Da next quotidiano
C’è un dato che aiuta a capire
quali siano gli effetti concreti della strategia del governo italiano sul Mar
Mediterraneo, ed è quello enucleato oggi da Federico Fubini sul Corriere della
Sera: i morti e i dispersi in mare in percentuale sul totale delle partenze
oggi arrivano a sfiorare il 10% ed è il più alto dell’ultimo anno (il picco
precedente risaliva a febbraio ed arrivava all’8,4%). Certo, in un paese
composto da un buon numero di gente che crede che siano bambolotti questo non è
che sia un grandissimo problema: anzi, a breve qualcuno potrebbe pisciargli in
testa e dirgli che piove (accadrà, accadrà) quindi non importa.
In ogni caso nell’ultimo mese si
registra il terzo più alto numero di morti e scomparsi in mare da quando due
anni e mezzo fa le agenzie internazionali hanno iniziato a tenere i conti. In
tutto si tratta di 679 morti. Se n’erano avuti di più solo nel maggio e nel
novembre 2016, ma allora le partenze dalle coste libiche erano il doppio o il
triplo rispetto a quelle di quest’ultimo giugno.
I dati sono calcolati da Matteo
Villa dell’Ispi di Milano sulla base delle cifre fornite dall’Organizzazione
internazionale delle migrazioni (Oim) e dall’Alto commissariato per i rifugiati
dell’Onu (Unhcr). Mostrano che ogni singola traversata non era mai stata tanto
pericolosa, neanche in pieno inverno.
Di solito per i migranti le
probabilità di morire in mare erano state attorno al 2%, ma nelle ultime
settimane qualcosa è cambiato: sono quasi sparite dalle acque davanti alla
Libia le navi per la ricerca e soccorso delle Organizzazioni non governative.
La Aquarius di Sos Méditerranée e di Medici senza frontiere è ferma a Marsiglia
dopo il lungo viaggio verso Valencia; la Seefuchs e la Seawatch 3, di due Ong
tedesche, sono entrambe bloccate a Malta, mentre la Lifeline si trova lì sotto
sequestro.
Della vigilanza dovrebbe
occuparsi la missione europea nel Mediterraneo insieme alla Guardia Costiera
libica, che il mese scorso ha riportato nei centri di detenzione del paese il
51% di chi stava provando la traversata. Ma le partenze dalla Libia stanno di
nuovo aumentando, così come quelle dal Marocco verso la Spagna (in crescita del
137%).

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