Nella periferia di Donetsk si
continua a combattere. A tre anni dall’inizio della guerra civile del Donbass,
che vede contrapposti l’esercito regolare ucraino e le forze separatiste
filorusse, e nonostante i numerosi accordi di pace, i cannoni seguitano a
sparare. Impossibile stabilire il numero delle vittime. Le fonti ufficiali
parlano di dodicimila caduti, ma tutti sanno che le vere cifre sono molto più
alte.
Nel centro della capitare della
autoproclamata repubblica popolare la vita scorre normalmente: sola la notte,
quanto il vento soffia verso sud, capita di sentire il lontano boato di qualche
esplosione. Il fronte si trova oltre gli ultimi sobborghi operai. Qui, in uno scenario
da prima guerra mondiale, uomini e ragazzi vengono feriti e uccisi ogni giorno.
Abbiamo raggiunto una delle trincee avanzate della milizia separatista. “Gli
sniper lavorano giorno e notte – spiega il comandante del presidio -. Usano
proiettili incendiari, in modo da poter individuare meglio i bersagli dopo il
calare delle tenebre”.
È col crepuscolo, infatti, dopo
che gli osservatori dell’Osce sono rientrati alle proprie basi, che gli opposti
contendenti iniziano a far tuonare le armi. A volte, in alcuni settori, ci si
limita ai pulemyot e alle mitragliatrici pesanti. Più spesso, entrano in azione
tank, mortai e cannoni. I bollettini di guerra parlano, ogni giorno, di decine
di violazioni del coprifuoco. Solo nell’ultima settimana, nel territorio della
repubblica di Donetsk, ci sono stati nove morti e undici feriti, ai quali
bisogna aggiungere i caduti della repubblica di Lugansk e quelli dell’esercito
ucraino.
“Siamo in una situazione di
stallo – raccontano i miliziani -. Sono ormai due anni che non si registrano
grossi attacchi. Perciò abbiamo scavato le nostre trincee: difendiamo il nostro
territorio e aspettiamo che succeda qualcosa”. La zona più martoriata è quella
dell’aeroporto di Donetsk: il villaggio di Pisky, a ovest, la zona della piste
di atterraggio, dove le trincee corrono a poche decine di metri di distanza, il
sobborgo di Spartak e la periferia di Adeevka, dove negli scorsi mesi le
fanterie hanno ingaggiato una disperata battaglia casa per casa. Le possibilità
di una vera tregua, secondo i politici locali, sono praticamente nulle: “Il
territorio della nostra repubblica dovrà espandersi fino a raggiungere i
confini del vecchio oblast’ di Donetsk – ha dichiarato negli scorsi giorni il
presidente della repubblica separatista, Alexander Zakharchenko -. Fino a che
il governo ucraino manterrà l’atteggiamento che ha tenuto negli ultimi tre
anni, non credo che ci potranno essere trattative”. La pace è ancora lontana,
all’orizzonte di Donetsk.
Fonte: Occhi sulla guerra

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