Dress
code di protesta. Da Meloni a Di Battista, passando per il vicepremier leghista
messaggi irritati e sarcastici per il successo dell’iniziativa
Rachele Gonnelli, il Mmanifesto
Hanno dato fastidio le tante
magliette rosse che ieri si sono riversate sull’Italia gialloverde, anche
perché sono spuntate ovunque e hanno inondato i social con una corrente di
bonomia insolita per il periodo, una ventata di solidarietà con i migranti persino
senza acrimonia verso i razzisti, con un senso di forza che il rosso, chissà
come mai, spesso dà.
Alcune poi erano abbastanza
inaspettate. Non è così frequente ad esempio vedere in questo colore preti e
suore. E infatti il profilo Twitter di Monica Roncari dopo pubblicazione della
sua immagine col velo e una felpa rossa è stato bersagliata di improperi fin
quando la religiosa non ha deciso di cancellare il suo account.
Non sono sfuggiti alle ire
leghiste i giornalisti di Rainews in video con abiti di rosso, li hanno
accusati di attentato al pluralismo e partigianeria. Schiumante dal fastidio
per il successo dell’iniziativa «contro il cinismo dilagante» promossa da
Libera, Arci e Anpi e Legambiente e alla quale hanno aderito ieri anche altre
associazioni, da Amnesty al Cospe, da Emergency a Intersos, è – a sorpresa –
anche Alessandro Di Battista.
Il leader grillino riluttante che
in passato aveva inneggiato a Chavez e a Che Guevara, ora si scomoda dagli
Stati uniti dove si trova, si pensa in vacanza, per un attacco a testa bassa ad
personam – «Ehi tu che indossi una maglietta rossa..» esordisce – nel tentativo
di screditare chiunque abbia osato rufolare nei cassetti per aderire al dress
code di protesta contro la chiusura dei porti del governo M5S-Lega come un
«lacché di Napolitano», «supporter di Hillary Clinton», uno favorevole alla
guerra in Libia e al «business sulla pelle dei migranti». Forse in questo modo
cerca di mettere un freno al profluvio di foto in rosso comparso ieri anche su
tanti siti, blog e profili di ispirazione pentastellata.
Don Luigi Ciotti, primo promotore
dell’iniziativa delle magliette rosse, è costretto a rispondere dal flash mob
del mattino nella piazza romana dell’Immacolata a un Matteo Salvini che tenta
la carta del sarcasmo per celare il fastidio di non avere, per un giorno,
l’hashtag e lo slogan più forte sul web. Il vicepremier dice di non essere
stato in grado di mettersi nei panni dei bambini e dei migranti vestiti di
rosso come segnale più evidente per essere salvati perché «che peccato..» non è
riuscito a trovare «una maglietta rossa da esibire». Ciotti ribatte:
«Incontriamoci, gliela porto io al Viminale.. perché importante è riflettere,
porsi delle domande, anche nelle diversità. La maglietta rossa è un segno, e ai
segni devono seguire le azioni».
In mattinata a Bologna il Gay
Pride si tinge di rosso, a Palermo una coppia italo-nigeriana decide di
sposarsi con abiti di questo colore, dal primo pomeriggio sulle spiagge dei sei
mari che bagnano l’Italia da Nord a Sud si incamminano passeggiate «rubiconde»,
presidi e volantinaggi in tante città semideserte diffondono l’appello delle
quattro organizzazioni promotrici; attori, cantanti e showman come Fiorello,
Fiorella Mannoia, Vasco Rossi, Lucarelli, Gassman, i Modena City Ramblers e
altri si esibiscono, in effetti, di rosso vestiti. Anche il Gran Paradiso al
rifugio di colle Nivolet vicino Chivasso, oltre al colonnato di piazza del
Plebiscito e al Maschio Angioino di Napoli si illuminano di raggi rossastri.
E Salvini, ancora lui, se la
prende con il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, arrivando a minacciarlo di
querela per aver detto che il ministro sembra ossessionato da un’Italia
multiculturale che c’è già e «appare sempre più indirizzato a tollerare se non
addirittura ad agevolare nei fatti le cosche, la criminalità e quanti, nella
presenza di cittadini migranti non regolari, vedono un’opportunità di
arricchimento illecito». Orlando ribatte di aspettare la querela «così potremo
affrontare il tema in tribunale».
In serata, mentre la presidente
Anpi Carla Nespolo sfila vestita di rosso ad Abbiategrasso contro la
concessione degli spazi pubblici alla Festa della organizzazione filofascista
Lealtà e Azione, Giorgia Meloni si fa ritrarre anche lei in maglietta rossa, le
dita a vu, irridendo «i radical chic» con Rolex e attico a New York. L’ironia è
davvero trita ma il rosso e un sorriso donano persino a lei.

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