Dopo
l'accordo tedesco Schengen a rischio. Salvini minimizza le conseguenze: «Faremo
anche noi i controlli e ci guadagneremo».
Carlo Lania, il Manifesto
La minaccia di una chiusura dei
confini europei era nell’aria da tempo ma ha cominciato a diventare davvero
concreta solo ieri dopo che la Germania, sulla base dell’accordo raggiunto tra
la cancelliera Merkel e il ministro degli Interni Seehofer, ha annunciato che
respingerà oltre i suoi confini i richiedenti asilo che si trovano
irregolarmente sul suo territorio. E quelli che non sarà possibile rimandare
nel paese di primo arrivo per l’assenza di accordi bilaterali – come nel caso
dell’Italia – verranno semplicemente accompagnati alla frontiera con l’Austria.
Annuncio più che sufficiente per il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, da
soli tre giorni presidente di turno dell’Unione europea, e al vice cancelliere,
nonché leader dell’estrema destra Heinz-Christian Strache, per passare dalle
parole ai fatti. «Il governo austriaco è pronto a mettere in atto misure di
protezione dei suoi confini meridionali», ha detto Kurz minacciando a sua volta
la ripresa dei controlli alle frontiere con Germania e Italia.
Dichiarazioni che potrebbero
rappresentare l’inizio di un pericolosissimo effetto domino in cui, uno dopo
l’altro, gli Stati potrebbero sigillare le frontiere facendo tremare Schengen.
Non a caso il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha subito messo le
mani avanti: «Se l’Austria chiude il confine se ne assume la responsabilità»,
ha detto il titolare della Farnesina avvertendo Vienna. Moavero è stato però l’unico
esponente del governo gialloverde a mostrarsi preoccupato per le possibili
conseguenze della scelta di Vienna. Sia dal premier Giuseppe Conte che dal
ministro degli Interni Matteo Salvini sono infatti arrivate le classiche
risposte di chi vuol far vedere di non temere niente e nessuno. «La nostra
posizione sui movimenti primari e su quelli secondari non cambia, e se qualcuno
lo pensa sbaglia», fa sapere infatti il premier. Mentre Salvini minimizza: «Se
l’Austria vuole fare controlli ha tutto il diritto di farlo. Noi faremo lo
stesso e a guadagnarci saremo noi, perché sono più gli altri a venire da noi
che non viceversa».
Salvini si riferisce ai
cosiddetti «dublinati», i profughi che ogni Stato europeo cerca di rimandare
nel paese in cui hanno presentato richiesta di asilo. Roma dovrebbe riprenderne
circa 70 mila dall’Europa, ma – e in questo Salvini ha ragione – le minacce
austriache non rappresentano un problema: nel 2016, ultimo anno del quale si
conoscono i dati, Vienna ha chiesto infatti all’Italia di riprendere 3.717
dublinati e Roma ne ha accettati 2.699, molti di più di coloro che, viceversa,
dovrebbero tornare in Austria dall’Italia. Se Vienna chiudesse le frontiere le
«riammissioni passive», come vengono chiamate le espulsioni, cesserebbero del tutto.
Quello che il ministro leghista
non dice è che le conseguenze economiche di un’eventuale chiusura
rischierebbero di essere pesantissime per l’Italia. Solo per fare un esempio:
secondo uno studio di Confindustria dal Brennero transitano 12 milioni di
autovetture e 2,2 milioni di Tir l’anno insieme a più di 40 milioni di
tonnellate di merci. Lo stop si ripercuoterebbe in particolare sugli
autotrasportatori che si vedrebbero costretti a subire interminabili file prima
di riuscire ad attraversare la frontiera. «Secondo uno studio dell’associazione
degli autrasportatori belgi – avverte la Cgia di Mestre – ogni ora di lavoro
costa mediamente 60 euro. Con un ritardo di sole due ore è stato stimato un
aumento dei noli del 10% che ricadrà, nel medio e lungo periodo, sui costi e
quindi sui prezzi dei prodotto e di conseguenza sul consumatore finale».
Insomma per dirla alla Salvini, «prima gli italiani» sì, ma a pagare.
Il paradosso è che a schierarsi
contro l’Italia sono proprio gli alleati del ministro degli Interni, dal
tedesco Seehofer all’austriaco Strache, attenti entrambi a curare gli interessi
dei propri paesi senza preoccuparsi delle esternazioni gialloverdi. E così dopo
il vertice di Bruxelles della settimana scorsa, dal quale Conte di fatto non ha
portato a casa alcun risultato, adesso l’Italia rischia di restare tagliata
fuori dall’Europa.

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