Elena Testi - L’Espresso
10 settembre 2018
Il presidente della commissione
istruzione al Senato, l'uomo che dovrebbe vigilare su abbandono , formazione e
precariato, ha la terza media. A confermarlo, dopo mesi di voci sul suo conto,
è lui stesso, il senatore Mario Pittoni, "l’uomo istruzione" della
Lega di Matteo Salvini. E proprio Pittoni, al telefono con l'Espresso, spiega
di essere stato fino ad oggi reticente per "paura della guerra
social". Si sente una risata dall’altro capo: "Sa, sono figlio della
contestazione globale, erano tempi in cui ci si opponeva. Ho un padre
insegnante e un fratello professore, quindi ho sempre respirato scuola e per
questo sono preparatissimo. Non mi sono diplomato per ribellione". Pausa.
"Ripeto, preparatissimo. Ma questo non lo scriva che lodarsi non è
bello".
Per il Carroccio ha scritto il
programma che rivoluzionerà la scuola italiana. Ed è per questo che è stato
nominato presidente della Commissione Istruzione Pubblica al Senato. Mario
Pittoni, classe ‘50, leghista di ferro, ha un curriculum vitae facilmente consultabile
sul portale web del Comune di Udine.
Poche voci, scritte in uno
stampatello stentato e una calligrafia incomprensibile (sì, è compilato a
mano). Tra le voci degne di nota ci sono: addetto stampa di Edi Orioli,
campione della Parigi-Dakar e direttore responsabile di una rivista di annunci.
Sempre nel cv si trova "nel
1991 ha creato Lega Nord Flash, opuscolo d’informazione di carattere
nazionale". Tra le capacità e le competenze personali annovera
"Senatore della repubblica nella XVI legislazione. Capogruppo Lega Nord in
commissione istruzione". Alla voce "patente o patenti" ha
inserito "X auto e moto". La "X" in questo caso dovrebbe
essere la traduzione di "per".
Ma è a "tipo di istruzione o
formazione" che il senatore ha scritto "iscrizione albo dei
giornalisti pubblicisti dal 1981", come se il titolo di studi, quello per
cui lavora in commissione Senato, non abbia alcuna importanza e possa essere
sostituito con altre diciture.
Ma eccole le grandi rivoluzione
proposte da Mario Pittoni in campagna elettorale e rese note, il 14 marzo
scorso, da Matteo Salvini in una conferenza a Strasburgo: unificazione del
ciclo di studi di elementari e medie (in poche parole diventeranno una cosa
sola). Ritorno al "professore prevalente" che insegnerà le materie
principali, seguendo gli alunni per tutto il percorso. Riavvicinare i docenti
al proprio territorio e concorsi su base regionale, via alla chiamata diretta e
infine ripristino del "valore educativo delle bocciature".
Nel contratto di Governo qualcosa
è stato mantenuto: chiamata diretta e trasferimenti. Aggiunti: l’abolizione
delle classi "pollaio" e l’intensificazione delle ore di ginnastica.
Lo stesso senatore ammette: «Stiamo lavorando per mantenere le promesse fatte e
abbiamo già depositato due disegni di legge importanti che riguardano gli
insegnanti».
Il primo per l’eliminazione della
chiamata diretta e l’altro per i posti vacanti. L’unificazione di medie ed
elementari «è un progetto che stiamo portando avanti, perché se ne parla da
anni ma ci vuole tempo, è solo due mesi che siamo al Governo».
L’obiettivo è semplice «smontare
la Buona Scuola punto per punto». La Buona scuola figlia, difficile
dimenticare, di una ministra anch’essa al centro delle polemiche per il titolo
di studio dichiarato.
Quando la verità venne a galla,
Movimento 5 Stelle e Lega (all’epoca Nord) chiesero le dimissioni immediate di
Valeria Fedeli. Ma alla fine come dice il presidente della commissione
"Istruzione Pubblica" del Senato quello che «c'è da sapere non si
impara su polverosi libri». Vuole aggiungere altro? «Dovevo dirle qualcosa di
importante, ma l’ho dimenticato». Qualche minuto dopo, via messaggio, il
senatore ci comunica cosa si era dimenticato di aggiungere. «Quando, come nel
mio caso, a spingerti è un'infinita passione, sei portato a studiare e
approfondire ben più di quanto normalmente chiesto agli studenti. Di
conseguenza sei facilitato nel trovare soluzioni».
Prima di chiudere la telefonata,
l’ostinata raccomandazione: «Mi metto nelle sua mani, mi raccomando». Alla
faccia del "valore educativo delle bocciature".

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