Andrea Fabozzi – Il Manifesto
15 settembre 2018
Un decreto da mostrare in piazza.
Il presidente del Consiglio lo avuto giovedì sera, alla fine di un tormentato
Consiglio dei ministri, e ieri ha sventolato sul palco quelle tante pagine:
«Non sono tornato a mani vuote». Manca però in quel testo l’articolo più
importante, quello che definisce i poteri del commissario straordinario per la
ricostruzione del ponte, perché ancora non c’è intesa tra gli alleati di
governo.
Più che l’attacco diretto alla
linea grillina, la Lega ha praticato l’accerchiamento attraverso le autorità
locali, il presidente della Liguria Toti e il sindaco di Genova Bucci, entrambi
espressione del vecchio centrodestra. Per questo Conte ieri avrebbe dovuto
negoziare con loro in un incontro a Genova cominciato al termine delle
cerimonie. È servito solo a confermare le divergenze, Conte ha così rinviato la
discussione. «Ho invitato Toti e Bucci a Roma, martedì prossimo ci
confronteremo sui dettagli e vareremo definitivamente il decreto», ha detto
uscendo dalla prefettura.
In piazza De Ferrari Conte ha
preso applausi anche durante il passaggio più delicato del suo intervento: «Non
abbiamo ceduto al ricatto di affidare ad Autostrade la ricostruzione, la faremo
a spese loro con questo decreto ma la procedure per la decadenza della
concessione rimane in piedi e si completerà». Della revoca non si parla nel
decreto, come e quando si concluderà la procedura lo deciderà la battaglia
legale che Autostrade ha già ingaggiato.
«Non sono fogli bianchi, sono
pieni di fatti», rivendica il presidente del Consiglio mostrando le pagine del
decreto. Che però sono bozze, il testo è stato approvato «salvo intese» che
significa che può cambiare più volte prima di arrivare sulla Gazzetta
ufficiale, quando non si sa. E sta già cambiando, posto che il sistema che si
sarebbe individuato per far «pagare Autostrade» pur tenendola fuori
dall’appalto per il nuovo ponte appare attaccabile dagli avvocati della società
controllata dai Benetton. Quanto il governo sia preoccupato di questo aspetto
se lo è fatto sfuggire il ministro Savona, parlando a Torino: «Tutti si
domandano “e se poi c’e il ricorso al Tar”? Ma dobbiamo uscire da questo
guscio, per fortuna abbiamo giuristi del calibro di Bongiorno», la ministra
specializzata in diritto penale economico.
Sotto attacco per aver «bucato»
la scadenza del primo mese dalla tragedia senza aver nominato il commissario
per la ricostruzione, Conte ha replicato in piazza che ci sono quasi. «Arriverà
entro dieci giorni dalla pubblicazione del decreto», ed è in effetti quello che
prevede il testo, affidando proprio a Conte il potere di nomina. Ma il termine
comincerà a decorrere quando il decreto passerà dallo stato di bozza a quello
di documento ufficiale, cioè quando Lega e M5S avranno trovato una via d’uscita
dallo scontro sul commissario. Non è solo questione di nomi, è chiaro che la
figura che sarebbe piaciuta alla Lega avrebbe seguito una linea meno ostile ad
Autostrade, cercando di riportare la concessionaria dentro i lavori del ponte
magari come società appaltante, cosa che non sembra dispiacere nemmeno alla
favorita del governo Fincantieri, che prima di ogni cosa deve temere i
paralizzanti ricorsi. Sfumata la candidatura di Toti – che ieri qualcuno tra la
folla continuava a invocare mentre prometteva un ponte che ricorderà le 43
vittime (lo prevede il progetto di Piano che il governo ha messo da parte) –
non è del tutto tramontata la candidatura politicamente identica del sindaco
Bucci. Che ieri ha domanda ha risposto: «Se me lo chiedono figuratevi se dico
di no».
Intanto il ministro delle
infrastrutture Toninelli si è dovuto difendere dalle critiche dei tanti che non
hanno apprezzato di vederlo sorridere accanto a Bruno Vespa con in mano il
plastico del ponte crollato. Gli attacchi sono arrivati soprattutto su twitter
e facebook, ma Toninelli ha preferito replicare ai giornali «burattini al soldo
di chi finanzia certa stampa».

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