Daniela Preziosi – Il Manifesto
22 settembre ’18
«Lo
dico chiaramente: alle europee a una lista che metta insieme tutte le sinistre
radicali non sono interessato. Ma se non ci muoviamo finisce che non si va da
nessuna parte». L’ex presidente dell’Emilia Romagna Vasco Errani non è tipo da
dichiarazioni garibaldine. È un pragmatico, un costruttore di ponti a sinistra.
Ma è anche uno sincero. E non è la prima volta che, al di là delle intenzioni,
la sua schiettezza rompe le liturgie ipocrite.
Nell’ottobre
del 2017 a Ravenna si festeggiava il rientro in politica – dopo una vicenda
giudiziaria finita con un’assoluzione – insieme a Giuliano Pisapia, all’epoca
tentato da una corsa contro Renzi ma in preda a tormenti. Dopo un’ora di
minuetti volti a convincere Pisapia, a Errani scappò un «ma non possiamo
continuare a pestare l’acqua nel mortaio». L’ex sindaco di lì a pochi giorni si
ritirò.
Ieri
Errani, alla festa di Mdp a Roma che si conclude oggi, ha detto quello che
tutti sanno ma che nessuno vuole dire a voce alta: Mdp e Sinistra italiana non
correranno insieme alle europee. Due giorni prima Nicola Fratoianni, con la
stessa schiettezza aveva detto: «Io sono per continuare Leu, ma dobbiamo
collocarla in modo chiaro», non nel fronte «da Macron a Tsipras che propone
Martina», serve «un’unica lista di sinistra alternativa alle destre sovraniste
ma anche alle forze del socialismo protagoniste delle scelte dell’austerity».
Fratoianni ha in mente una lista con De Magistris e altre forze di sinistra.
Per le europee Mdp lavora su un’altra ipotesi: non il fronte «da Macron a Tsipras»,
«un fronte repubblicano sarebbe un regalo ai sovranisti», ma una lista
«socialista ed ecologista», spiega dal palco l’europarlamentare Massimo
Paolucci, «Ma socialista, lo ripeto mille volte». Un’indicazione che Si ha già
scartato. Né la sinistra radicale potrebbe farsi scaldare il cuore dalla
candidatura a presidente del socialdemocratico olandese Timmermans, peraltro
già lanciato da Renzi.
Quindi
è praticamente ufficiale, Mdp e Si non saranno insieme alle europee. «Ma se ti
dividi sull’Europa, cioè sul progetto europeo, ti dividi su tanta, troppa
roba», ammette sotto il palco l’ex senatore Miguel Gotor. È la presa d’atto,
inevitabile, della fine dell’unificazione di Leu, della trasformazione in
partito.
Il
gruppo dirigente Mdp allontana l’immagine di quelli che aspettano che il
congresso del Pd sancisca la derenzizzazione del loro ex partito. «Con Martina
abbiamo fatto un bel confronto ma restano ancora molte distanze», racconta
Roberto Speranza a proposito del dibattito di venerdì sera con il segretario
dem. Ma è chiaro che un Pd a guida Zingaretti (che pure qui alla festa non è
venuto per non farsi bollare come il restauratore del Pd ante-Renzi) sarebbe
l’ipotesi che Bersani ha ventilato proprio qui, quella di un Pd che «riprende
da dove c’è stata la rottura con un pezzo di popolo».
A
fine serata è Piero Grasso, invitato alla festa a parlare di mafia (cioè non da
presidente di Leu) a lanciare l’ultimatum ai due partiti: «Leu è a un punto di
stallo», «Dai territori arrivano segnali chiari, si chiede di andare avanti sul
nostro percorso», dice. È vero che da Milano, Roma, Forlì, Bergamo, Modena,
Varese, fioccano appelli ad andare avanti. C’è chi pensa di autoconvocarsi per
scavalcare i leader che stanno impedendo il congresso. E all’indirizzo di
Bersani Grasso è severo: «Smettiamo di commentare il congresso del Pd, anche
viste le risposte che si ricevono, e impegniamoci per il nostro».

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