Dopo quattro anni di guerra,
divenuta ormai un conflitto “congelato” ma ancora, spesso, letale, il governo
di Kiev cerca alternative per spingere indietro dalla linea del fronte i
separatisti pro-russi. L’educazione nelle scuole è la nuova arma.
Avdiivka è una piccola cittadina
nell’est ucraino, precisamente ad una ventina di chilometri da piazza Lenin, il
centro di Donetsk, ora sotto il controllo dei filorussi, dove, prima della
guerra scoppiata nel 2014, viveva la maggior parte dei lavoratori delle
fabbriche di carbone, prima industria della regione e seconda del Paese.
La cittadina è uno degli ultimi
“avamposti” ucraini prima della linea del fronte che divide ormai il Paese,
nonché uno degli ultimi villaggi abitati a meno di cinque chilometri dalle
trincee; molto vicina alla zona dell’aeroporto di Donetsk, luogo di
violentissimi scontri nel 2014, cerca di tornare alla vita e di richiamare
quelle centinaia di persone che ne hanno abbandonato le strade e le case.
La vita cerca di scorrere in
maniera tranquilla e routinaria, come se nulla accadesse a pochi metri di
distanza. Le salve di mortaio ed i grossi calibri di artiglieria sono sempre
presenti; segnano i palazzi, le strade e si odono con costanza, tutto il
giorno, tutti i giorni.
Ciò che mantiene in vita la
cittadina è naturalmente il giorno di paga, il mercato e la scuola;
quest’ultima, più volte colpita dai cannoneggiamenti, è il luogo in cui
l’Ucraina cerca di ripartire per rafforzare la presente e le future generazioni
in virtù di una riconquista “toutcourt” di tutti quei territori che ora sono in
mano ai filorussi.
La scuola e l’educazione, secondo
le ultime mosse di Kiev, sono diventate centrali nella guerra ai separatisti
filorussi. L’Ucraina, oltre a rispondere ai tiri di grosso calibro, alle
incursioni di sabotatori e alle salve dei cecchini, cerca di respingere
l’influenza di Mosca (dilagante soprattutto dopo l’annessione della Crimea) con
l’introduzione di leggi di natura pedagogica negli istituti scolastici di ogni
livello.
Tanto quanto la Russia ha
utilizzato per decenni la lingua per dividere il Paese slavo, per legittimare
l’annessione della Crimea e la protezione dei cittadini russofoni con mezzi
militari, così l’Ucraina ha fatto leva sulla propria identità nazionale,
rendendo il linguaggio il nuovo campo di battaglia e le scuole le nuove
trincee.
“L’istruzione è la chiave per il
futuro dell’Ucraina”, ha dichiarato il presidente Pedro Poroshenko in seguito
alla avvenuta approvazione, il 5 Settembre 2017, di una legge che ha fatto
molto scalpore nei Paesi dell’ex spazio sovietico, confinanti con l’Ucraina: la
legge sull”ucrainizzazione” della lingua nelle scuole.
La legge prevede che dal 2020
vengano completamente abolite nelle scuole tutte le lingue ad eccezione di
quella ucraina. “Dalla scuola media secondaria, tutte le discipline saranno
studiate in lingua ucraina. Le minoranze nazionali avranno diritto
eccezionalmente a classi separate, […], fino alla completa messa in vigore
della riforma. Mentre l’istruzione in lingua russa scomparirà completamente”,
ha detto Viktoria Siomar, deputata, membro della Coalizione al governo con
Poroshenko.
Ridurre il ruolo di Mosca in
tutti i settori della vita ucraina è divenuto un obiettivo di sicurezza
nazionale per Kiev, ed un tentativo in più di spingere il Paese al di fuori
dell’orbita del grande “Orso russo”.
Oltre a limitare l’insegnamento
della lingua e tagliare ampiamente i programmi pedagogici contenenti la storia
e la cultura russa, sono state imposte delle quote di lingua, a livello
televisivo, e sono state perfino chiusi due popolari social media di
provenienza russa.
Ad Avdiivka l’educazione nelle
scuole, quelle a ridosso della zona del fronte hanno fatto un ulteriore passo
in avanti nella battaglia contro l’espansione russa ed è stata introdotta
un’ora di lezione sulla “difesa della Madre Patria“.
Elena Markrinchuk è una donna
proveniente da Donetsk, molto energica, robusta, laureata in pedagogia e
storia, con una peculiarità veramente interessante. Oltre alla formazione
accademica classica, l’altro lato della medaglia nasconde una grande
professionalità nel campo delle informazioni, acquisita partecipando
attivamente a training condotti dal Mossad, in Israele.
Elena, tutte le mattine,
indossando la sua divisa mimetica di ufficiale dell’esercito, si reca alla
scuola n. 7 per impartire la lezione di “difesa della Madre Patria”. Come
afferma Elena, “al giorno d’oggi il mondo è regolato dalle informazioni ed esse
sono divenute il nuovo campo di battaglia su cui si scontrano le parti”.
La sua lezione è un vero e
proprio repertorio della più vincente propaganda militare, con racconti dal
fronte “delle cose realmente accadute, di cui sono stata protagonista, e non di
quelle ascoltate dalla bocca di qualcun’altro”, tende a specificare.
La lezione non è solo teorica, e
non riguarda solo ed esclusivamente la propaganda, ma arriva a toccare
argomenti di natura propriamente bellico-tattica: la posizione delle truppe,
l’importanza dell’artiglieria, lo sbarramento, le strategia da trincea e, non
da ultimo, la politica militare delle alleanze e il riconoscimento delle parti,
i nemici e gli alleati.
C’è poi una parte fisica con vere
e proprie prove, sotto la diretta ed attenta supervisione di un istruttore
dell’esercito ucraino che, invece di sparare pallottole, spara voti.
Oksana ha 13 anni e, con la sua
famiglia, è tornata ad Avdiivka dopo la proclamazione del cessate il fuoco (mai
rispettato) e in concomitanza della riapertura delle scuole indetta a fine
agosto 2017. Con lei sono rientrati quasi 400 bambini e i loro cari, come
racconta Ludmyla Tilina, direttrice della scuola n.7: “La scuola ha riaperto
nel 2015 e all’epoca venivano a scuola solo 100 bambini, rispetto ai 700 totali
del periodo pre-conflitto. Dagli inizi del 2017 la scuola è stata spesso
obiettivo militare, ma ad oggi, riusciamo nuovamente ad assicurare istruzione a
330 alunni, dai 5 ai 15 anni”.
Oksana è consapevole che il
conflitto avrà ripercussioni sul futuro del Paese: “Da quando è scoppiata la
guerra, le nostre vite sono completamente cambiate. Nel giro di qualche giorno
alcuni compagni di scuola sono stati costretti a rimanere al di là del fronte,
a scegliere altre scuole dove andare”.
Nonostante ciò, lei non è a
favore di una separazione così marcata, a livello educativo. In una maniera
estremamente adulta spiega che “questo continuo dividere porta, senza dubbio,
ad un radicalizzarsi sempre maggiore della situazione, ad un ricongiungimento
con l’altra parte sempre più lontano; mettere l’uno contro l’altro non ha mai
portato a conclusioni positive delle controversie”. Oksana non si sente
soddisfatta nello svolgere, per un’ora al giorno, una lezione che reputa
inutile e per cui non nutre interessi. Lo stesso dice Viktor, 14 anni, il quale
studia nella stessa scuola, la numero 7: “Quando termina la lezione della
signora Elena (l’ufficiale dell’esercito) esco orgoglioso e fiero del mio
Paese, ma questa sensazione dura poco”, dice Viktor. “Non sono mai stato
intenzionato ad entrare nell’esercito e non credo che questa nuova lezione
possa farmi cambiare idea”, conclude.
Fonte: Occhi sulla guerra

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