Michele Giorgio – Nena news
17 settembre ’18
Gerusalemme, 15 settembre 2018,
Nena News – Gaza dimenticata, di nuovo. Sono bastate un po’ di indiscrezioni su
un accordo di tregua tra Israele e il movimento islamico
Hamas «ormai fatto» per far richiudere in un
cassetto il voluminoso dossier di Gaza e della condizione della sua gente:
oltre due
milioni di palestinesi che vivono da prigionieri in meno di 400 chilometri quadrati.
Ma quell’accordo resta incerto, non se ne parla più. Anzi, si sono complicati
ancora una volta i rapporti tra i mediatori egiziani e la leadership islamista
e il Cairo ha richiuso il valico di Rafah, l’unica
porta di Gaza sul mondo arabo. In questo quadro i
palestinesi uccisi continuano a non fare notizia. Eppure ogni
venerdì proseguono le manifestazioni della Grande
Marcia del Ritorno cominciata a fine marzo. E il
bilancio anche ieri è stato
drammatico. Diecimila forse più
palestinesi hanno raggiunto le linee di demarcazione con Israele per chiedere
la fine del
blocco di Gaza e tre dimostranti – Shadi
Abdel Aal, 12 anni, Hani Afana, 21 e
Mohammed Chakoura, 20 – sono
stati uccisi dai colpi sparati dai tiratori scelti sulla
folla a Jabaliya e Khan Yunis. I feriti sono stati almeno 248, 15 dei quali colpiti
da proiettili. Israele ha denunciato il lancio di due granate contro una jeep e
il ferimento
di un soldato per lo scoppio di un ordigno. La sua artiglieria ha fatto fuoco su
presunte postazioni di Hamas in particolare a Khouza.
Qualche ora prima in
Cisgiordania, alle porte di Gerusalemme Est, reparti della polizia
israeliana avevano chiuso gli accessi per Khan al Ahmar scatenando le proteste
degli abitanti e degli attivisti che provano a proteggere, con la loro presenza,
il villaggio di cui la Corte suprema israeliana ha decretato la demolizione
oltre allo sgombero della comunità beduina
che vive in quella località da decine
di anni. Almeno cinque manifestanti sono stati arrestati – tra i quali Frank Romani, un docente
universitario ebreo americano -, diversi i contusi. Due
giorni fa, poco prima dell’alba, la
polizia aveva rimosso e smantellato cinque container
portati dai palestinesi con l’intenzione
di dare vita a un nuovo villaggio, Wadi al
Ahmar, accanto a Khan al Ahmar.
Si aggrava lo scontro tra la
leadership palestinese e l’Amministrazione Trump. Jared
Kushner, inviato speciale in Medio oriente e genero del presidente americano, giovedì in un’intervista
aveva affermato che il riconoscimento Usa di Gerusalemme come
capitale di Israele, il taglio di finanziamenti americani per centinaia di
milioni di
dollari ai palestinesi e all’agenzia
dell’Onu per i profughi Unrwa e la chiusura dell’ufficio dell’Olp a
Washington, non hanno diminuito le possibilità di raggiungere
un accordo, anzi, a suo dire le hanno accresciute. Ieri Nabil Abu Rudeinah,
portavoce del presidente palestinese Abu Mazen ha replicato che Kushner conferma «la sua totale ignoranza» del Medio oriente. «Il popolo palestinese – ha avvertito
Abu Rudeinah – non accetterà pressioni, sanzioni o politiche di ricatto…le mosse
americane sono la prova di un pregiudizio cieco».
In queste ore si riaccendono
anche i riflettori sulla salute precaria dell’83enne Abu Mazen. Il
segretario generale dell’Olp, Saeb Erekat, ieri in un’intervista ha rivelato che a
maggio il presidente palestinese si è trovato
in condizioni molto critiche e durante il suo ricovero per una
polmonite a Ramallah il suo entourage aveva perso ogni speranza. Nena
News

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