Matteo Carnieletto – Gli occhi
della guerra
14 settembre 2018
Sono più di 140 le persone morte in
un bombardamento – molto probabilmente compiuto dai caccia della coalizione a
guida saudita – a Sana’a, in Yemen. Le bombe non hanno colpito né la prima
linea né i ribelli Houthi. Hanno colpito una cerimonia funebre alla quale
partecipavano dei civili. Le immagini del massacro sono impressionanti: corpi
dilaniati e inceneriti dalle fiamme. Un orrore senza fine. Come scrive il
Financial Times, quello di ieri è uno degli attacchi più sanguinosi da quando
la coalizione a guida saudita ha iniziato a bombardare i ribelli Houthi.
I caccia della coalizione a guida
saudita avrebbero colpito i partecipanti ad una cerimonia funebre a Sana'a, in
Yemen. I morti sarebbero più di 140.
L’Arabia Saudita dice di non
c’entrare nulla e si è detta pronta a collaborare alle indagini. Eppure qualche
colpa i sauditi devono averla se oggi il portavoce del National Security
Council, Ned Price, ha detto che “la cooperazione tra America e Arabia Saudita
non è un assegno in bianco. Alla luce di questo e di altri incidenti recenti,
abbiamo avviato una revisione immediata del nostro sostegno, già notevolmente
ridotto, alla coalizione guidata dai sauditi”.
I morti provocati dalla guerra in
Yemen sono ormai più di 10mila (il dato è dello scorso agosto) e il numero è
purtroppo destinato ad aumentare.
Allarme
denutrizione
I civili dello Yemen sono
fiaccati dal conflitto. Da marzo 2015 i caccia della coalizione a guida saudita
hanno cominciato a bombardare i ribelli Houthi per “difendere il governo
legittimo” del presidente Abdel Rabbo Monsour Hadi. Gli sfollati, in un anno e mezzo
di guerra, sono oltre 3 milioni, mentre più di 200mila persone hanno cercato
rifugio all’estero.
Gli sfollati soffrono di
denutrizione: “Dei 26 milioni di abitanti dello Yemen, 14 milioni hanno bisogno
di aiuti alimentari. Sette milioni sono invece affetti da insicurezza
alimentare”, scrive Al Jazeera. Salem Abdullah Musabih, un bambino di sei anni
che si trova nell’ospedale di Hodaida. è ormai ridotto a un mucchietto di ossa.
Come lui tantissimi bambini ricoverati a Sana’a e in altre parti dello Yemen.
Un piccolo Omran Daqneesh yemenita di cui nessuno parla e al quale non verrà
mai dedicata nessuna prima pagina.
La
sofferenza dei bambini negli ospedali dello Yemen
I bambini non hanno più scuole.
Lo scorso agosto, i caccia sauditi hanno bombardato una scuola a Haydan,
provocando 10 morti e 28 feriti, secondo i dati diffusi da Medici senza
frontiere. Ma non è l’unico caso. A dicembre 2015 Amnesty International ha pubblicato
un report intitolato I nostri bambini sono bombardati. Scuole sotto attacco in
Yemen.
Bambini
in una scuola bombardata dalla coalizione a guida saudita
In questo anno e mezzo, i sauditi
hanno continuato a bombardare le scuole, “violando le leggi internazionali e
bloccando l’accesso allo studio a migliaia di bambini yemeniti”. Colpire le
scuole significa infatti colpire il futuro del Paese. A ottobre 2015 è stata
bombardato l’istituto per la scienza e per la fede di Beni Hushayash, nel
governatorato di Sana’a, Come scrive Amnesty, “la scuola, l’unica del
villaggio, era frequentata da 1200 studenti”. Sorte simile è toccata anche
all’Istituto Kheir, nel villaggio di Hadhran, sempre nel governatorato di
Sana’a.
I
bimbi dello Yemen non valgono come quelli siriani
La condizione dei bambini in
Yemen è uguale a quella dei bambini siriani, vittime di una guerra ingiusta.
Eppure sembra che sui media i piccoli yemeniti non riescano a trovare spazio.
Non vengono bombardati da un “dittatore”, ma dalla “civile” Arabia Saudita. Il
nostro alleato in Medio Oriente. Il Paese che “combatte” Daesh con un braccio e
con l’altro lo finanzia. Ed è forse questa la cosa più triste di questa
vicenda: che le sofferenze dei bambini vengano usate per fini politici. Perché
le vittime delle bombe non sono tutte uguali.

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