Andrea Colombo – Il Manifesto
04 Settembre 201
04 Settembre 201
Se ne parla da settimane, piovono
annunci spesso contradditori sulle cifre della prossima manovra, ma in realtà
la vera partita comincerà soltanto oggi. Ad aprire le danze sarà la riunione
della Lega, dove verranno messe sul tavolo proposte e richieste del Carroccio.
Un primo e certamente ancora interlocutorio momento della verità è previsto per
domani, con un vertice tra Conte, i due vicepremier e il ministro dell’Economia
Tria al quale quasi certamente sarà presente anche il ministro per gli Affari
europei Savona. Proprio lui, ieri, ha chiesto di «pazientare ancora un paio di
giorni», indicando così che dal vertice di domani qualcosa di più preciso
potrebbe emergere.
La vigilia è stata segnata da due
segnali positivi. Il primo è una frase lasciata cadere dal ministro degli
Interni Salvini, mentre lasciava la riunione del consiglio dei ministri: «Sarà
una manovra rispettosa di tutte le regole, che farà pagare meno tasse agli
italiani». E’ una frase per molti versi ambigua che tuttavia dovrebbe sgombrare
il campo almeno dall’ipotesi più deflagrante, quella di una Nota aggiuntiva al
Def con la previsione dello sforamento del tetto del 3% nel rapporto deficit
Pil. Ne avevano parlato sia Di Maio che Giorgetti, con tanta insistenza da
autorizzare il dubbio che non si trattasse solo di una pistola piazzata sul
tavolo per potenziare la propria forza contrattuale nella trattativa. Di certo
una trattativa discreta con la Ue è in corso e probabilmente fa parte del
pacchetto anche la possibilità indicata da Giorgetti, che peraltro è forse
l’esponente del governo considerato più affidabile dalla Ue e in particolare
dal presidente della Bce Draghi: quella cioè di applicare la flessibilità agli
investimenti per la messa in sicurezza del Paese.
L’aspetto sibillino della
promessa di Salvini sta nella differenza, indicata la sera prima dal medesimo vicepremier
leghista, tra «sforare» e «sfiorare». E’ infatti vero che portare il rapporto
deficit/Pil al 2,9% significherebbe non sforare formalmente il famigerato
«tetto» ma equivarrebbe a infrangere tutti gli impegni sulla riduzione del
deficit strutturale e del debito. L’effetto sarebbe di fatto altrettanto
esplosivo. In ogni caso, l’esclusione dello sforamento da parte del ringhioso
leghista è stato accolto con un sospiro di sollievo.
Il secondo segnale distensivo è
arrivato proprio dai temuti «mercati». Il colpo dell’outlook negativo di Fitch
è stato assorbito bene. La borsa è salita. Lo spread, pur sempre alto, è sceso
ben al di sotto dei 290 punti, attestandosi dopo un po’ di oscillazioni a 285.
Segno che le rassicurazione mitragliate una dopo l’altra da Tria nel week-end
hanno funzionato e che i mercati, come le agenzie che hanno spostato alla fine
di ottobre il loro verdetto, prima Moody’s, pochi giorni dopo Standard &
Poor, aspettano il testo della legge di bilancio prima di pronunciarsi. I problemi
sono peraltro tutti appuntati su questo punto: cosa inserire nella legge.
L’Italia chiederà flessibilità per i 12,5 mld necessari a sterilizzare
l’aumento dell’Iva. Probabilmente la otterrà e potrà evitare l’aumento
ricorrendo al deficit. A quel punto però avrà raggiunto il confine tollerabile
secondo Bruxelles e anzi avrà superato quel limite dell’1,3% che il commissario
Moscovici aveva definito pochi giorni fa «non un target ma un tetto».
Il giallo sarà svelato solo il 27
settembre, data fissata per la presentazione della Nota aggiuntiva.
La presentazione all’Europa della
manovra arriverà invece il 15 ottobre. In teoria una anticipazione della Nota
sarebbe certamente utile per tranquillizzare i mercati, e per questo Fi la
reclama a gran voce. Ma Tria non intende anticipare nulla, soprattutto perché
vuole aspettare i dati dell’Istat sullo stato dei conti, che arriveranno il 21
settembre. Ma al di là delle cifre e delle percentuali, è certo che almeno
qualche passo sulla via del reddito di cittadinanza M5S dovrà imporlo. I
sondaggi più recenti, che segnalano una ulteriore crescita della Lega sino al
32% e un calo al 28% dei 5S, lo impongono. Altrettanto impensabile che il
Carroccio eviti di impuntarsi su una mossa parallela sul fronte del fisco. Per
risolvere il rebus Tria ha poco più di tre settimane.

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