Peter Beaumont,- Invicta Palestina
17 settembre ’18
Due ex capi del potente servizio
di intelligence interna di Israele, lo Shin Bet, hanno fatto un intervento
appassionato e potente prima degli eventi celebrativi del 50° anniversario
dell’occupazione dei territori
palestinesi nel mese di giugno.
Uno dei due ha avvertito che il
sistema politico del paese è sprofondato nel processo di “tirannia
incrementale”.
Ami Ayalon e Carmi Gillon lo
hanno detto prima di una riunione pubblica in una galleria di Gerusalemme, che
rischia la chiusura per il fatto di ospitare l’incontro organizzato dal
gruppo Breaking the Silence che denuncia
le irregolarità dell’esercito ed è per questo uno dei principali bersagli del
governo di destra di Benjamin Netanyahu.
Durante la sua recente visita nel
Regno Unito, Netanyahu ha anche chiesto Theresa May (Primo ministro) di
tagliare i finanziamenti del governo del Regno Unito al gruppo – una richiesta
che ha sconcertato i diplomatici in quanto non esiste alcun finanziamento
diretto nel Regno Unito.
“Incremental tyranny significa
che si vive in una democrazia e improvvisamente si capisce che non è più una
democrazia“, ha detto Ayalon a un piccolo gruppo di giornalisti, tra cui quelli
del Guardian, in vista della
manifestazione. “Questo è quello che stiamo vedendo in Israele. La tragedia di
questo processo è che si conosce solo quando è troppo tardi.”
Ayalon ha citato le recenti
manovre di ministri del governo Netanyahu per modificare le leggi in modo da
colpire gruppi come Breaking the Silence esclusi dagli eventi nelle scuole e
con l’obiettivo di colpire le loro attività, oltre che prendere di mira la
corte suprema del paese e l’indipendenza dei mezzi di comunicazione.
Le questioni di libertà di parola
e di espressione sono diventati argomenti chiave fondamentali nella società
israeliana – in tutto, dalle arti al giornalismo – sotto il governo più di
destra nella storia del paese.
La Babur gallery è sotto minaccia
di chiusura dopo essere stata censurato dal ministro della cultura del paese,
Miri Regev, per lo svolgimento di un evento organizzato da Breaking the Silence
sulle proprietà pubbliche – un gruppo che Regev ha dichiarato “danneggia
l’immagine di Israele”.
Gillon è stato altrettanto
desolante nella sua analisi sul percorso di Israele, dicendo che il paese è
“guidato verso il disastro da questa occupazione”.
Ha poi aggiunto: “Questo paese è
stato fondato sui valori della democrazia liberale, i valori scritti in questa
sorta di costituzione che abbiamo – che è la nostra dichiarazione di
indipendenza – valori che non sono più rispettati. È possibile analizzare gli
avvenimenti degli ultimi 50 anni, ma tutto è sotto l’ombra dell’occupazione. Ci
ha modificato la società. E ci ha portati verso una società sgradevole.”
I commenti di Ayalon e Gillon
giungono nel corso di un crescente e acceso dibattito tra la destra e gli oppositori
dell’occupazione, sul significato storico della guerra dei sei giorni, nel
giugno del 1967, che ha segnato l’inizio dell’occupazione. Giovedì i ministri
della destra hanno celebrato
l’occupazione come la “liberazione” dei
territori occupati.
“Sono qui”, ha aggiunto Gillon,
“perché penso che Breaking the Silence e gruppi simili sono organizzazioni del
tutto legittime. A volte non concordo su ciò che dicono, ma la missione che
hanno intrapreso, attraverso interviste ai soldati, dovrebbe portare ad una
migliore comprensione [su] ciò che significa occupare un altro popolo.”
La decisione di Ayalon e Gillon
di organizzare una intervista pubblica, è stata vista come un grande vittoria
per il gruppo per i diritti umani, che si è trovato ad affrontare una limitazione
delle sue attività. I due hanno anche criticato la riluttanza dei media
israeliani e dei politici di alto livello dell’opposizione a parlare della libertà di parola, in
particolare per quanto riguarda le iniziative contro gruppi come Breaking the
Silence.
“Fanno quello che fanno perché capiscono
che è il loro dovere. Sono soldati che servono e come ogni sentinella catturano
l’immagine speculare della realtà israeliana nei territori occupati. Quello che
vedono è orribile. Così noi odiamo lo specchio e lo incolpiamo senza sentire
quello che dicono“, ha detto Ayalon. Hanno aggiunto che sono anche
profondamente preoccupati per l’apatia crescente nella società israeliana che,
dopo tanti anni di un’occupazione giustificata dai tribunali israeliani e dal
sistema giuridico come temporanea, è diventata una sfida al significato della
parola stessa.
Ayalon ha ricordato la dinamica
orwelliana che per fini politici ha tenuto gli israeliani in uno stato di
paura. “Ciò che è necessario per rendere possibile questo concetto di tirannia
incrementale è una guerra continua. E’ come nel 1984. C’è sempre un nemico.”
Solo pochi giorni fa, Regev,
controverso ministro di destra, ha detto
che Breaking the Silence e i loro sostenitori “non avranno posto in Israele”.
I due ex capi dello Shin Bet hanno rivelato che una delle principali cerimonie
ufficiali di Israele per ricordare l’anniversario della guerra dei sei giorni,
si svolgerà nella colonia di Gush Etzion in Cisgiordania
I due ministeri spenderanno un
totale di 10 milioni di shekel (2.74 milioni di dollari) per organizzare eventi
che ricorderanno l’anniversario di quello che il ministro dell’Istruzione,
Naftali Bennett e Regev hanno descritto
come “la gloriosa vittoria di Israele nella guerra dei sei giorni, e la
liberazione della Giudea e Samaria [Cisgiordania], le alture del Golan e la
valle del Giordano”.
Trad. Invictapalestina.org
Fonte:
https://www.theguardian.com/world/2017/apr/06/former-israeli-security-chiefs-warn-of-tyranny

Nessun commento:
Posta un commento