Mattia Madonia - The Vision
18 settembre ’18
L’Hit Show di Vicenza è la più
importante fiera delle armi in Italia. Quest’anno, lo scorso febbraio, le
polemiche si sono concentrate sulla scelta di far entrare i bambini nei
padiglioni con i fucili esposti in bella mostra. Mentre divampava
l’indignazione, sotto traccia si è consumato un incontro le cui ripercussioni
si sono palesate in questi giorni: Matteo Salvini ha siglato un accordo con i
rappresentanti della lobby delle armi, di fatto trasformando l’Italia in una
provincia del Texas.
Erano i giorni caldi di una
campagna elettorale che stava giungendo al termine tra nervosismo, promesse,
voli pindarici e lessico da guerra civile. Alla fiera di Vicenza, in uno stand
appartato, il giornalista Fabio Butera è riuscito a filmare parte dell’incontro
tra Salvini e i signori delle armi. Tra questi Lamberto Cardia, presidente
dell’associazione EnalCaccia, che si è lasciato sfuggire la frase: “Trovare chi
far votare e da chi ricevere però una garanzia che dopo non si limiti alla
caccia.” Salvini a quel punto ha voltato la testa, notando la telecamera. Ha
subito fatto allontanare i giornalisti indiscreti, ma ormai era troppo tardi.
Inoltre, è venuto fuori un documento inequivocabile: Salvini ha promesso sul
suo “onore” di impegnarsi per coinvolgere la lobby in ogni provvedimento che
potesse riguardarla, sigillando un patto per la tutela dei detentori legali di
armi.
Adesso quel patto d’onore è
entrato nei reticoli dello Stato, come conferma il decreto legislativo n. 104
del 10 agosto 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e in vigore dallo
scorso 14 settembre. L’Italia recepisce la direttiva europea 853/2017 relativa
al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi, ed è la prima
nazione a farlo, ma nella maniera più estesa possibile. Da ora in avanti sarà
possibile comprare un kalashnikov e certificare la detenzione tramite mail.
I principali punti di questa
rivoluzione tradiscono un’inversione di rotta dai tratti inquietanti. Rispetto
al passato, non c’è più l’obbligo di avvisare i propri conviventi del possesso
di armi. L’invio della denuncia di detenzione ai Carabinieri o alla Questura
può avvenire anche tramite mail. Viene estesa la categoria di “tiratori
sportivi”, quelli autorizzati a comprare armi “tipo guerra”: il già citato
kalashnikov o l’Ar 15, fucile semiautomatico tristemente noto per le stragi
nelle scuole americane, per esempio. Adesso è possibile l’accesso, anche con
una semplice iscrizione, ai campi di tiro e ai poligoni privati, oltre che alle
associazioni dilettantistiche affiliate al Coni. Infine è stato aumentato sia
il numero delle armi sportive detenibili (il doppio, da 6 a 12), sia quello dei
colpi consentiti nei caricatori (10 per le armi lunghe e 20 per quelle corte).
La promessa di Salvini è stata rispettata, gli aspiranti cowboy possono
festeggiare.
Piergiulio Biatta, presidente
dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia, storce il naso ed è
il primo a denunciare i pericoli di questo accordo. Ha dichiarato infatti che
“Più che alle esigenze di sicurezza pubblica e alle necessità dei veri
sportivi, le modifiche introdotte rispondono alle pressioni della lobby delle
armi. L’impressione è che il M5S abbia dato carta bianca alla Lega e che
Salvini abbia così cominciato a dar corso a quel patto d’onore.” Qualche mese
fa il presidente Mattarella si era espresso con toni severi: “L’Italia non può somigliare
a un far west dove un tale compra un fucile e spara dal balcone.” Soprattutto
in un periodo di odio sociale, dove gli episodi di razzismo sono all’ordine del
giorno, incentivare l’acquisto delle armi – con tutte le agevolazioni possibili
– rappresenta per un Paese democratico un autogol dalle proporzioni
incalcolabili.
In Italia manca un censimento
affidabile delle armi, e non è un problema irrilevante. Basti pensare che il
rapporto che più si avvicina a uno studio dettagliato risale a dieci anni fa, e
indica un numero che va tra i 4 e i 10 milioni di armi da fuoco presenti sul
territorio: una forbice estremamente ampia. In teoria, per legge, ogni arma
deve essere denunciata entro 72 ore, quindi il Viminale dovrebbe avere dei dati
e delle certificazioni in mano per poter stabilire con chiarezza quante armi
girano sul territorio. L’analista dell’Osservatorio permanente sulle armi
leggere e le politiche di sicurezza e difesa (Opal) – che per un gioco del
destino si chiama Giorgio Beretta – chiede a gran voce che questo dato venga
monitorato. “Invece,” dice, “Viviamo in un Paese in cui è possibile sapere
quanti cellulari o automobili possiedono gli italiani, ma non quante armi da
fuoco ci siano nelle loro case.” Una statistica che invece è possibile
consultare riguarda il numero di omicidi per arma da fuoco ogni 100mila
abitanti. Tra i Paesi del G8, soltanto gli Stati Uniti sono davanti all’Italia,
che con il suo 0.9 surclassa il Canada (al terzo posto) e supera con un numero
due o tre volte maggiore Regno Unito, Giappone, Germania, Francia e Russia.
Allo stesso tempo, l’insensatezza di questa norma risulta chiara anche solo
guardando le statistiche sui crimini in Italia, in calo consistente da diversi
anni: rapine e furti non sono qualcosa da cui esiste la necessità di difendersi
tenendo una rivoltella sotto al cuscino.
Nel triennio 2014/2017 il porto
d’armi a uso sportivo è aumentato del 41,63%. Una crescita esorbitante, e sorge
il dubbio che il reale utilizzo di queste armi non sia esclusivamente collegato
allo sport, considerando le nefaste statistiche sopra elencate. D’altronde è un
processo inevitabile, quando la cassa di risonanza di certi partiti che
finiscono con l’incitare i cittadini a eccessi di difesa e a esercizi arbitrari
delle proprie ragioni. Salvini non ha mai nascosto le sue simpatie per Trump.
Già quando non era ministro, e Trump non era presidente, il leader della Lega
si faceva ritrarre in una foto accanto all’imprenditore americano sfoggiando il
miglior sorriso, quello di chi si trova accanto a un modello da seguire. Negli
Stati Uniti il dibattito sulle armi è nato ben prima dell’avvento di Trump alla
Casa Bianca. Nella loro costituzione il secondo emendamento garantisce il
diritto di possedere armi, gli omicidi e le stragi nei luoghi pubblici erano
elevati già prima di Trump, ma quest’ultimo sta attuando politiche ancora più
centrate sulla figura del redneck dal proiettile facile.
Salvini sembra voler ricalcare
queste orme, aggrappandosi alla paura degli italiani – e anzi alimentandola –
con la pretesa di giustificare l’insorgere di nuovi sceriffi fai-da-te. Tutto
questo ricorda frasi di un passato lontano, che ritorna con la costanza delle
stagioni. Goebbels diceva che “Possiamo fare a meno del burro ma non possiamo
fare a meno delle armi. Non si può sparare con il burro.” Mussolini aggiungeva
a questo concetto il sentimento primordiale, e vile, del male necessario per
proteggersi dal male degli altri: “I popoli che non amano portare le proprie
armi finiscono per portare le armi degli altri.”
Armarsi per difendersi. Da chi e
da cosa riguarda soltanto la narrazione di una propaganda che affonda le radici
in una cultura di destra. La peggior destra possibile.

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