Giuliano Sanntoro – Il Manifesto
22 settembre ’18
Nella
scombiccherata gerarchia del Movimento 5 Stelle la comunicazione è l’unico
punto fermo. Ecco perché chi muove le leve del rapporto coi media diventa
figura apicale. Ed ecco perché nei giorni scorsi Rocco Casalino ha evocato
scenari da notte dei lunghi coltelli, giocato alla caccia del nemico interno e
fatto capire di essere molto più di un semplice «portavoce». Al punto che, nel
momento delicatissimo della trattativa sul Def e di fronte all’impasse dettato
dall’attivismo leghista, il M5s ha affidato proprio a lui la missione di
gettarsi nella mischia per mostrare determinazione e palesare i dissensi con la
macchina burocratica del ministero dell’economia.
SOLO
IN SECONDA BATTUTA, alla seconda giornata di polemiche sull’audio col quale
Casalino promette vendetta contro i tecnici del Mef, Giuseppe Conte interviene.
Lo fa per sedare le polemiche interne, per negare ogni tensione ma soprattutto
per ribadire i pieni poteri di Casalino: «Ribadisco la piena fiducia nel mio
portavoce», dice il presidente del consiglio. Poi arriva la gelida velina col
quale Giovanni Tria: «esprime piena fiducia ai dirigenti e alle strutture
tecniche del ministero dell’economia e della finanza e apprezzamento per il
lavoro che stanno svolgendo a sostegno dell’attuazione del programma di
governo».
CONTE
SMENTISCE MA TRIA tiene la posizione. Lo scontro è tutto politico. Perché
l’«Ing. Rocco Casalino» (così, con punteggiatura fantozziana, lo qualifica oggi
Conte nel comunicato che probabilmente ha vergato Casalino stesso) è emblema
dell’organizzazione verticistica del M5S. Rappresenta il modo col quale la
sventolata «trasparenza» viene sostituita dalla messa-in-scena.
Gianroberto
Casaleggio pescò il suo curriculum tra quello degli aspiranti candidati alle
elezioni regionali lombarde del 2013. Sapeva di avere a che fare con un uomo
agguerrito e scafato, passato sotto le forche caudine dei media (dagli allori
del Grande fratello alla trafila delle ospitate in televisioni locali). Ma
probabilmente non aveva immaginato che questo «Bel Ami» dell’epoca postmoderna
avrebbe impiegato la propria voglia di riscatto per scalare la creatura di
Beppe Grillo e per condurre i 5s fino alla soglia di Palazzo Chigi, come lui
stesso ha rivendicato per giustificare il suo stipendio. Nel palazzo del
governo è entrato ormai cento giorni fa dalla porta principale, assieme alla
mamma e seguito dal codazzo dei trenta comunicatori che gestiscono la filiera
transmediale che dai social arriva ai principali telegiornali e alla carta
stampata.
A
LUI PER CINQUE LUNGHI ANNI, nella scorsa legislatura, si sono devotamente
affidati i grillini in cerca di spazio sui media. Ha il potere di fare apparire
e scomparire, decidendo chi e come possa rilasciare interviste. Il cronista
chiede una dichiarazione, gli eletti dal popolo rispondono con un messaggio che
contiene soltanto una parola: «Casalino».
IL
CERIMONIERE che ha il potere di stabilire quale parlamentare assurga alla
agognata notorietà adesso svolge un lavoro ancora più delicato. È difficile
credere che il messaggio audio con il quale il gatekeeper dell’informazione
grillina annuncia le purghe al ministero di Tria non sia stato confezionato per
raggiungere più orecchie possibili. Casalino è molto consapevole. Da questa
estate circola in rete un video che risale al 2004 nel quale risponde senza
filtro alle domande degli allievi di un corso di giornalismo.
Sa
di essere ripreso da una telecamera ma è schietto e provocatorio. È all’apice
della sua carriera televisiva, fa il suo mestiere di opinionista e personaggio
televisivo dopo la partecipazione alla prima edizione del Grande Fratello,
quella con Pietro Taricone a spadroneggiare. Casalino vuole svincolarsi da quel
marchio, non ne può più di essere associato al reality show e a storie di
diciott’anni fa. Ma quando un’osservatrice attenta come la sondaggista
Alessandra Ghisleri riconosce il senso politico di quel programma, è
impossibile non associarlo a Casalino: «Il Gf copriva un periodo di campagna
elettorale – ha detto a La Verità – fu un evento di costume, dirette 24 ore su
24. Iniziai a farmi domande su come quell’overdose di protagonismo cambiava la
percezione della politica». In quel video Casalino fa sfoggio di cinismo,
mostra di disprezzare la politica (soprattutto l’ipocrisia della gente di
sinistra), racconta di quando faceva l’ingegnere e delle frustrazioni del
lavoro salariato.
DICE
DI SAPERE BENE che il suo lavoro è quello di recitare una parte. Si prende
gioco dei giovani interlocutori, aspiranti giornalisti che rivendicano la
dimensione etica della comunicazione. «Se va bene guadagnerete 1.000 euro al
mese, io invece faccio una vita bellissima», spiega. E conclude: «Conosco un
sacco di gente importante, forse un giorno sarò il vostro capo».

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