Duccio Facchini – Alteconomia
6/08/2018
“Volete voi che il gestore unico
del servizio idrico integrato per il territorio provinciale di Brescia rimanga
integralmente in mano pubblica, senza mai concedere la possibilità di
partecipazione da parte di soggetti privati?”.
Il 18 novembre 2018 i cittadini
della provincia di Brescia saranno chiamati a esprimersi sulla gestione di un
bene fondamentale: l’acqua. Il quesito del referendum consultivo provinciale
relativo al servizio idrico integrato (SII), però, ha un valore che oltrepassa
i confini della provincia lombarda e rappresenta una sfida decisiva in casa di
una delle principali multiutility italiane quotate in Borsa: A2a. Il Comune di
Brescia, così come Milano, detiene il 25% delle azioni del colosso (articolato
in 121 società partecipate, comprese quelle in dismissione, tra Italia, Serbia,
Grecia, Regno Unito, Montenegro).
L’azionariato di A2a
Mariano Mazzacani, responsabile
del Comitato referendario “Acqua pubblica Brescia”, ha tra le mani la
“cronistoria” del lungo e inedito percorso che a fine agosto di quest’anno ha
finalmente visto la firma del decreto di indizione del referendum da parte del
presidente della Provincia, Pier Luigi Mottinelli.
Scorre indietro fino ai primi
mesi del 2015. “Sulle pagine della stampa locale -ricorda Mazzacani- si
infittivano gli articoli secondo i quali sarebbe stata oramai cosa fatta la
creazione di un soggetto ‘tricipite’ al quale l’Ente di governo dell’Ambito
della provincia di Brescia si sarebbe apprestato ad affidare la gestione del
servizio idrico”. Due multiutility locali di proprietà dei Comuni (“Aob2” e
“Garda Uno”) e la società “A2a Ciclo idrico”, interamente in capo ad “A2a”.
Secondo la disciplina comunitaria, come ricostruisce Mazzacani, proprio perché
quotata in Borsa, quest’ultima non avrebbe potuto però ricevere la gestione di
servizi con affidamento diretto senza passare per una gara ad evidenza
pubblica.
A metà settembre 2015, il
consiglio di amministrazione dell’Ufficio d’Ambito di Brescia individua nella
partecipazione mista pubblico-privata il futuro gestore unico del servizio
idrico (“Fatte salve le gestioni in salvaguardia, ossia quelle affidate ad “A2A
ciclo idrico” e ad “Azienda Servizi Valle Trompia”, oggi controllata al 75% da
A2A, chiarisce Mazzacani).
Il programma immaginato dagli
amministratori prevede due fasi: 1) l’affidamento in house per 30 anni entro
fine 2015 ad una società costituita da quelle a totale partecipazione pubblica
e che allora già operavano nel settore all’interno del territorio provinciale;
2) entro fine 2018 questa nuova società avrebbe dovuto scegliere tramite gara
il proprio socio privato al quale attribuire una partecipazione societaria
superiore al 40%.
Nonostante le contro deduzioni
del comitato, nel giugno 2016 nasce “Acque Bresciane Srl” (proprietà
interamente pubblica), alla quale pochi mesi più tardi viene affidata per 30
anni la gestione del SII. Il passo successivo dovrebbe essere la gara, con A2a
alla finestra.
Nel gennaio 2017 viene steso e
sottoscritto l’atto costitutivo del “Comitato promotore del referendum
consultivo provinciale per l’acqua pubblica”. Tutti i passaggi formali vengono
rispettati e nell’arco di dodici mesi scarsi il quesito referendario depositato
il 22 giugno dello scorso anno viene giudicato ammissibile. Nel frattempo
aderiscono anche 54 Consigli comunali del bresciano. Dopo rallentamenti e
rinvii, fino al 27 agosto 2018 e alla firma in calce al decreto di indizione.
“Finalmente il referendum”, ha gioito il comitato, che di fronte al paventato
ingresso del socio privato ha da subito intravisto il rischio di un nuovo “caso
LGH”, multiutility che opera nei territori di Cremona, Pavia, Lodi, Rovato e
Crema e che ha visto A2a “salire” al 51% del capitale. Operazione bocciata a
più riprese dall’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone.
La posta in gioco è nazionale. E
non è un caso che il prossimo 14 settembre, in occasione dell’avvio della
campagna di informazione e comunicazione del comitato, Remo Valsecchi
commercialista lecchese del Forum Nazionale dei Movimenti per l’acqua,
presenterà un piano di investimenti per l’Ambito Territoriale di Brescia per
una gestione totalmente pubblica. “Dimostreremo, conti alla mano, come sia
assolutamente sostenibile una gestione totalmente pubblica per la nostra
provincia”, spiega Mazzacani. In netta discontinuità rispetto alla temuta
finanziarizzazione del servizio.
Valsecchi conosce bene A2a e il
suo “modello” di gestione del SII. Ne ha studiato i bilanci a partire dall’anno
della quotazione in Borsa, il 2008, segnalando come in dieci anni il patrimonio
netto della società sia passato da 3,5 miliardi di euro circa a 2,3 miliardi,
il valore medio dell’azione da 2,16 a 1,48 euro e il valore di capitalizzazione
di Borsa da 6,7 a 4,4 miliardi di euro. Il tutto mentre i soci (Milano e
Brescia in testa) vedevano distribuire qualcosa come 1,7 miliardi di euro in
dividendi.
Il referendum ha un valore
politico. La decisione finale, però, spetterà all’assemblea dei 205 sindaci
della provincia di Brescia. Lo ricorda anche A2a nella sua ultima relazione
semestrale analizzando l'”Evoluzione della regolazione ed impatti sulle
Business Units del Gruppo”. “L’assemblea dei sindaci dovrà, comunque, approvare
la decisione finale sul modello di gestione (misto o in house providing) del
SII da implementare nella provincia di Brescia”, si legge. Ecco perché il
comitato sta chiedendo a tutti i sindaci di impegnarsi pubblicamente a
rispettare il voto dei cittadini del 18 novembre.
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