Lina Palmerini– Il sole 24 ore
04 Settembre 201
04 Settembre 201
Dalla nascita del Governo a oggi,
a guardare i sondaggi, è stata più che una luna di miele. Consensi in crescita
per la Lega, piccoli cedimenti e poi recuperi per i 5 Stelle, insomma un esordio
di successo che ha annichilito un’opposizione già a pezzi. E in effetti è
complicato costruire un’alternativa quando l’umore del Paese è così vicino a un
Governo. Ora però, con la prima riunione sulla legge di stabilità, si anticipa
la discussione sul nocciolo politico di questa alleanza anche per evitare il
rischio di arrivare a settembre senza mediazioni e con le agenzie di rating che
incombono. Il nocciolo per Di Maio e Salvini è come si fa a mantenere il
consenso. Perché le manovre economiche questo sono, la scelta politica che più
di tutte misura il rapporto con l’elettorato che non è fatto solo di
condivisione emotiva ma di rappresentanza di interessi. Si potrebbe dire che la
domanda riguarda più Salvini: lui dal 4 marzo ha quasi raddoppiato i suoi voti
con una volata che forse è più emotiva e quindi più labile. Paga la sua
esposizione sull’immigrazione, il braccio di ferro sugli sbarchi e sull’Europa
ma con l’autunno fatalmente l’agenda si sposta sull’economia. E il rischio è
che quei consensi con la velocità con cui sono arrivati, rapidamente si perdano
se gli impegni di impronta leghista verranno meno.
Parliamo della flat tax o del
superamento della legge Fornero mentre per quel che si sa Di Maio ha già
affidato a Boeri la missione di trovare risorse – attraverso il taglio delle
pensioni d’oro – per il reddito di cittadinanza. Ciascuno dei due vicepremier,
insomma, ha la sua caccia al tesoro. Tanto più Salvini che è già pressato dalla
sua base al Nord per il decreto dignità e per il braccio di ferro dei 5 Stelle
sull’Ilva o sulla Tav e Tap. Frenate che sono guardate con diffidenza da quel
mondo produttivo che invece vorrebbe una Lega in grado di azzerare la cultura
dei veti sulle infrastrutture e dei sospetti verso l’impresa.
La riunione di oggi quindi
comincia a mettere sul tavolo, innanzitutto, la mediazione tra Salvini e Di
Maio: se questa sia possibile e a che prezzo. Al prezzo di rinunciare a quale
parte delle promesse? O al prezzo d violare i vincoli di bilancio e gli impegni
con la Ue pur di accontentare i rispettivi elettori? Questa è la domanda. E il
fatto che al vertice partecipino non solo Tria e Giorgetti – più prudenti sui
conti – ma anche il ministro Savona che ha le sue idee sull’Europa e sullo sviluppo
aiuta ad avere primi chiarimenti sugli equilibri - reali - che si formeranno.
Perché la legge di stabilità
chiama in causa anche soggetti estranei al contratto di governo che non possono
essere lasciati fuori. C’è Tria ma pure Moavero sarà parte in causa se Di
Maio-Salvini vorranno forzare o addirittura strappare con l’Europa. E ci sono
le strutture dello Stato, dal Mef alla Ragioneria dello Stato fino al
Quirinale. Aver accelerato la discussione sulla stabilità è proprio la spia di
questo equilibrio non trovato e del rischio finanziario che comporta
trascinarsi fino a settembre.

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