Mauro Ravarino – Il Manifesto
14 settembre 2018
Occhi lucidi per Genova, un mese
dopo il crollo del ponte Morandi. Alle ore 11,36 di ieri, la città si è fermata
per commemorare le 43 vittime precipitate con parte del viadotto in quella
maledetta e piovosa mattina d’agosto. I negozi hanno abbassato le saracinesche,
i taxi e i bus hanno spento i motori e i cittadini sono scesi in strada
fermandosi in raccoglimento. Un silenzio interrotto solo dalle sirene delle
navi del porto e dai rintocchi delle campane. Il Morandi era il ponte più trafficato
e attraversato della città, era parte dell’autostrada A10 ma era in tutto e per
tutto un’arteria cittadina. Ecco perché, ieri, in molti ripetevano: «Chiunque
di noi poteva essere lì, è una tragedia enorme per la nostra città». Andare
«oltre il ponte» non sarà facile.
ISTITUZIONI E PARENTI delle
vittime si sono ritrovati in via 30 Giugno, vicino a quello che il sindaco
Marco Bucci ha definito «il nostro Ground Zero» con lo sguardo rivolto a quei
monconi precari e allo squarcio in mezzo alla Val Polcevera. In via Fillak, ai
limiti della zona rossa, si sono ritrovati gli sfollati, con le maglie
«Quelli del Ponte Morandi».
«Facciamo urlare il silenzio» hanno detto i membri del comitato Certosa prima
che scoccassero le 11,36. Poi, si sono tenuti per mano, insieme ai vigili del
fuoco e ai volontari della protezione civile. Un lungo applauso ha concluso il
minuto di silenzio, dopodiché il gong di una campana tibetana ha risuonato 43
volte nel quartiere e sono stati liberati in cielo palloncini. Rabbia e dolore.
«NOI CHIEDIAMO SOLO LA VERITÀ –
ha detto Giuseppe Matti Altadonna, padre di Luigi, morto a 34 anni -, ci dicano
perché è crollato quel viadotto. Questo ce lo devono, per mio figlio e per
tutte le altre 42 vittime». I commercianti di Certosa si dicono in ginocchio,
stremati.
I vigili del fuoco e i tecnici
delle ditte specializzate hanno iniziato ieri, in vista della demolizione del
ponte, i sopralluoghi e le operazioni propedeutiche all’installazione delle gru
e delle apparecchiature di controllo dei sensori sui monconi. Il minuto di
silenzio è stato osservato anche tra i lavoratori del porto, tra le banchine
dei terminal.
UN SECONDO MOMENTO di
commemorazione si è svolto nel pomeriggio in piazza De Ferrari per l’iniziativa
«Genova nel cuore». Qui, è arrivato il premier Giuseppe Conte accolto oltre che
da applausi anche dalle urla «ponte, ponte». Salendo sul palco ha sottolineato:
«Non abbiamo ceduto al ricatto di Autostrade per la ricostruzione del ponte,
sarà a sue spese, ma la procedura per revoca della concessione e la decadenza
rimane in piedi e si completerà». A un
mese dal crollo, sono iniziati in procura a Genova i primi interrogatori degli
indagati. Salvatore Bonaccorso, uno degli ingegneri del provveditorato relatori
del parere sul progetto di retrofitting, è arrivato in procura con il suo
avvocato Giovanni Ricco. Si è avvalso della facoltà di non rispondere. Lo
stesso ha fatto l’ingegner Antonio Brencich.
«LE INDAGINI SONO IN UNA FASE
primordiale – ha detto il suo avvocato Anna Francini – e quindi non è ancora
opportuno parlare. Quando la procura circostanzierà le accuse, non avrà remore
a rispondere ai magistrati». Scena muta per di Mario Servetto e Giuseppe Sisca:
anche loro facevano parte del comitato tecnico del Provveditorato delle opere
pubbliche, presieduto da Roberto Ferrazza (indagato), che il primo febbraio
diede l’ok al progetto di rinforzo.
Secondo i pm Massimo Terrile e
Walter Cotugno, il comitato tecnico oltre a valutare la bontà del progetto
doveva verificare pure se il ponte era in buone condizioni e sollecitare
approfondimenti. Tra i 20 indagati ci sono i vertici di Autostrade e alcuni
dirigenti del ministero delle Infrastrutture. Le accuse, a vario titolo, sono
quelle di omicidio colposo plurimo, aggravato dal mancato rispetto delle norme
anti-infortunistica, omicidio stradale colposo e disastro colposo.
Compito della procura è
comprendere come il ponte sia crollato e se il disastro potesse essere
previsto. I nuovi interrogatori sono stati fissati per il 24 settembre, il
giorno prima dell’inizio dell’incidente probatorio.

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