Checchino Antonini, Left
Si chiamava Bubakar e aveva
ventidue anni il ragazzo ucciso la sera di martedì 3 luglio a Nantes, colpito
dalla pistola di un agente della Crs, la polizia antisommossa francese. La sua
morte ha provocato reazioni in tre aree sensibili della città.
I fatti si sono verificati nel
quartiere di Breil intorno alle 20.30 durante un «controllo da parte di un
equipaggio Crs in seguito a reati commessi da un veicolo», ha spiegato alla
stampa, sul posto, Jean-Christophe Bertrand, direttore del Dipartimento della
Pubblica sicurezza (Ddsp). Le versioni che ricostruiscono la dinamica dei
fatti, però, non combaciano. Si parla su Tf1 (il primo canale televisivo
francese, ndr) di una manovra a marcia indietro della vettura per sottrarsi al
controllo. Durante l’operazione sarebbe stato colpito al ginocchio uno degli
agenti in azione e un suo collega ha sparato «ferendo gravemente l’autista».
Colpito alla carotide, il ragazzo sarebbe morto all’arrivo in ospedale. Sul
quotidiano Liberation si spiega che cercando di scendere dall’auto, la vittima
avrebbe colpito uno degli agenti con la portiera. L’identità dell’automobilista
era «poco chiara», secondo il portavoce della polizia. Al Crs è stato ordinato
di portare l’autista alla stazione di polizia. «L’autista, facendo finta di
scendere dalla sua auto, ha colpito un poliziotto» che era leggermente ferito
alle ginocchia, ha detto il Ddsp. «Uno dei suoi colleghi ha fatto fuoco e
colpito il giovane che purtroppo è morto», ha detto. Secondo fonti della
polizia, il giovane è stato ferito alla carotide ed è morto all’arrivo in
ospedale.
L’omicidio ha scatenato una
rivolta anche nei quartieri di Malakoff e Dervallières. Sono state incendiate
macchine ed è stato dato alle fiamme un centro paramedico all’interno di un
centro commerciale. Nelle Dervallières sono stati colpiti il municipio locale e
gli uffici giudiziari, situati nello stesso edificio. I pompieri sono
intervenuti per spegnere le fiamme verso le 3 di notte. La sincaca Rolland è
arrivata poco prima delle 2.30 alle Dervallières: «Il mio primo pensiero è per
il giovane morto, la sua famiglia, tutti gli abitanti di questo quartiere, i
nostri quartieri. La polizia e un’inchiesta indipendente dovranno fare luce su
quello che è successo stanotte, ma l’emergenza di questa sera è la richiesta di
calma nei nostri quartieri».
Non c’è stato alcun arresto,
secondo una fonte della polizia. La stampa locale, intanto, riporta le prime
testimonianze degli abitanti del quartiere: «Quel ragazzo aveva sempre il
sorriso. Non era nei guai. Era “una crema”. Abbiamo perso un amico, abbiamo
perso un fratello». «Il controllo durava da diversi minuti, ad un certo punto
si è spostato con la sua auto, ma non ha toccato il poliziotto. Non era
pericoloso», dice un altro testimone accanto al quale, un padre di famiglia brontola:
«È morto per nulla». Un leit motiv che il cronista registra anche più lontano
dal luogo del delitto, vicino a un panificio che è restato aperto, risparmiato
dalle fiamme del riot: «Un giovane è morto per niente», «Un poliziotto ha
ucciso un ragazzo», ha detto con un filo di voce una bambina molto piccola
sulla strada per la scuola.
«Era già immobile, il poliziotto
ha sparato a bruciapelo. Gli ha messo una pallottola nel collo mentre era già
fermo e non poteva fare nulla – riporta una testimonianza raccolta da un sito
di movimento, Nantes Révoltée – il Crs stava guidando nel quartiere, stavano
cercando di catturare qualcuno e improvvisamente lo hanno visto, il poliziotto
ha perso la pazienza, ha sparato. Non hanno nemmeno provato ad aiutarlo a fare
il primo soccorso, non hanno fatto nulla… Ha perso la vita davanti a me. Non
c’era nessun Crs ferito, niente di niente».
La brutalità della polizia
francese nelle banlieue e contro le manifestazioni politiche è stata spesso al
centro di casi di cronaca con una recrudescenza successiva alla proclamazione
dell’état d’urgence, le leggi speciali anti-terrorismo che, però, vengono
utilizzate contro gli stili di vita e le manifestazioni di dissenso con una
continuità tra la gestione Hollande e quella di Macron. Non è un caso che «Tout
le monde deteste la police!» sia lo slogan trasversale a tutte le
manifestazioni operaie e studentesche che contestano il “riformismo” degli ultimi
due governi transalpini.
A Notre-Dame-des-Landes (dove per
decenni ha funzionato una lotta contro un progetto di aeroporto annullato solo
quest’inverno), la violenza della polizia ha fatto registrare 330 feriti gravi
in due mesi in diversi episodi di repressione violentissima contro la Zad, zone
a defendre, con l’uso di mezzi militari. Dice Rosaline Vachetta, redattrice del
giornale dell’Npa: «La Francia è l’unico paese dell’Ue ad usare ordigni
esplosivi nelle operazioni di contrasto, come il tritolo contenuto nelle
granate Glif4 che mutilano e hanno già ucciso. Gerard Collomb “il cinico” (il
ministro dell’Interno, ndr) pretende che le organizzazioni e i sindacati
facciano loro il lavoro sporco cacciando i “perturbatori” dai cortei, sotto la
minaccia di mettere in discussione il diritto di manifestare».

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