento del
sistema di sfruttamento, ormai parte della configurazione del lavoro agricolo
in Italia e in tutte le campagne dell’Europa mediterranea. Di qui, l’esigenza
di trattare il tema da una prospettiva più complessa e attraverso un punto di
vista giuridico, filosofico, antropologico e sociologico.
Attraverso un giro lungo si
partirà dal concetto di dignità umana, “matrice e misura dei diritti umani”, si
tratterà del significato di lavoro dignitoso, analizzando le norme che tutelano
i diritti del lavoratore in campo internazionale, europeo e italiano. Per poi
concludere con il fenomeno del caporalato, vera e propria offesa alla Costituzione
e alla dignità umana. Nell’ultimo capitolo dell’elaborato si ripercorrono le
vicende storiche, le pratiche e le devianze che hanno prodotto l’evoluzione dal
caporalato classico a quello globalizzato dei giorni nostri, con particolare
riferimento al territorio della Capitanata, mettendo in evidenza che guardare
soltanto il ruolo che svolge il caporale porta ad osservare il fenomeno in
maniera limitativa ed inefficace.
Il caporalato di oggi si rivela
molto più sofisticato ed attrezzato di quello conosciuto e contrastato negli
anni 80; spesso si organizza tramite le agenzie di viaggio, o attraverso le
Agenzie di Somministrazioni, che altro non sono che la parte finale della
catena dello sfruttamento e della pratica delle illegalità, oltre che anelli funzionali
ad un modo di fare impresa. Impresa che in questi anni si è innovata, sia sul
versante delle specializzazioni produttive e lungo la filiera, sia sul versante
delle tecnologie.
Se «il caporalato in agricoltura
è un fenomeno da combattere come la mafia» come ha dichiarato il Ministro delle
Politiche Agricole Maurizio Martina all’indomani dei drammatici casi di
braccianti morti nelle campagne pugliesi nell’estate del 2015, «la lotta non
deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma - amava ripetere
Paolo Borsellino - un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e
specialmente le giovani generazioni».
Alla luce di tale riflessione,
l’obiettivo di questo lavoro di tesi è contribuire, seppur in minima parte, a
muovere una operazione culturale che rompa la cappa di vulnerabilità ed
invisibilità nella quale vivono le vittime di sfruttamento sul lavoro.

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