Lorenzo Vita, gli occhi sulla
guerra
L’esercito avanza nel sud della
Siria e continua a mietere vittorie. I ribelli si dileguano. Molti cedono le
armi. Altri, soprattutto a Daraa, resistono. Ma l’aviazione russa ha iniziato a
bombardare le ultime roccaforti e sembra che l’assedio sia questione di tempo.
Difficile pensare possa andare avanti per mesi. Damasco sta riconquistando il
sud Siria. Soltanto in questi giorni sono cadute Al-Mseifra, Kahil, Sahwe e
Al-Yize.
E adesso la coalizione
internazionale e Israele devono fare i conti con la realtà: Bashar al Assad sta
vincendo. Ammettere la vittoria di Assad significa, soprattutto per Israele,
modificare i piani.
Israele
al bivio
Come spiegato su questa testata,
è chiaro che Tel Aviv avesse come primo obiettivo la fine del governo siriano
in quanto alleato dell’Iran. Ma a questo punto, con l’esercito alle porte di
Daraa e la Russia pienamente coinvolta nell’offensiva dell’esercito, sembra
impossibile che Damasco sia costretta ad arretrare.
Israele si trova ora davanti a un
banco di prova molto complicato. Deve riuscire a ottenere il massimo da questa
situazione che, in fin dei conti, è una sconfitta per Tel Aviv. Il governo di
Benjamin Netanyahu deve arrivare a tre risultati:
·
allontanare l’Iran dal confine israeliano;
·
mantenere ottimi rapporti con la Russia;
·
controllare il confine, soprattutto con la
possibile ondata di rifugiati.
Per fare questo, Israele può solo
partire dalla realtà dei fatti: accettare la vittoria di Assad. Con questo
passaggio mentale, che è poi il vero ostacolo anche nei rapporti fra Israele e
Russia, la situazione nel sud della Siria può cambiare radicalmente. E sembra
che qualcosa, in questo stia avvenendo. Almeno a giudicare dagli ultimi
movimenti israeliani e dei suoi alleati.
Secondo le ultime indiscrezioni
provenienti da Israele e dagli Stati Uniti, il governo dello Stato ebraico
avrebbe raggiunto un accordo di massima con Mosca e Washington per questa fase
del conflitto. E la partita della diplomazia entra ora in una fase
delicatissima, in cui tutto quanto si regge su un equilibrio fragilissimo ma
fondamentale.
L’accordo
fra Israele, Russia e Stati Uniti
Israele ha accettato che
l’esercito siriano avanzi fino al confine. Si dirà che questo rientra nelle
prerogative di uno Stato sovrano quale è la Siria, ma sappiamo anche che la
realtà dei fatti non segue la logica del diritto. La guerra in Siria è la
dimostrazione che la sovranità, in quel caos, sia un concetto estremamente
labile, che sfugge alle nostre certezze. Israele ha bombardato in Siria per
colpire l’Iran e inviare messaggi ad alleati e nemici. Le forze occidentali, in
particolare Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, hanno colpito le basi siriane
e occupano porzioni del suo territorio. È un guerra mondiale e bisogna
ragionare da questa prospettiva.
Se Israele ha accettato
l’offensiva siriana, dall’altro lato Netanyahu ha imposto un prezzo: che le
forze iraniane e le milizie sciite siano a più di 80 chilometri dal confine
israeliano. Parliamo di un compromesso. Israele voleva il ritiro completo dalla
Siria, ma è chiaro che la Russia non avrebbe mai potuto convincere l’Iran a un
tale accordo, soprattutto dopo la guerra condotta insieme a Damasco per
sconfiggere lo Stato islamico.
Il limite di 80 chilometri serve
quindi a garantire Israele e l’offensiva siriana, in cui le Israel defense
forces (Idf) non entreranno in gioco con azioni che possano minare la strategia
di Assad e Vladimir Putin.
Gli Stati Uniti hanno abbandonato
i ribelli del Sud, di fatto consegnando Daraa alla Siria. L’abbandono dei
miliziani, tra cui figurano sigle terroriste, è considerabile una netta
sconfitta della strategia americana, essendo a loro fianco dai tempi di Barack
Obama.
Ma è questa la concessione di
Washington a Mosca e Damasco. In cambio, non solo gli Stati Uniti ottengono, al
pari di Israele, l’allontanamento dell’Iran e l’indebolimento della mezzaluna
sciita, ma sembra abbiano richiesto di continuare a operare nella base di Al
Tanf. Un’idea che non piace assolutamente alla Siria, ma che rientra in un
gioco di contrattazioni sul fronte meridionale, prima di capire come sbloccare
la situazione a Nord e a Est.
Israele
rafforza il Golan
In questo quadro di tensioni e di
accordi, le forze armate israeliane hanno dato il via al rafforzamento del
Golan. Questa decisione non è in contraddizione con quanto affermato prima.
Israele continua a muovere le truppe sul fronte settentrionale per dimostrare
di avere sotto il tiro dell’artiglieria qualsiasi movimento sospetto. E negli
accordi è previsto che il Golan annesso
da Israele resti nelle mani dello Stato ebraico.
Il rafforzamento dei presidi
militari in quella regione dimostra che quella linea rossa israeliana
rappresentata dalle Alture del Golan non deve essere superata. La Siria
recrimina quel territorio, che è occupato da Israele da decenni. Ma la
situazione della guerra non permette a nessuno di iniziare un confronto diretto
per la regione contesa. Non conviene ad Assad, che ha un esercito ormai
stremato da anni di guerra. Non conviene e a Israele perché rischierebbe di
entrare in conflitto diretto con la Russia, che protegge l’esercito siriano.

Nessun commento:
Posta un commento